Rassegna storica del Risorgimento
STATO E CHIESA; TAPPARELLI LUIGI PADRE
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1976
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Sul pensiero di P. Luigi Taparelli
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politica dell'umanità decaduta , il Taparelli identifica al tipico atteggiamento sensistico francese che restringe la sua visuale al solo benessere materiale relegando in secondo piano quello spirituale e il tentativo di sopraffazione egemonica della protestante Inghilterra. Colà infatti 'la mentalità empirica del sensismo aveva sorretto quel particolare assetto e modello istituzionale del governo misto che al dottrinario piemontese sembra riflettere quasi esclusivamente lo sforzo di contemperare interessi diversi di forze materiali opposte. Muovendo dalla considerazione che in uno Stato in cui regna la retta morale il miglior governo e quello assoluto in quanto rende meno acuti i contrasti sociali. Taparelli è disposto al massimo ad ammettere che la divisione dei poteri possa instaurarsi con una sua funzione quando la morale pubblica sia rilassata e le passioni politiche scatenate. Da questo punto di vista la formula di Montesquieu si risolverebbe in un rimedio empirico e transitoriamente utile a scongiurare rovine peggiori contemperando i contrapposti interessi materiali disfrenati dalla lacerazione dei valori morali.
Taparelli sembra inserirsi con la sua analisi delle forme di governo tra quegli scrittori del suo tempo che, teorizzando delle esperienze politiche passate, volevano trarne quasi delle considerazioni sullo stato presente. Infatti al rifiuto della divisione dei poteri principio di distruzione sociale e all'esaltazione, in alternativa, della loro unità considerata principio di perfezione sociale , si accompagna la visione di una terza via effetto dello stato presente dell'uomo . Si tratta di una scelta condizionata dalla realtà del momento ma ispirata ai postulati ideologici di una certa Restaurazione sempre alla ricerca di un punto di equilibrio capace di arrestare la marcia della dissolvente rivoluzione liberale e, al tempo stesso, di invertire la tendenza promuovendo il ritorno all'unità di poteri auspicabili da un'umanità ristorata per volontà divina .,4)
2. I nodi fondamentali del pensiero taparelliano in materia di istituzioni possono individuarsi nei numerosissimi articoli apparsi ne La Civiltà Cattolica fra il 1850 e il 1862 (ricompresi poi nel volume Gli Ordini rappresentativi) che padre Curci, giudicava la trattazione più completa del diritto pubblico cristiano .15)
La posizione di totale chiusura nei confronti delle correnti di pensiero scaturite dall'illuminismo si estende con uguale energia ma forse con maggiore carica polemica, data la virulenza attuale degli argomenti, sulle forme istituzionali in coi quelle erano sboccate. I governi ammodernati , siano ispirati al modello francese o a quello inglese, vengono del parò respinti in blocco. Al loro posto è prospettato un regime di tipo tardo-medievale, così come alla nascente società di massa è opposto uno Stato di stati, riflesso di quella società corporativa che ai armonizzerebbe con l'ordine naturale delle cose.
3J L. TÀPABBLLI, Saggio teoretico cit., voi. II, . 1232-1242.
M) Per i rapporti fra Taparelli e gli altri scrittori cattolici della Restaurazione cfr. ancora A. FALCHI, Le moderne dottrine teocratiche (1600-1850), Torino, 1908; G. LEGITTIMO, Sociologi cattolici italiani. De Maislre, Taparelli, Tomolo, Roma, 1963; E. FRATTINI, P. Luigi Taparelli d'Azeglio e il tradizionalismo dalla Restaurazione, in Analecta Gregoriana cit., pp. 171-190.
15) c. Cunei, Sopra gli studi e gli scritti del padre Luigi Taparelli d'Azeglio, in La Civiltà Cattolica, 1862, voi. IV, pp. 385-404 e 545-564.