Rassegna storica del Risorgimento
STATO E CHIESA; TAPPARELLI LUIGI PADRE
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1976
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Maria Rosa Di Simone
L'ideale della emancipazione della ragione , dedotte dai principi prote-stantici dell'individualismo, è riconosciuto dal Taparelli come il vizio radicale degli Stati moderni che sono figli della Riforma perocché sono tutti esemplati sul modello che ne creò la protestantica Inghilterra (...) magagnato viepeggio e corrotto dalla incredulità francese .I6)
Il concetto di Stato nazionale è da lui avversato come deviazione eretica, paganesimo redivivo nella moderna politica europea in quanto egli comprende come una simile idea, necessariamente legata a quella di libertà, avrebbe portato allo scardinamento totale dell'equilibrio posto in essere alla Restaurazione.17) Già in una nota apparsa nel 1846 egli aveva sostenuto che elementi essenziali e tipici della nazionalità sono la stirpe e la lingua, mentre la forma di governo e il naturai territorio sarebbero secondari e accidentali giungendo alla conclusione che per sé l'essere di nazione può sussistere anche sotto governo straniero .1S) Lo scritto, fra le altre vivaci reazioni, aveva attirato sul suo autore la polemica censura di Vincenzo Gioberti. Come è stato osservato, l'abate torinese, pur derivando numerose suggestioni dalla letteratura della Restaurazione cattolica pensava in termini di sovranità nazionale laddove il Taparelli svolgeva invece le sue deduzioni esclusivamente sul terreno dei concetti di società civile e idi religione19) ad evidente sostegno di quel connubio trono-altare sul quale finiva necessariamete per fondersi la linea sanfedistàco-gesuitìca di cui era il portavoce più autorevole.20)
Qualche anno dopo egli affronterà dalle pagine della Civiltà Cattolica, in polemica col costituzionalista Melegari,21) un altro risvolto della questione contrapponendo all'immagine dolce, rassicurante, paterna della patria, quella severa, anonima e spesso predatoria dello Stato quale puro apparato burocratico-ammi-nàstrativo centralizzato. Esso gli appariva come una macchina senza coscienza a cui i sudditi non possono affezionarsi e nei cui ingranaggi non possono avere fiducia. L'idolo statale, spiega il gesuita piemontese, si formò quando i veleni delle dottrine eterodosse penetrando nei regni assoluti distrussero il primitivo naturale assetto fondato nello spirito cattolico domestico e municipale rispettoso delle diverse articolazioni della società. L'antica distinzione in famiglia, comune, provincia permetteva ai cittadini di occuparsi dei loro interessi e di quelli della comunità cui appartenevano in maniera diretta ed efficace, dal momento che i problemi e le questioni si riferivano ad mi ambito di vita circoscritto, alla portata di tutti.
**) Jl papato e gli ordini rappresentativi, in La Civiltà Cattolica, 1850, III, p. 500.
i7> La separazione della Chiesa dallo Stato, ivi, 1850, I, pp. 643-666.
18) La nota venne poi ripubblicata in L. TAPARELLI, Saggio teoretico cit., voi. II, CXL.
*9J G. DE ROSA, / gesuiti in Sicilia e la rivoluzione del '48, Roma, 1963, p. 28; cfr. anche E. Di CARLO, Una polemica tra V. Gioberti e P. L. Taparelli intorno alla nazionalità, Palermo, 1919; per la polemica con Balbo sullo stesso soggetto cfr. E. PASSAMONTI, un critico inedito di padre Luigi Taparelli d'Azeglio, in II Risorgimento Italiano, 1925, gennaio-marzo, pp. 143-210 e aprile-giugno, pp. 362-384.
39 In generale sul conservatorismo antirisorgimentale cfr. ora F. LEONI, Storia della controrivoluzione in Italia (1789-1859), Napoli, 1975.
2l) Su Melegari cfr. C. GHISALBERTI, L. A. Melegari e i costituzionalisti dell'unità, in Stato e Costituzione nel Risorgimento, Milano, 1972, pp. 219-248.
2Z) Lo 'Stato e la Patria, in La Civiltà Cattolica, 1851, VII, pp. 36-45. Cfr. su ciò L. SALVATORELLI, Il pensiero politica italiano dal 1700 al 1870, Torino, 1942, pp. 220-221.