Rassegna storica del Risorgimento

STATO E CHIESA; TAPPARELLI LUIGI PADRE
anno <1976>   pagina <142>
immagine non disponibile

142
Maria Rosa Di Simone
L'ideale della emancipazione della ragione , dedotte dai principi prote-stantici dell'individualismo, è riconosciuto dal Taparelli come il vizio radicale degli Stati moderni che sono figli della Riforma perocché sono tutti esemplati sul modello che ne creò la protestantica Inghilterra (...) magagnato viepeggio e corrotto dalla incredulità francese .I6)
Il concetto di Stato nazionale è da lui avversato come deviazione eretica, paganesimo redivivo nella moderna politica europea in quanto egli com­prende come una simile idea, necessariamente legata a quella di libertà, avrebbe portato allo scardinamento totale dell'equilibrio posto in essere alla Restaura­zione.17) Già in una nota apparsa nel 1846 egli aveva sostenuto che elementi essenziali e tipici della nazionalità sono la stirpe e la lingua, mentre la forma di governo e il naturai territorio sarebbero secondari e accidentali giungendo alla conclusione che per sé l'essere di nazione può sussistere anche sotto go­verno straniero .1S) Lo scritto, fra le altre vivaci reazioni, aveva attirato sul suo autore la polemica censura di Vincenzo Gioberti. Come è stato osservato, l'abate torinese, pur derivando numerose suggestioni dalla letteratura della Restaura­zione cattolica pensava in termini di sovranità nazionale laddove il Tapa­relli svolgeva invece le sue deduzioni esclusivamente sul terreno dei concetti di società civile e idi religione19) ad evidente sostegno di quel connubio trono-altare sul quale finiva necessariamete per fondersi la linea sanfedistàco-gesuitìca di cui era il portavoce più autorevole.20)
Qualche anno dopo egli affronterà dalle pagine della Civiltà Cattolica, in polemica col costituzionalista Melegari,21) un altro risvolto della questione con­trapponendo all'immagine dolce, rassicurante, paterna della patria, quella severa, anonima e spesso predatoria dello Stato quale puro apparato burocratico-ammi-nàstrativo centralizzato. Esso gli appariva come una macchina senza coscienza a cui i sudditi non possono affezionarsi e nei cui ingranaggi non possono avere fiducia. L'idolo statale, spiega il gesuita piemontese, si formò quando i veleni delle dottrine eterodosse penetrando nei regni assoluti distrussero il primitivo naturale assetto fondato nello spirito cattolico domestico e municipale rispet­toso delle diverse articolazioni della società. L'antica distinzione in famiglia, comune, provincia permetteva ai cittadini di occuparsi dei loro interessi e di quelli della comunità cui appartenevano in maniera diretta ed efficace, dal mo­mento che i problemi e le questioni si riferivano ad mi ambito di vita circo­scritto, alla portata di tutti.
**) Jl papato e gli ordini rappresentativi, in La Civiltà Cattolica, 1850, III, p. 500.
i7> La separazione della Chiesa dallo Stato, ivi, 1850, I, pp. 643-666.
18) La nota venne poi ripubblicata in L. TAPARELLI, Saggio teoretico cit., voi. II, CXL.
*9J G. DE ROSA, / gesuiti in Sicilia e la rivoluzione del '48, Roma, 1963, p. 28; cfr. anche E. Di CARLO, Una polemica tra V. Gioberti e P. L. Taparelli intorno alla nazionalità, Palermo, 1919; per la polemica con Balbo sullo stesso soggetto cfr. E. PASSAMONTI, un critico inedito di padre Luigi Taparelli d'Azeglio, in II Risorgimento Italiano, 1925, gen­naio-marzo, pp. 143-210 e aprile-giugno, pp. 362-384.
39 In generale sul conservatorismo antirisorgimentale cfr. ora F. LEONI, Storia della controrivoluzione in Italia (1789-1859), Napoli, 1975.
2l) Su Melegari cfr. C. GHISALBERTI, L. A. Melegari e i costituzionalisti dell'unità, in Stato e Costituzione nel Risorgimento, Milano, 1972, pp. 219-248.
2Z) Lo 'Stato e la Patria, in La Civiltà Cattolica, 1851, VII, pp. 36-45. Cfr. su ciò L. SALVATORELLI, Il pensiero politica italiano dal 1700 al 1870, Torino, 1942, pp. 220-221.