Rassegna storica del Risorgimento
STATO E CHIESA; TAPPARELLI LUIGI PADRE
anno
<
1976
>
pagina
<
143
>
Sul pensiero di P. Luigi Taparelli
143
Con nostalgico rimpianto, in chiave di postuma polemica con il Beccaria, Taparelli rievoca spesso questa società di corpi intermedi all'ombra dei quali i deboli erano meglio difesi dalla prepotenza dei principi e dallo sconquasso delle rivoluzioni. Il quadro che si trae da queste descrizioni, derivanti dal tradizionale antistoricismo di cui era (nutrito, è quello di una società di tipo ancora sostanzialmente tardo-medioevale nella quale le divisioni naturali mettono in azione, con la loro inerzia, come espressamente dice il Taparelli, un meccanismo frenante nei confronti dell'eventuale eccessivo dispotismo monarchico. D'altra parte esse rappresentano la continuità del principio di autorità nel caso che il governo centrale sia rovesciato da qualche sussulto rivoluzionario. N) È significativo, peraltro, che uno dei motivi principali della solidità dì un simile tipo di società, agli occhi dà Taparelli, inerisca al fatto che il suddito, confinato nella cerchia angusta e familiare delle questioni locali, non è tentato di occuparsi dell'andamento della cosa pubblica a livelli più alti come inevitabilmente accade ogniqualvolta la risoluzione dei suoi problemi particolari dipende direttamente dal potere centrale. Il particolarismo sociale riflesso nel pluralismo istituzionale sarebbe un efficace rimedio contro la smania dei poteri politici >. In questa prospettiva, anticipando alcuni atteggiamenti dei cattolici post-unitari, il gesuita piemontese si mostra irriducibile avversario del partito liberalesco (...) essenzialmente centralizzatore, essenzialmente dispotico che agisce contro natura accentrando tutti i poteri col sistema dei Prefetti i quali sono estranei ai veri interessi -dei loro dipartimenti essendo soprattutto uomini politici e procacciatori di voti alle elezioni.25)
Da questo angolo visuale appare in tutta evidenza una delle contraddizioni dell'Autore che, per amore delle sue idee politiche, non esita a sostenere tesi discutibili. Egli infatti, praticamente ignorando il carattere burocratico e centralizzato del regno napoletano accusato di oscurantismo dai liberali, lo addita, nel 1852, come esempio di buona e rapida amministrazione, senza dubbio più efficiente di quella di certi paesi nei quali si chiedevano come riforme e Gran Corte dei Conti e Consigli Provinciali e strade ferrate e vapori marini26 ma non si riuscivano ad ottenere i provvedimenti a causa delle lungaggini burocratiche. Più tardi, dopo la realizzazione dell'unità, ai sistemi di annessione del Piemonte, nei quali ravvisa l'eredità dello spirito giacobino, egli contrappone la nuova politica di Francesco Giuseppe in Austria, intesa a un ritorno alla articolazione organica della società per ceti onde porre rimedio alle disastrose conseguenze della linea seguita dopo la crisi del 1848 dal principe di Schwarzenberg.
La società organica , che Taparelli propone in pieno secolo XIX, è ispirata senza dubbio alla idealizzazione della società del medioevo, epoca d'oro del cattolicesimo, quando il potere del monarca buon cristiano e paterna guida dei suoi sudditi, non era esasperato e reso pericoloso dalla presenza di un apparato
23) Sull'emancipazione dei popoli adulti, in La Civiltà Cattolica, 1850, III, pp. 523-572. 28) Ordini rappresentativi nel loro soggetto. La nazione, ivi, 1851, V, pp. 395-428.
25) i corpi morali sotto l'influenza del teorema della libertà economica, ivi, 1860, Vili, pp. 669-711 e IX, pp. 257-273.
26) Le province con lo Statuto e sotto l'assolutismo, ivi, 1852, IX, p. 344.
27) e riforme austriache. Appendice alla trattazione del centralismo amministrativo, ivi, 1861, IX, pp. 543-559.