Rassegna storica del Risorgimento
STATO E CHIESA; TAPPARELLI LUIGI PADRE
anno
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1976
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pagina
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Maria Rosa Di Simone
burocratico centralizzato, ma incontrava un contrappeso nella presenza di una classe nobiliare che divìdeva con lui la responsabilità di guidare la cieca molti' tudine sulla via del bene comune. Numerosi sono gli articoli dedicati alla funzione etico-sociale dell'aristocrazia, alla sua importanza nella vita civile, al suo ruolo nello Stato. L'abolizione dei titoli e dei privilegi nobiliari, nel generale crollo del mondo dell'antico regime che era cementato dalla forza della dottrina cattolica, non è meno grave agli occhi del Taparelli della caduta delle divisioni in classi o ceti della società : ambedue sono conseguenza della antinatural catastrofe conseguita alla Riforma protestante. Lo spirito di disgregazione sociale dovuto all'eterodossia, infatti, portò ai tempi della rivoluzione francese che ricalcava una mentalità pagana, a considerare la nobiltà come una posizione di sfruttamento e di oppressione nei confronti delle altre classi sociali. Per il cattolicesimo invece essa è essenzialmente dovere di sacrificarsi per il ben pubblico ,M) dovere che è strettamente connesso con l'autorità derivata ai nobili da una superiorità naturale, originata dal volere della Provvidenza. Nobiltà è pertanto essenzialmente lo stromento maneggiato dalla natura per incarnare l'autorità . Profondamente erronee risultavano di conseguenza le teorie circa l'aristocrazia degli ingegni, sostenute fra gli altri dal Mamiani e dal Gioberti. Se i sudditi si ergono a giudici del valore dei governanti, essi si trasformano da ordinati in ordinatori sovvertendo ogni regola di natura e gettando le premesse di una pericolosa insicurezza giacché, avendo ogni elettore un'opinione personale del merito, l'eletto non potrà mai poggiare su un'autorità sicura e universale .Xì D'altra parte il Taparelli constata che l'aristocrazia, proprio perché profondamente connaturata all'umanità, continua a risorgere dopo le esperienze rivoluzionarie, anche se in maniera sbagliata e artificiosa. Così Napoleone sentì l'ineluttabile 'importanza di un patriziato ma non comprese appieno che dal governante politico essa può piuttosto riconoscersi che crearsi. Onde rifece una nobiltà mal radicata in natura e però di poca durata 31> e, quel che è peggio, tutta volta ai beni materiali e agli interessi settari.
Accanto a questo primo tipo di nuova aristocrazia egli vede un'altra classe non meno pericolosa e rapace affacciarsi sulla scena della storia: è quella dei funzionari che svolgono il loro ufficio in modo impersonale e burocraticamente vessatorio, senza sentirsi responsabili del benessere dei cittadini: agli occhi di Taparelli appare indubbio che per il popolo è molto più vantaggioso esser governato da nobili abbienti anziché sottostare agli arrivisti che si accalcano a chiedere impieghi per ingoiarsi stipendi .32>
Vi è in questa affermazione un'ulteriore manifestazione dell'avversione per lo Stato moderno il cui apparato appare a Taparelli estraneo agli individui e quasi ad essi ostile per il suo carattere astratto e anonimo, così lontano dallo spirito umano e solidale della Chiesa e della sua organizzazione.
a> La nobiltà rediviva, ivi, 1858, XI, p. 274.
L'aristocrazia dagli ingegni rispetto all'emancipazione dei popoli, ivi, 1855, XI, p. 517.
30 Dell'aristocrazia degli ingegni, ivi, 1855, X, pp. 508-515 e 622-634.
31> L'aristocrazia delle capacità, ivi, 1855, XII, p. 139; cfr. anche L'aristocrazia dei-diritto, ivi, pp. 257-274 e 369-383.
32> La nobiltà rediviva, ivi, 1858, XI, p. 28. Cfr. al riguardo A. PEBEGO, Forma statale e politica finanziaria nel pensiero di Luigi TapareUi d'Azeglio, Milano, 1956, pp. 79 sgg.