Rassegna storica del Risorgimento

STATO E CHIESA; TAPPARELLI LUIGI PADRE
anno <1976>   pagina <145>
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Sul pensiero di P. Luigi Taparelli
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Nella società sgranellata dall'individualismo gli par di vedere sorgere al posto delle corporazioni e delle associazioni controllate dalla Chiesa, nuove forme di associazionismo che sfuggono completamente ad ogni tutela e rappre­sentano una minacciosa novità: sono i partiti, eredi ideali dei clubs giacobini sostituitisi alla patria nell'animo dei cittadini, pronti per essi ad ogni sacrificio e ad ogni lotta. In tali individui morali , il suddito, abbandonato a se stesso, isolato e impotente di fronte alla misteriosa macchina statale, trova un ap­poggio che si risolve, però, nella lotta spietata e fratricida da fazione a fazione. Conseguenza più eloquente di tale guerra è l'impoverimento progressivo dei più deboli e lo smisurato accrescerai della potenza dei vincitori: tutto sarà fatto quindi in poi dal partito vincitore e pel partito vincitore, vedete dunque for­mata una nuova aristocrazia di influenza parlamentare ove il grande tende sem­pre ad ingrandirsi e il misero a scadere .
H modello costituzionale del bipartitismo, caro ai liberali, viene conside­rato utopistico e irrealizzabile. Caratteristica appare l'analisi che il gesuita pie­montese ne fa polemizzando con Cesare Balbo e soprattutto con Melegari. An­cora una volta l'avvento del libero pensiero di origine protestante è indicata quale causa fondamentale di una caratteristica dell'organizzazione politica della società ammodernata: la pluralità dei partiti. Se infatti il cattolicesimo fosse la sola ideologia ammessa nella società, il bipartitismo sarebbe facilmente realizza­bile nel senso che le divisioni d'opinione riguarderebbero solo interessi mate­riali che potrebbero poi essere composti senza eccessivi problemi dato che tutto ruoterebbe su un unico perno moderatore costituito appunto dalla dottrina catto­lica. Ma con l'abolizione dell'unità religiosa e l'introduzione della libertà di pen­siero si formeranno un partito cattolico e uno miscredente e nel primo si pro­durranno innumerevoli divisioni perché quando il cattolicesimo diviene arren­devole per l'influenze del libero esame nei cervelli mal fermi, la costoro arren­devolezza si arresta variamente in diversi punti volendosi dall'uno che si con­servi ciò che dall'altro si sagri fica; e così non tre soltanto ma cinque e dieci partiti possono formarsi, ciascuno dei quali, senza essere perfettamente cattolico, si sofferma a quel punto ove lo scrupolo diviene insuperabile .
I governi rappresentativi dunque, secondo Taparelli, poggiano su basi ideo­logiche completamente viziate dall'errore, sin dal loro fondamento primo che è il principio dell'elettività delle cariche pubbliche. Anche senza pensare a rivo­luzionari eccessi come il famigerato suffragio universale, quel principio è comunque fonte di pericolosi rivolgimenti sociali, perché travisa l'idea stessa di autorità. Quest'ultima deriva, come ha spesso ribadito, direttamente da Dio, dall'alto e non dal basso, dalla moltitudine la quale non ba alcun diritto a revo­care il potere dei governanti. A questo proposito appare evidente il contrasto fra le posizioni del gesuita piemontese e quelle assunte dai suoi confratelli nei secoli XVI e XVII, soprattutto dal Mariana, come non mancò di far rilevare il subalpino Cimento, inaugurando una lunga polemica con la Civiltà Cattolica. Dalle pagine di questo periodico Taparelli si slanciò sulla via di una com­plessa risposta, accusando il suo famoso predecessore, se pur con le dovute cautele di aver compiuto un errore fondamentale nel dare a tutte le tuonar-
) Lo Stato e Ut Patria, in Civiltà Cattolica, 1851, VII, pp. 149-164. W Aristocrazia di partito e pauperismo, ivi, 1852, VIII, pp. 473-491. W Un elogio satira delle moderne costituzioni, ivi, 1852, VII, p. 153.
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