Rassegna storica del Risorgimento

STATO E CHIESA; TAPPARELLI LUIGI PADRE
anno <1976>   pagina <146>
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Maria Rosa Di Simone
chi e un'origine democratica non riconoscendo nei re autorità legittima altri­menti che in virtù del primitivo consenso dato dai cittadini associantisi i quali perciò nell'investire il principe de* suoi poteri han potuto limitarli come a lor piacque . A parziale giustificazione di tale preteso sbandamento dottrinale egli ammette le circostanze storiche del rigido assolutismo monarchico nel cui qua­dro il Mariana era vissuto e il non avere egli indirizzato i suoi scritti ai sudditi ma ai sovrani stessi a titolo di ammonimento.
In realtà Taparelli è convinto che una Camera elettiva non tuteli affatto gli interessi dei cittadini. Con lo sguardo volto ad un tipo di parlamento caratte­ristico àeTAncien Regime, egli deplora la nuova organizzazione dell'assemblea legislativa ammodernata che soppressa la triplice rappresentanza del bisogno, della convenevolezza, della onestà, si trovò ridotta ad una massa inorganica dove tutti i deputati eletti da tutti (nominalmente) i cittadini, dovrebbero esercitare tutte le funzioni del legislatore.37) Li tale assemblea i deputati parlano e agi­scono a solo vantaggio del loro partito trascurando, per la cura di interessi set­tari, il bene della comunità. Assurda soprattutto gli appare l'ingerenza del Par­lamento nei confronti del potere esecutivo. Quest'ultimo dovrebbe spettare unica­mente e completamente al re e la formula il re regna ma non governa viene indicata come una delle contraddizioni in termini dei governi ammodernati: la responsabilità dei ministri di fronte alla camera si traduce in una pericolosis­sima instabilità perché il fulcro del lor movimento è proprio come quello del pallon volante la cui direzione finora nessuno potè determinare appunto perché tutto sta appoggiato sulle ali di quel vento a cui dovrebbero resistere .38) Tutto il sistema del governo parlamentare gli appare in ragione delle sue interne con­traddizioni un lampante esempio della speciale applicazione della lotta fra la natura e l'eterodossia .3
L'istituzione che avrebbe sofferto meno delle influenze riformatrici è il po­tere giudiziario essendosi generalmente conservato nella Magistratura, a di­spetto di quelle, le vere idee della giustizia e dell'ordine assai men corrotte che in tutto il rimanente dell'organismo sociale .40) Taparelli tuttavia non manca di criticarne l'eccessiva dipendenza dal potere esecutivo rappresentato dai ministri legati alle varie e mutevoli opinioni parlamentari: rimpiange i tempi in cui supremo giudice era il supremo governante con l'effettiva garanzia di totale indipendenza che solo il re aveva nell'ordinamento assoluto. Quanto all'inamo­vibilità dei giudici, la riconosce utile Bolo nei casi e nei tempi in cui l'inerzia e la debolezza del potere li abbandonerebbero alle passioni e agli umori del volgo. Quando invece il sovrano sia forte essa è indicata come un danno perche il potere garantisce allora direttamente la funzionalità di una giustizia rigorosa-
x> L'autorità apiegata dagli scolastici, ivi, 1853, Xil, pp. 39-58. Circa la polemica tra II Cimento e La Civiltà Cattolica cfr. B. SPAVENTA, La politica dei Gesuiti nel sec. XV e nel XIX. Polemica con a La Civiltà Cattolica 1854-1855, a cura di G. GENTILE, Mi­lano, 1911; P. Pimu, La scolastica e la politica dei Gesuiti, a proposito di una polemica, in La Civiltà Cattolica, 1927, III, pp. 193-205.
37) Ordini rappresentativi nella lor funzione. La legislatura, in La Civiltà Cattolica, 1851, VI, p. 318.
3*) Potere esecutivo, ivi, 1851, VI, pp. 503-504.
39) Ibidem.
*) Il potere giudiziario nétte moderne costituzioni, ivi, 1852, IX, p. 466.