Rassegna storica del Risorgimento

STATO E CHIESA; TAPPARELLI LUIGI PADRE
anno <1976>   pagina <147>
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Sul pensiero di P. Luigi Taparelli 147
mente informata ai principi generali della fede e del diritto.41* Innovazioni moderne quali l'istituto dei giurati e la pubblicità del dibattimento giudiziario sono criticate severamente perché così si addossa al popolo il peso insoppor­tabile di ciò che non può comprendere erigendolo giudice di coloro cui deve obbedire;4 Taparelli insomma mostra di preferire la tradizionale ma­gistratura togata, fondamentalmente conservatrice, alle giurie popolari, magari elettive, facile espressione dei mutabili stari d'animo della moltitudine. Egli osserva inoltre, quale segno di corruzione dei tempi, che la dottrina cattolica tradizionale della pena come espiazione è stata sostituita dall'idea moderna della difesa sociale fonte di un rilassamento generale che trae la sua radice ideologica ancora una volta dal principio dell'indipendenza della ragione;43* e nota altresì come di chiara marca protestante e anticattolica sia il provvedi* mento dell'abolizione del foro ecclesiastico avvenuta in Piemonte in contraddi­zione con l'esistenza di vari altri tribunali speciali lasciati in funzione indi­sturbati dal liberalismo subalpino. **)
3. È impossibile intendere appieno il pensiero taparelliano in materia di istituzioni statali se non si considera l'importantissimo aspetto della posizione della Chiesa nei confronti di quelle istituzioni. Solo se si tiene presente la sua prospettiva del rapporto Chiesa-Stato, sembrano trovare spiegazione le molte contraddizioni teoriche e di comportamento del nostro autore.45)
La Chiesa è in realtà il perno di tutta la dottrina sullo Stato e sugli ordini rappresentativi: essa costituisce appunto il momento di saldatura tra società civile e autorità pubbliche, l'elemento moderatore e l'onnipresente arbitro di ogni decisione finale, la fonte implicita di tutte le direttive politiche. Dalle pagine de La Civiltà Cattolica, Taparelli, mentre respinge l'accusa di teocrazia mossagli dal Cimento, affermando che tale formula è equivoca e può essere attribuita storicamente soltanto all'antico popolo ebraico che era guidato direl-
4 Ibidem.
42) U Giury, ivi, 1852, IX, pp. 621-635 e Pubblicità della discussione nei giudizi, ivi, pp. 30-41.
43) Mitezza dei tribunali nei governi ammodernati, ivi, 1852, X, pp. 353-367. **) L'unico foro nei governi ammodernati, ivi, 1852, X, pp. 593-615.
45) In effetti da questo angolo visuale acquista un significato di coerenza e non di contraddittorietà l'atteggiamento che Taparelli aveva tenuto durante la rivoluzione siciliana del 1848 e che non sembra poterai interpretare come un'apertura alle idee liberali quanto piuttosto come un tentativo di scrollare la pesante protezione dello Stato borbonico tradi­zionalmente regalista e giurisdizionalista sulla Chiesa. (Su tale atteggiamento dir. anche G. DE ROSA, / Gesuiti in Sicilia e la rivoluzione del '48, Roma, 1963, pp. 51 sgg.). Tale linea d'altra parte continuò ad essere portata avanti dal Taparelli e fu all'origine di con­trasti fra la Civiltà Cattolica e il governo napoletano, tanto che a soli tre mesi dalla sua fondazione la rivista dovette trasferirsi da Napoli a Roma (su ciò cfr. F. PIRRI, La Civiltà Cattolica e l'assolutismo politico, in La Civiltà Cattolica, 1924, II, pp. 219-231, 397-406, 505-513). Cosi pure non deve apparire contraddittorio l'atteggiamento del Taparelli che, nella sua corrispondenza con Solato della Margarita pareva quasi auspicare la formazione di un partito cattolico operante nell'ambito dello Statuto subalpino. Tale auspicio sembra da valutarsi solo come un incoraggiamento alla conservazione piemontese e non come un'ac­cettazione di un sistema fondato sulla pluralità dei partiti al quale egli restava irriducibil­mente avverso (cfr. P. Paint, Carteggi del p. Luigi Taparelli d'Azeglio della Compagnia di Gesti, Torino, 1932, p. 456).