Rassegna storica del Risorgimento

STATO E CHIESA; TAPPARELLI LUIGI PADRE
anno <1976>   pagina <148>
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148 Maria Rosa Di Simone
tamente da Dio, sostiene che la Chiesa cattolica nella società umana deve dete­nere un potere che è anzitutto morale ma, essendo essa Tanica fonte della verità, ha il dovere e il diritto di regolare la vite degli Stati. Pertanto contro Lamennais egli giudica umiliante e innaturale la separazione fra Stato e Chiesa.
Via via che si procede nella lettura delle sue opere si fa chiaro che il gesuita piemontese non rimpiange tanto questo o quel tipo di governo passato quanto e proprio la posizione che il clero ricopriva prima della Rivoluzione francese. Dopo aver spesso esaltato quell'autorità assoluta che riconosceva il fondamento religioso del potere, egli sembra contraddire questa posizione. So­stiene infatti che non bisogna cercare la causa di nostre sventure nella essenza di un governo temperato perché anche nel passato e in quell'epoca felice che fu il Medioevo nessuno ignora che vi furono governi misti ossia monarchie temperate ove la religione nulla ebbe a soffrire da codeste istituzioni .47*
Così la nostalgica rievocazione delle antiche assemblee parlamentari si risolve in definitiva nell'esaltazione della presenza e del peso che in tali con­sessi aveva il clero, scalzato da tale posizione daU' empietà volteriana, erede della protestante eterodossia. Così in Sicilia, nel 1812, l'eliminazione del brac­cio ecclesiastico dal Parlamento altro scopo non aveva avuto se non quello di anglicanizzare col tempo l'isola, togliendo la guida del popolo al vescovo che è naturalmente maestro di diritto fra i cattolici, né vi ha cosa più assurda che l'escluderlo dai corpi legislativi p.4 Tale presenza egemonica del clero, però, non doveva rivestire carattere episodico o limitato a singoli esponenti della gerar­chia: essa doveva rappresentare al contrario la linea ufficiale della Chiesa come istituzione perloché si ingannano a partito quei pubblicisti (...) che credono aver guarentito l'onestà delle leggi chiamando alcuni vescovi benvisi al banco dei legislatori (...). L'introdurne qualcuno in Parlamento può giovare come astuzia politica per darla ad intendere agli intelletti volgari i quali quando veggono serbate le apparenze, credono salva ugualmente la fede e la disci­plina.49) Non dunque rappresentanti in abito talare fra gli altri parlamentari, ma una rappresentanza ecclesiastica istituzionalizzata.
Il clero ha ricevuto da Dio proprio la funzione di porsi come mediatore tra i sudditi e i governanti. Per questi ultimi esso ha rappresentato tradizional­mente nel passato la migliore garanzia di stabilità del potere e di controllo delle masse perché, oltre ad incutere rispetto per l'autorità costituita, procedeva altresì, tramite i tribunali dell'Inquisizione, ad individuare e punire i cittadini realmente pericolosi per la religione e dunque per lo Stato. Abolito quel tri­bunale, osserva Taparelli, di fronte al dilagare improvviso e preoccupante della delinquenza organizzata, quale fu il rimedio applicato dai governi? Tribunale invisibile, processi segreti, carceri senza sentenza, insomma la Polizia, ecco l'unico rimedio al male spaventevole.50) Ma questo elemento nuovo dello Stato moderno è, agli occhi del gesuita, molto meno efficace e fidato di quanto non fosse l'Inquisizione nell'ambito della quale i religiosi agivano disin­teressatamente e guidati da una sicura morale volte al bene comune laddove
4 Dell'elemento divino nella società, in La Civiltà Cattolica, 1855, IX, pp. 129-140 e 385-396.
4p Preliminari all'esame degli ordini rappresentativi, ivi, 1851, IV, pp. 17-34. 48) Ordini rappresentativi nella lor funzione. La legislatura, ivi, 1851, VI, p. 308. Ivi, p. 309. 5) I nuovi attentati e le vecchie istituzioni cattoliche, ivi, 1853, I, pp. 593-604.