Rassegna storica del Risorgimento
STATO E CHIESA; TAPPARELLI LUIGI PADRE
anno
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1976
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pagina
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149
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Sul pensiero di P. Luigi Taparelli 149
i funzionari nominati per protezione del Ministro sull'attestato del Sindaco riescono facilmente corruttibili. D'altra parte nei sacerdoti il popolo trova i suoi migliori e più sicari rappresentanti in quanto nessuno più del parroco cattolico conosce i bisogni e le aspirazioni reali dei singoli e nessuna organizzazione più delle confraternite sa tutelare gli interessi morali e materiali del popolo che lavora. Nella sua umiltà il clero stabilisce con i poveri un contatto molto più stretto ed efficace di quei Deputati che nelle agiatezze della Capitale perorano filantropia e frequentano banchetti e teatri non preoccupandosi per nulla degli interessi dei loro elettori i quali, invece di accalorarsi nei tumulti dei club , potrebbero trovare un rappresentante nato nella classe più sublime della società cristiana che è il clero.51>
Si ribadisce per questa via il convincimento, destinato a improntare di sé vasta parte del pensiero politico cattolico, anche postunitario, della insanabile contrapposizione tra uno Stato liberale fondamentalmente staccato dalla vita reale dei sudditi e l'immagine di una Chiesa che per essere capillarmente diffusa nella società è in grado di recepirne immediatamente le istanze e i bisogni reali.52) Se poi come si è sopra veduto, il popolo non ha diritto di spodestare un sovrano anche ingiusto e immorale, la Chiesa può, con la sua infallibile autorità, ammonire i potenti prendendo le difese degli oppressi o, almeno, aiutando questi ultimi a sopportare con cristiana rassegnazione il peso della tirannide.SJ A questo punto è chiaro perché l'esaltazione della autorità assoluta si sposa all'esecrazione degli assolutismi illuminati dell'Europa settecentesca : questi ultimi erano attestati su posizioni regalaste che concentravano tutto il potere nelle mani del sovrano, al quale sottomettevano anche la Chiesa con la stessa empia logica seguita verso la fine del secolo XVIII dalle leggi leopoldine in Toscana e più tardi da quelle Siccardi in Piemonte.54* In quei regimi, a seguire la prospettiva di Taparelli, popolo e Chiesa persero insieme la propria libertà, schiacciato il primo dall'apparato burocratico e la seconda da leggi quali le prammatiche e i concordati, coinvolti nella stessa accusa col dispotismo centralizzante del quale erano corollario: Francesco I, Luigi XIV, Napoleone e mille altri lor simili ad una catena medesima allacciarono e popolo e Chiesa e l'estremo del dispotismo civile superstite nell'Europa boreale incatena ugualmente al carro di Cesare e i suoi sudditi e i suoi sacerdoti .55)
Il governo che più si addice alla gloria della Chiesa è dunque quello monarchico assoluto a condizione, però, che la religione cattolica costituisca in esso il fulcro di ogni meccanismo statale: contro Montaiembert, difensore dell'istituto parlamentare, Taparelli contesta che la Chiesa necessiti di istituzioni libere per conseguire ed esplicare il massimo della sua forza; tale libertà rappresenterebbe infatti per i miscredenti piena licenza di propagare le loro
51) Ordini rappresentativi nella lor funzione. La legislatura, ivi, 1851, VI, pp. 61-74.
32) Un'eco della medesima valutazione circa l'astrattezza dello Stato liberale nei confronti della società civile A ritrova per esempio in V. D'ONDES REGGIO, Introduzione ai prìncipi delle umane società: opera da servire di prolegomeni al commento dello statuto sardo, Genova, 1857, pp. 167-168.
> L. TAPÀHBLU, Saggio teoretico àt., voi. II, 1036-1037. Da questo punto di vista Taparelli appare ormai ben lontano dagli argomenti dottrinali dei monarcomachi
cattolici*
Nuovo disinganno, in La Civiltà Cattolica, 1850, I, pp. 517-535.
> Sulla libertà di associazione, in G. DE ROSA, / Gesuiti in Sicilia cit., p. 244.