Rassegna storica del Risorgimento

STATO E CHIESA; TAPPARELLI LUIGI PADRE
anno <1976>   pagina <150>
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Maria Rosa Di Simone
dottrine a detrimento dell'autorità dei vescovi. La Chiesa, sicura e indefettibile fonte di verità, non può accettare la libertà dell'errore.a) Taparelli suppone d'altra parte che non occorra indurre il popolo ad esser cattolico con mezzi coercitivi. Quando infatti la stampa, l'istruzione e le pubbliche istituzioni fos­sero permeate completamente di cattolicesimo, le moltitudini stesse non vor­ranno che nella pubblica atmosfera traspiri un alito men che cattolico .
Se, come è etato sostenuto, una qualche suggestione del modello giacobino dell'organizzazione a clubs non ha mancato di lasciare traccia nell'opera di Taparelli, ad esempio nel programma per l'istituzione di un comitato a difesa degli interessi religiosi nel quale si è creduto di ravvisare un possibile primo embrione e comunque un lontano antecedente dell'Opera dei Congressi, ) non si può negare che il complessivo atteggiamento di Taparelli sia di totale ri­fiuto e negazione nei confronti degli incipienti schemi politici di partito, fossero anche di ispirazione e conduzione cattolica. Ciò che gli appariva oltremodo pericoloso e da evitare ad ogni costo era il ridurre il cattolicesimo a una tra le forze politiche e morali della società, collocata sullo stesso piano e in con­correnza con quelle di esempio e di derivazione protestante: è impensabile per lui che i cattolici potessero esser mai difesi in Parlamento da rappresen­tanti elettivi, passibili perciò di sconfìtte sul terreno politico.59)
4. Il sintetico e sommario esame fin qui condotto non autorizza a trarre con­clusioni definitive su quale realmente fu il pensiero politico di Taparelli sullo Stato e le istituzioni in rapporto alla tradizione cattolica. Al riguardo, altre più approfondite analisi sarebbero necessarie.
Tuttavia, da una prima considerazione di alcuni suoi tipici atteggiamenti nei confronti dei presupposti ideologici e delle strutture istituzionali dello Stato moderno e, in particolare, dei rapporti fra Stato e Chiesa, è possibile trarre elementi significativi al fine di meglio precisare quella che fu la sua effettiva posizione nel dibattito politico dei suoi anni.
Sotto certi aspetti anzi, egli potrebbe addirittura direi fuori del suo tempo, quanto meno nel senso che si dimostrò più conservatore di taluni con­servatori suoi contemporanei, i quali ben difficilmente risalivano, come lui, tanto indietro nel ricercare le fonti originarie e le radici storico-ideologiche dei loro atteggiamenti.
Sotto altri aspetti, tuttavia, egli si dimostra uomo della sua epoca, intensa­mente coinvolto e partecipe agli scontri di idealità e di passioni che furono tipici dell'Italia della sua età. Ed in questo scontro la sua posizione risulta più limpidamente comprensibile: il suo pensiero e il suo linguaggio esprimono (in forme talvolta esasperate) l'accesa apologetica politica e sociale del cattoli­cesimo, che fu caratteristico di quell'epoca tutto teso a ricercare (per poi con­testare) l'origine storico-ideale e l'ulteriore iter di sviluppo di quel liberalismo contro U quale sentiva di dover comunque lottare e far argine.
* Di un'apologia cattolica degli ordini rappresentativi, in Civiltà Cattolica, 1853, I, pp. 129-147 e 257-274. Sulla polemica con Montalembert cr. P. Piani, La critica di P. Taparelli VapoUgut di Montalembert, ivi, 1927, II, pp. 397-412.
57) Sulla libertà di associazione, in G. DE ROSA, / Gesuiti in Sicilia cit., p. 243.
Ivi, pp. 52 e 54. Il testo del programma per l'istituzione di un comitato per gli interessi della Chiesa in Sicilia si trova alle pp. 193-200.
") Ordini rappresentativi, in La Civiltà Cattolica, 1851, V, p. 320.