Rassegna storica del Risorgimento

STATO E CHIESA; TAPPARELLI LUIGI PADRE
anno <1976>   pagina <151>
immagine non disponibile

Sul pensiero di P. Luigi Taparelli 151
Non sembra infine, che di lui si possa parlare come dli un precursore di taluni atteggiamenti che dovevano successivamente manifestarsi in campo poli­tico. E vero che non poche sue idee ed argomentazioni possono chiaramente riconoscersi in alcuni scritti politici ed in alcune prese di posizione del catto­licesimo intransigente. Ma non perciò solo, tuttavia, sarebbe legittimo stabilire (come taluno ha fatto) un suo qualsiasi legame con ideologie autoritarie o tota­litarie per loro natura estranee al mondo nel quale Taparelli viveva, e soprat­tutto incompatibili con la tipica impostazione da lui conferita al problema dei rapporti fra Chiesa e Stato. *
MARIA ROSA DI SIMONE
*D La sottovalutazione del ruolo della Chiesa nella sua teorica sulle istituzioni è alla base delle interpretazioni che furono date del pensatore in epoca fascista quando si registrò appunto una reviviscenza di studi taparelliani. Ci fu chi vide allora nel gesuita piemontese un misconosciuto precursore del fascismo, l'unico oc che in Italia noi possiamo opporre a pubblicisti come Romagnosi, Beccaria, Galluppi, Spedalieri, Gioberti ed altri che in parte si reagiscono alle insanie della mentalità ottantanovesca ma in parte forse ancora mag­giore ne subiscono il fascino malsano (VOLT [V. FANI CIOTTI], II De Maistre italiano, in Critica fascista, anno II, 1 maggio 1924, p. 445). Con il suo atteggiamento antiindividua-listico in religione, filosofia e politica, con la sua critica senza quartiere all'istituto parla­mentare e delle ideologie della Rivoluzione francese, egli sembrava ce poter fornire ottimi elementi per la revisione critica delle dottrine liberali e preziosi insegnamenti per la siste­mazione di una Dottrina generale del Fascismo mentre il rigido teocratismo era mini­mizzato come la parte caduca dovuta alle contingenze storiche, una deficienza nella con­cezione dello Stato (...) sopravvalutata dal Gentile e dal Saitta (W. PROSPERETTI, Intorno al pensiero politico del P. Luigi Taparelli d'Azeglio, in Rivista internazionale di filosofia del diritto, anno XV, 1935, pp. 506-527). In realtà, come ai è visto, la posizione della Chiesa, lungi dal costituire un dettaglio è la chiave di volta dell'intero sistema taparelli ano e ne costituisce la caratteristica di fondo. Se questo o quello spunto isolato può talvolta presen­tare delle somiglianze con analoghi elementi della dottrina fascista, basterebbe la polemica contro la statolatrìa e i concordati e quella, più sostanziale, contro l'accentramento statale soffocatore e livellatore delle naturali articolazioni della società civile, a far concludere che in realtà il gesuita piemontese si muoveva su un terreno e con una logica del tutto divergenti. Né egli potrebbe essere considerato un precursore del fascismo se non forzando e distor­cendo il suo pensiero che resta esempio caratteristico di un certo tipo di cultura cattolica ottocentesca, intransigente nei confronti di un'organizzazione statale che pretenda di gestire il potere in maniera laica , prescindendo da pregiudiziali confessionali.