Rassegna storica del Risorgimento
FRANCIA RELAZIONI COMMERCIALI CON L'ITALIA 1881-1889; IITALIA R
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1976
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Negoziati commerciali italo-francesi 211
vamente, per Pace ostarne to agli Imperi centrali della Spagna e dell'Inghilterra allo scopo di mantenere lo statu-qiio nel Mediterraneo.6)
Per l'accresciuto antagonismo franco-italiano, fin dal 1881 il capitalismo finanziario francese aveva cercato in altri paesi più sicure fonti d'investimento. Fu soprattutto la Russia zarista ancora priva delle industrie di base, ad essere presa di mira; già nel 1886 i Rothschild detenevano il pcimato sul mercato del petrolio.7) In seguito al boicottaggio da parte delle banche tedesche dei titoli di Stato russi, quale rappresaglia voluta da Bismarck per l'invasione dei granì russi e per i dazi sulla ghisa che colpivano gli industriali tedeschi, la Borsa parigina negli ultimi mesi del 1887 si volse ad acquistare tìtoli di Stato del-1 impero zarista.8) L'alleanza franco-russa trovò le sue premesse nella guerra doganale russo-tedesca ed in quella italo-francese. Se sin dal 1881 i capitali francesi avevano cominciato a disertare il mercato italiano,95 proprio nel 1887-88, specie dopo la rottura commerciale italo-francese, essi si orientarono massicciamente verso la Russia mentre i capitali tedeschi cominciarono ad invadere il mercato italiano in sostituzione di quelli francesi. Ancora intorno al 1890, tuttavia, i capitali francesi detenevano il primato sul mercato italiano cosicché durante le trattative, poi fallite, per il rinnovo del trattato di commercio e dopo l'interruzione sino alla normalizzazione del 1898, il capitalismo finanziario della vicina repubblica svolse una azione di forza per tentare, approfittando della debolezza economica dell'Italia, di conservare il mercato alle proprie merci e di incrinare il sistema delle alleanze. Tale azione di forza fu resa più facile dalla compattezza del fronte protezionista francese e dalla situazione di vantaggio in cui economicamente si trovava la Francia. Questa, durante le lunghe e travagliate fasi dei negoziati per il rinnovo del trattato di commercio, rimase saldamente ferma sulle richieste inizialmente avanzate (ritorno al trattato del 1881, trattamento di favore per i propri tessuti di lana e di seta, rifiuto della clausola della nazione più favorita, esclusione del bestiame dall'accordo). Fu, invece, la precarietà del blocco agrario-industriale italiano a conferire all'andamento dei negoziati una certa dinamicità che mancò da parte del governo della Repubblica. La precarietà del blocco agrario-industriale, costituitosi sotto l'incalzare della crisi,10) ebbe modo di rivelarsi in tutta la sua portata allorché le pressioni dei grappi industriali (lanieri e cotonieri) e quelle degli agrari divisi da interessi settoriali (cerealicoitori del Nord, granicoltori assenteisti del Sud, da una parte, e bachicoltori, allevatori di bestiame, viti-
fi) F. CURATO, La questione marocchina e gli accordi italo-spagnoli del 1887 e del 1891, voi. I, Milano, 1961; E. SERBA, La questione tunisina da Crispi a Rudinì ed U colpo di timone alla politica estera dell'Italia, Milano, 1967; R. MORI, La politica mediterranea di Crispi, in Storia e Politica, aprile 1972, pp. 145-179; B. NOLDE, L'alleanza franco-russa, Milano, 1940; P. RENOUVIN, Il sec. XIX: 1871-1914. L'Europa al vertice della potenza, Firenze, 1961; J. MIÈCE, L'impérialume colonial italien de 1870 à nos jours, Paris, 1968; E. DECLEVA, L'Italia e la politica internazionale dal 1870 al 1914, Milano, 1975.
V R, GIHAULT, Emprunts russes et investissementa frangais ere Russie, 1887-1914, Paris, 1973, pp. 86-94.
*) Ivi, pp. 143-155. Sulla connessione tra investimenti all'estero e relazioni internazionali cfr. anche P. POIDBVIN, Finances et relalions internationales, 1887-1914, Paris, 1970.
9) B. GILLE, Les inventi sua ruotila francai ere Italie (1815-1914), Torino, I.L.T.E., 1968, pp. 281-358.
10) L. ÀVAGLIANO, Alessandro Rossi e le origini dell'Italia industriale, Napoli, 1970, pp* 216-244.