Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA RELAZIONI COMMERCIALI CON L'ITALIA 1881-1889; IITALIA R
anno <1976>   pagina <213>
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Negoziati commerciali italo-francesi 213
il commercio francese era maggiormente interessato, il mantenimento del regime fissato nel 1881, a condizione che al bestione italiano fosse accordato il tratta-mento daziario previsto dalla legge francese del 7 maggio 1881 o anche lieve­mente maggiorato.14) Si trattò di un tentativo di rilanciare i negoziati ormai praticamente interrotti e di assecondare, al tempo stesso, le pressioni degli agrari capitalisti della Val Padana interessati all'esportazione del bestiame.
Nell'imminenza della discussione parlamentare sul bilancio di assesta­mento per Tanno 1887-88 e di previsione per l'anno 1888-89, discussione che si annunciava tempestosa per il passaggio all'opposizione degli agrari come Branca, Lucca, Tegas (firmatari di un medesimo ordine del giorno che chiedeva provvedimenti per sanare il disavanzo e scongiurare l'eventualità di nuovi aggravi tributari) e nel momento in cui, date le dimensioni che la crisi econo­mica aveva cominciato ad assumere, il Tesoro italiano si trovò nell'impellente necessità (per arrestare la crisi bancaria e colmare il deficit) di collocare all'estero delle obbligazioni ferroviarie e di convertire 5 milioni di piastre borboniche in consolidato, il mercato francese per il minor tasso di sconto, rispetto agli altri mercati europei, restava il più vantaggioso e, quindi, un tentativo di rilancio con un'apertura imprevista, qual era quella sul bestiame, avrebbe potuto arre­stare il ribasso della rendita italiana a Parigi e fare ottenere il tanto neces­sario ed urgente prestito.
In seguito al rifiuto francese di vincolare il dazio sul bestiame, in Italia si ebbe un ulteriore giro di vite al protezionismo agrario con l'aumento del dazio sul grano a cinque lire il quintale; prevalse, perciò, la linea di difesa degli interessi industriali, soprattutto lanieri e Setaioli, che avevano trovato un note­vole appoggio non solo nei granicoltori del Nord ma anche in quelli assenteisti del meridione ai quali interessava col protezionismo arrestare il ribasso della rendita terriera.
Le successive fasi dei negoziati ebbero carattere puramente formale e non registrarono sostanziali mutamenti ned rispettivi punti di vista. Le trattative, tut­tavia, vennero prolungate dalla Francia allo scopo di sfruttare lo slato di males­sere creatosi in Italia col crescere della crisi economica, per strappare un acco­modamento commerciale più vantaggioso e per incrinare possibilmente il blocco delle alleanze. Né si spiegherebbe come la Francia, dove il blocco protezionista veniva acquistando sempre maggior forza, abbia accondisceso, anche dopo l'en­trata in vigore delle tariffe differenziali, a continuare delle trattative che, sin dall'inizio, si presentarono lunghe e difficili .,6)
M) Procès Verbmtx de la conférence pour le renouvellement du traile de commerce et de navigation entre l'Italie et la France, Procès Verbal N. IV, 13 Janvier 1888, in Libro Verde (citato d'ora in poi L.V.) N. 57, A.P., Leg. XVI, II Sess., Documenti Diplomatici, presentati alla Camera dal ministro ad interim degli Affari Esteri (Crispi), Corrispondenza e negoziati per il rinnovamento del trattato di commercio con la Francia, Seduta del 4 feb­braio 1888, pp. 104 sgg.
19 La campagna di ribasso della rendita italiana 5 sul mercato parigino era co­minciata a delincarsi alla fine del settembre 1887 in concomitanza col sostegno fornito dai capitalisti francesi al titoli di Stato russi screditati, invece, alla borsa berlinese. La rendita italiana era cosi passata dalla quotazione di lire 98,77 a fine settembre a lire 96,25 a fine dicembre 1887, a lire 94,10 a fine gennaio e aveva toccato, infine, In punta minima di lire 92 nella prima decade del febbraio 1888.
6) Menabrea a Di Robiiant, 23 dicembre 1886, in L.V., N. 57, eit., p. 9.