Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA RELAZIONI COMMERCIALI CON L'ITALIA 1881-1889; IITALIA R
anno <1976>   pagina <227>
immagine non disponibile

Negoziati commerciali italo-francesi 227
Si voleva conoscere quali concessioni l'Italia fosse disposta a fare a questi due paesi a cui era anche legato il commercio francese. Interessava, soprattutto, vedere quale sarebbe stato Patteggiamento della Svizzera che aveva stipulato il precedente accordo commerciale, riprendendo la maggior parte delle voci dal trattato italo-francese. Il governo della Confederazione, invece, aspettava la nuova convenzione tra i due paesi vicini e solo quando la rottura si profilò inevitabile, si decise ad intavolare delle trattative che giunsero in porto solo nel gennaio 1889.
Anche i negoziati italo-spagnoli, dopo la proroga al primo marzo 1888, erano in una momentanea fase di stallo. Si ritenne, quindi, utile richiamare a Parigi i negoziatori; tale richiamo, allo stato dei negoziati, sarebbe apparso giustificato ed avrebbe spinto il governo italiano a fornire indications nouvelles a prò-posito des concessions ultérieures promesse. 95)
H rifiuto francese di vincolare il dazio sul bestiame costrinse Crispi ad assecondare le pressioni dei gruppi protezionisti; perciò Ellena e Luzzatli si limitarono a ribadire le precedenti offerte sui filati e sui tessuti di lana e di seta, senza introdurvi ulteriori modifiche. Per De Mouy si trattava d'une situation inadmissible per ile differenze très considérables esistenti 'tra i dazi iscritti nella tariffa del 1881 ed i dazi anche migliorati della tariffa generale italiana; la presenza dei delegati francesi era dunque inutile.96J
Una lettera di qualche giorno dopo del Crispi all'ambasciatore francese prendeva ufficialmente atto dell'inconciliabilità dei rispettivi punti di vista; lasciava, tuttavia, al governo della repubblica ài tempo di riflettere e decidere si et qnand il pense reprendre les négociations sur des bases également avantageuses aux deux pays .
Di tale comunicazione si fece un vero e proprio casus betti: si attribuì a Crispi la responsabilità della rottura commerciale.9S*
La renitenza a voler riprendere i negoziati prima e l'apparente lentezza burocratica a rimettere la nota con le nuove proposte francesi, poi, ubbidivano ad una precisa strategia finanziaria e commerciale. Poiché in Italia l'esigenza di rimediare al deficit del bilancio statale ed al dissesto della circolazione ban-
*> Ivi.
m Procès Verbal N. VII, Séance du 27 janvier 1888, in L.V. N. 57 effe, pp. 116 sgg.
97) Crispi a Menabrea, 4 febbraio 1888, in DJ).I. cit., p. 466; Crispi à De Mouy, 3 février 1888, in A.N.P. cit., Cote 8951.
98) Durante i negoziati per il rinnovo del trattato di commercio e nel corso dei primi mesi del 1888 vari fatti contribuirono ad acuire la tensione tra i due paesi: voci di un'im­minente guerra italo-francese in Savoia (cfr. Crispi a Menabrea, 19 dicembre 1887, in D.D.I. cit., p. 367); presenza a Berlino dei delegati italiani per la Convenzione militare italo-tedesca; i preparativi di una squadra di corazzate e incrociatori nell'arsenale di Tolone ed il conseguente richiamo da parte di Brin della squadra navale italiana operante nei mari dell'America latina (cfr., R. MORI, La politica cit.); il tentativo francese di alleanza con l'Inghilterra per il mantenimento dello atatu quo nel Mediterraneo (cfr., Catalani a Crispi, 14 febbraio 1888, in D.D.I. cit., p. 483); il discorso antitaliano di Flourens a Briancon; l'aumento delle guarnigioni francesi alla frontiera italiana; l'incidente di Modano ecc. (cfr., Crispi a Menabrea, 14 febbraio 1888, in D.D.I. cit., p. 484; Crispi a De Launay, 20 feb­braio 1888, ivi, p. 503; Crispi a Menabrea, 21 febbraio 1888, ivi, p. 505).