Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1976
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Emilia Morelli
19 novembre 1932 XI Caro Dallolio.
Ho letto; e jeri ti ho rispedito, a mezzo della mia segretaria, i documenti che mi hai mandati in visione, e dei quali molto ti ringrazio.
Essi sono più che sufficienti, fuor di dubbio, a ristabilire le cose.
Quanto alle rettifiche (se non vogliamo dire smentite ), tu sai già da tempo che io non sono del tuo parere, anche se approvato da altri.
Sempre per timore di svelare o di polemizzare, siamo riusciti a questo: che, dopo la vittoria, gli interessati hanno fabbricata di sana pianta, ed a loro vantaggio personale, una guerra che non hanno mai fatta si sono attribuiti, essi, i meriti dei settecentomila morti. Se li sono attribuiti a forza di menzogne ed a forza di menzogne, loro e di loro ben pasciuti caudatari, hanno tesaurizzato il sangue di tanta brava gente, empiendosi le tasche ed il resto, ed ipotecando per se soli tutti i posti di comando dell'esercito per tener fermi i reticolati contro la verità.
Per conto mio non ho alcun rimorso. E le mie sacrosante verità le ho dette, stampate, e le ripeto ad alta voce ad ogni occasione, come anche di recente ho fatto a Genova dinanzi agli ufficiali in congedo nella ricorrenza della Vittoria.
E ho saputo, poi, che molti degli ufficiali hanno esclamato un finalmente che mi ripaga di tutto.
Naturalmente anch'io faccio come te, e come tutti i galantuomini; ciò che dico è documentato, sempre; se non lo è da documenti scritti, ne do avviso per il controllo.
Ma lo dico. Oggi non serve a niente. Ma per lo storico futuro può servire: almeno per i nostri figli la verità verrà fuori.
Per tutto ciò, caro Dallolio, io non mi stupisco che l'Ansaldo, od altri, si permetta di falsare la verità, e di vantarsi. Possono sempre rispondere che, a confronto di altre falsificazioni di gente cui si sono fatti e si faranno monumenti, le loro sono piccole facezie innocenti di reclame. Ed avrebbero ragione.
Grazie ancora. Io sto abbastanza bene e può darsi che venga a Roma e che ti veda presto. Se mai, dopo il 4 dicembre, perché quel giorno debbo andare a Milano a commemorare il Duca d'Aosta per desiderio degli Artiglieri di Milano. Fra il 4 ed il 15, forse, se mi sentirò.
Ti abbraccio di cuore
Tuo Giardino.
Una grande amicizia e la capacità da mantenere rapporti umani pur nel-1*ufficialità spira nei documenta raccolti nella undecima cartella (Buste 956-957), tutta dedicata alla Missione per acquisti in America e, soprattutto, al suo capo, il gen. Pasquale Tozzi, sul quale si addensarono accuse da parte del ministero degli Esteri, della nostra ambasciata a Washington, delle stesse autorità militari, accuse che saranno ribattute nell'opuscolo I miei tre anni di missione in America, ma che in quegli anni 1915-1917 furono validamente contrastate dal maggiore responsabile dei nostri rifornimenti bellici. Il fatto è che non si volevano capire le usanze statunitensi, come spiegava di Tozzi in un suo telegramma: Necessita assolutamente svincolarmi dalle strette esigenze contabili ministeriali in conflitto inevitabile colle rigorose consuetudini commerciali locali . Negli Stati Uniti, in sostanza, bisognava pagare a pronta cassai
Sullo stesso argomento vi è anche un fascicolo che si apre con una lettera privata di Eugenio Chiesa (10 novembre 1917), allora Commissario generale per l'Aeronautica; si tratta dell'mehiesta sull'operato del col. Raffaele Perfetti per acquisti, sempre in America, di materiale per l'Aviazione, inchiesta affidata al sen. Ludovico Gavazzi.
Alfredo Dallolio aveva contatti assai stretti con gli industriali, sapeva bene