Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1976
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pagina
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245
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Libri e periodici
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tuzione della Repubblica rientra nelle tre costituzioni in Roma (p. 11). E, seppure ravvicinamento delle tre repubbliche non è possibile senza correre il rischio di astrarre quelle tre esperienze dal contesto storico che le ha generate, questa analisi potrebbe avere un valore di stimolo per chi volesse riconoscere nella Repubblica nata nel '46 l'ideale realizzazione di tentativi costituzionali repubblicani naufragati nel Risorgimento.
Incentrando l'analisi delle istituzioni repubblicane nella città di Roma, Frosini è portato a ritenere essenziali alla nostra stessa repubblica i problemi precedentemente presentatisi nella Roma del 1798-99 e del 1849. In queste due rivoluzioni il tema religioso si è intrecciato con quello di natura civile: le libertà democratiche sancite dalla Costituzione repubblicana si fondano sulle soluzioni date alle due questioni. A Roma viene assegnato il merito di aver posto fine al potere temporale dei papi nel 1798-99, di aver allargato la base sociale dello Stato nel 1849, e di aver portato a compimento, nel 1946-47, nel momento in cui è sede dell'Assemblea costituente repubblicana, quell'ideale di libertà espresso nel riconoscimento del valore essenziale del pluralismo politico nella democrazia . che nel 1849 non si era potuto realizzare nelle rigide istituzioni mazziniane. H concetto dinamico, che Frosini rivendica alle istituzioni giuridiche, sembra così esemplificato dagli sviluppi che esse hanno nella storia. Per amore della sua interpretazione repubblicana della storia nazionale egli valuta, nella evoluzione delle istituzioni, lo Statuto albertino come una parentesi, una stasi momentanea dell'idea di sovranità popolare, pur dovendo riconoscere, malgrado il suo carattere ottriato , che questo Statuto ha in comune con i documenti repubblicani oltre alla garanzia delle libertà individuali (p. 91) la impostazione di un rapporto moderno tra lo Stato e la Chiesa, che coinvolge il principio della sovranità dello Stato e della libertà spirituale della Chiesa organizzata secondo il diritto canonico. L'autore cerca di analizzare l'evolversi di questo problema, distinguendo le soluzioni che sono state date ad esso nei vari tempi, e mettendo in rilievo il carattere di <L questione internazionale che questo assume dal 1870 in poi per le modalità con cui è caduto il potere temporale dei papi. Considera infatti che, mentre le due prime repubbliche romane avevano contemplato i rapporti con la sfera religiosa nell'ordine della politica interna, la terza repubblica , quella italiana nata nel 1946, ha ereditato l'impostazione concordataria che ai tema è stata data dagli accordi lateranensi del 1929.
Nei saggi scrìtti sulla formazione della coscienza civile in Italia, Frosini tenta di analizzare le conquiste realizzate nel campo della tolleranza religiosa e civile, parallelamente alle vicende delle istituzioni giuridiche. Il regresso della tolleranza religiosa verificatosi con la politica neo-costantiniana di Napoleone e della Restaurazione è visto anche come sintomo dell'arrestarsi della coscienza civile, essenziale garanzia per le libere istituzioni.
Impostato, tuttavia, il problema della dinamica 'istituzionale e quello della relazione tra coscienza civile e costituzione, nasce spontanea la domanda sul nesso che sembra unire il fallimento della rivoluzione quarantottesca, la caduta della repubblica romana nei 1849, e la permanenza dello Statuto albertino, che esprime la genesi dell'assetto liberale moderato dei Risorgimento. Frosini sembra distinguere due momenti dello sviluppo della coscienza civile e religiosa dell'epoca. Il primo di essi, precedente allo Statuto ed alla unificazione, è quello della tolleranza, il secondo, invece, che si distende nella seconda metà del secolo ypc, appare dominato dalla dialettica tra la prassi politica della classe dominante e le classi che, escluse dalla direzione della cosa pubblica, si organizzano in ideologie sovversive dello status quo giuridico-politico, imponendo alla vita politica stessa una dimensione eminentemente sociale. Egli conduce l'analisi sulla cosiddetta a coscienza infelice della democrazia dal primo apparire di questo fenomeno nello Stato unitario, come divario tra le strutture pubbliche e la società civile ad esse sfuggente, fino al momento risolutore di questa indifferenza dei cittadini verso Io Stato collocato negli sconvolgimenti operatisi durante la prima guerra mondiale. Tale a coscienza infelice * gli sembra riapparire nei maggiori contrasti etico-politici e sociali che hanno travagliato l'Italia contemporanea, da quelli provocati dall'opposizione cattolica contro lo Stato liberale risorgimentale a quelli tuttora in atto, scaturiti dalle tensioni sindacali e di classe.
BRUNO DI SABANTOMO