Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1976>   pagina <246>
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Libri e periodici
ARMANDO SAITTA, Costituenti e Costituzioni della Francia rivoluzionaria e liberale (1789-1875); Milano, Giuffrè, 1975, in 8, pp. IV-868, L. 15.000.
Nella prefazione (p. V) all'antologia Le Costituzioni italiane (Milano, 1958), i cura­tori A. Aquarone, M. D'Addio e G. Negri hanno scritto, attenendosi ai contenuti astratti della materia, che nella vita dello Stato contemporaneo la costituzione ha assunto un significato di particolare importanza: è diventata un po' come il simbolo degli ideali di vita di una collettività politica, quindi il sicuro punto di riferimento cui deve uniformarsi il concreto operare degli individui e delle istituzioni che con le loro attività, con le loro lotte, con le loro aspirazioni fanno essere quella realtà sociale che noi siam soliti chiamare Stato contemporaneo e hanno sintetizzato in questi termini (p. VI) il loro lavoro: stu­diare le costituzioni che si sono susseguite nel corso della storia del nostro Paese non signi­fica altro che cogliere la connessione vitale che intercorre fra le stesse: cioè guardare al di Ci delle concrete formulazioni, gli ideali che hanno presieduto al loro nascimento, i va­lori, che intendevano esprimere e vederli come man mano si legano alla quotidiana espe­rienza della nostra società. Per tal modo diritto e vita si riconnettono l'uno a l'altra, costi­tuzione, società e storia si comprendono nel loro rapporto vitale .
Questa impostazione è stata in notevole parte seguita dal Saitta (ne 'rileveremo via via i connotati originali) nel ponderoso volume, pubblicato nella collana Valori politici , diretta da Rodolfo de Mattei, dalla casa editrice Giuffrè, benemerita per i contributi offerti allo sviluppo più genuino ed autentico della scienza storica e giuridica.
Nonostante la critica abbia espresso valutazioni lusinghiere sulle sue pubblicazioni riguardanti la storia delle correnti rivoluzionarie in Francia e sulle indagini compiute in merito la storia costituzionale della stessa Nazione, il Saitta, nella prefazione, sostiene che l'abbondanza del materiale raccolto e l'esposizione di esso non più soltanto nella croni­storia dei dibattiti parlamentari ma in legame con le più ampie correnti e forze della sto­ria di Francia hanno cambiato radicalmente la natura dell'opera . Appare, quindi, restrit­tiva o meglio sintomo di modestia, la precisazione, secondo la quale la raccolta, la sele­zione e l'utilizzazione del materiale ha ubbidito ad una problematica storica e non giuspub-bli cistica . Le intenzioni dell"A. saranno state senza dubbio rivolte al momento partico­lare, storico e politico ad un tempo, che dava il suo significato ai singoli atti, ma non può essere negato che proprio la giuspubblicistica si è arricchita di ini formidabile stru­mento per l'approfondimento degli studi in un'area cronologica, quasi completamente arida. A questo proposito non guasta ricordare che i rilievi formulati da Carlo Ghisalberti, nel 1957, sulla scarsità delle opere storiche giuridiche negli anni cruciali degli ultimi due se­coli, hanno provocato ima salutare reazione con ima fioritura di lavori concreti ed esaurienti.
Senza voler etichettare il volume del Saitta con una definizione lontana dalle inten­zioni dell'A., è necessario valutarlo sotto una doppia angolazione, quella assolutamente sto­rica e quella adombrata nell'antologia dovuta all'Aquarone, al D'Addio e al Negri. Il Ro­meo nella relazione tenuta in occasione dell'incontro tra storici italiani e sovietici, avvenuto a Mosca nel 1964 (ora in // giudizio storico sul Risorgimento, Catania, 1966) ha affermato (p. 105) che ce la scienza storica italiana è tuttora quasi assente dal dibattito sulla storia dei grandi paesi europei nel XIX e XX secolo , giustificando l'attenuazione del * quasi ' con la citazione, fatta poco sopra (p. 104), dell'apporto dovuto al Saitta con le indagini sulla storia costituzionale francese e l'idea di Europa.
Ora possiamo convenire che, con questo volume, il Saitta amplia, accresce e corona un lavoro, più che ventennale, resosi ineludibile per ogni ricostruzione seria e non crona-chisiica, scientifica e non polemica della Francia rivoluzionaria e liberale.
Per il secondo aspetto, il Saitta mette le costituzioni nel fuoco della storia, sottraen­dolo a quella atmosfera troppo contenuta in cui erano state sinora trattate, atmosfera frutto della famosa riduzione del diritto all'economia, teorizzata dal Croce, e solo in questi anni più recenti riassorbito negli equivoci più palmari. Questo non vuol dire minimamente che si sia avverata con l'opera del Saitta l'ipotesi di fine della storia del diritto come branca autonoma, sostenuta di Arnaldo Momigliano, oltre un decennio or sono, nella relazione Conseguenze del rinnovamento della storia dei diritti antichi, svolta al I Congresso inter­nazionale della Società italiana di storia del diritto. Anzi le intenzioni iniziali sono rispet-