Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1976
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Libri e periodici
origine) la Costituzione, poi inapplicata, del 24 giugno 1793 (cap. IV), l'A., di fronte ad argomenti complicati, sa rendere l'essenziale e l'utile anche in parallelo con quella dell'anno III (22 maggio 1795) (cap. V), caratterizzata da un'evidente impostazione censitaria e borghese e da una non trascurabile pletoricità.
Nonostante polemiche fortissime, sono nati ed esistiti, non stona notarlo, nell'intero arco rivoluzionario e sono stati raccolti come indiscussa eredità da Napoleone, concetti basilari, tra cui quello della centralizzazione amministrativa, oggetto di scontri annosi sotto regimi, al massimo ostili alla Rivoluzione.
Il cap. VI, dedicato alla Costituzione dell'anno Vili (13 dicembre 1799) neppure presentata nello stato di progetto alle commissioni legislative, ma imposta coattivamente, si diffonde su alcuni retroscena dell'ascesa del Bonaparte, sconosciuti ai più, ma indispensabili per una ricostruzione, quanto più organica ed approfondita.
Il senato-consulto del 4 agosto 1802 (cap. VII) costituisce il secondo della strategia napoleonica d'impossessamento dello Stato: il consolato a vita, ottenuto con eccezionale plebiscito il 2 agosto, è la spinta più forte e la giustificazione più ortodossa per intervenire sulla fisionomia costituzionale e trasformarla su schemi accentratori. Dopo due senato-consulti, del 30 giugno 1802 e del 20 dicembre 1803, il 18 maggio (il cap. Vili contiene il documento legislativo relativo) segna l'apoteosi dei Corso, con la sua proclamazione, pressoché unanime, ad Imperatore.
Il ritorno alla monarchia, intesa costituzionalmente, è segnato da un atto normativo dell'aprile 1814 (cap. IX), che, mai studiato finora accuratamente, serve al Saitta per analizzare le ripercussioni sulla nazione e definire i caratteri della Restaurazione. Al termine del traumatizzante periodo dei Cento giorni, sostenuto dai tentativi di reviviscenza anche sul piano giuridico prospettati da Napoleone (il ed. Atto addizionale e i decreti del 22 giugno 1815 valutati nel capitolo decimo), il nuovo ritorno borbonico porta ad una cristallizzazione politico-amministrativa con la sostanziale convalida della Carta octroyée del 1814 mentre lascia nel vago la materia elettorale, regolata nel 1817 e nel 1820 con due leggi, illuminanti moltissimo sugli interessi sociali della Francia . Sono così svelati, e l'evidenza dei testi li documenta con infrangibile concretezza, gli indirizzi della seconda Restaurazione, fondata sui privilegi fissati a vantaggio dei proprietari terrieri contro i commercianti ed i piccoli borghesi.
La situazione, posta su cardini sottili e minati dalla crescente infiltrazione delle ideologìe liberali e democratico-repubblicane, si deteriora senza che lo Stato subisca le modificazioni necessarie a placare l'irritazione costante... tanto nel pays legai quanto nel pays réel n: la Carta del 1830 e la legge elettorale del 1831 (cap. XI) lasciano le cose inalterate, anche se tra le pieghe si può scorgere un certo lavorio, ancora informe ma non puramente astratto e verboso. La Costituzione del 1848 (cap. XII) è il risultato di ima pluriennale elaborazione, fotografata passo passo dal Saitta nelle tappe determinanti. Primo ed essenziale fra tutti, simbolo della radicale metamorfosi dello Stato, non può che apparire il decreto elettorale del 5 marzo 1848, istitutivo del suffragio universale diretto.
L'insurrezione del giugno 1848, tanto cruenta quanto indicativa del malessere istituzionale, comunque, sarà ragione di un sensibile rallentamento nell'impostazione dei lineamenti della Seconda Repubblica, rivista, attraverso la cronaca delle sedute, tenute nell'Assemblea costituente. La progressiva assunzione dei poteri autoritari da parte di Luigi Napoleone ed i cambiamenti intervenuti nel periodo successivo nell'Impero, trasformatosi in liberale e parlamentare, sono seguiti con dovizia di indicazioni sulle fonti normative promulgate. La Terza Repubblica, argomento del capitolo finale, nata sotto gli effetti della tragedia di Sedan e fatiscente per lunghi anni nella sua provvisorietà costituzionale, è studiata nella sua lenta organizzazione, nel coronamento rappresentato dai documenti nel 1875 (agosto-novembre), nei travagliati procedimenti di revisione, colti nell'essenzialità.
Nella prefazione 1 Saitta ha espresso la speranza di far seguire assai presto Costì* tuenti e costituzioni della Francia contemporanea, opera quest'ultima che dalla messa in attività delle leggi istitutive della Terza Repubblica condurrà attraverso il regime di Vichy, i progetti della Resistenza e la Quarta Repubblica alla Quinta Repubblica di De Gaullc e di Pompidou .
Nell'augurare il massimo successo a questa ulteriore fatica del Saitta, vivissima testi-