Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1976>   pagina <250>
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Libri e periodici
e scavando su temi e argomenti desueti) merita un posto anche il recente volume che presentiamo specie per il taglio dato all'indagine e all'esposizione, poggiante assai spesso su tavole statistiehe, tavole di prezzi, dati su importazioni ed esportazioni. Si comprende infine non essere possibile una conoscenza completa dell'economia veneziana, se si igno­rano alcuni elementi del suo funzionamento e della sua realtà; e il commercio del-lolio non fu certamente per la Repubblica veneta cosa di poco momento, se l'autore, che ne studia in particolare l'importanza per il '700. offre i lineamenti e la legislazione rela­tivamente a tale commercio fin dal XIII secolo. Vincolato alle necessità del consumo interno, alla disponibilità del prodotto, alle esigenze della trasformazione (saponi), ai van­taggi dell'esportazione ecc., il commercio dell'olio non era libero ed ebbe a subire in vari periodi il contraccolpo delle crisi economiche (dalla rivoluzione commerciale del '500 in avanti), gli effetti dei mutamenti delle correnti di traffico, il crescere degli aggravi fiscali a cui era sottoposto, la scomparsa o la diminuzione dei privilegi della Dominante per l'accaparramento della produzione nei diversi paesi, dall'impero ottomano alla Puglia.
Se Venezia, all'inizio del secolo XVII era ancora il primo Stato commerciale nel-Oriente mediterraneo, ben presto si manifestarono vari aspetti della crisi incombente: dalle costruzioni navali al trasporto delle spezie, dalla guerra di Candia alla comparsa degli Austriaci nell'area mediterranea (1665), dal mantenimento della politica protezionistica cittadina in favore della Dominante agli aggravi fiscali che rendevano i prodotti più co­stosi e favorivano la formazione di altri centri di traffico. La fine del XVII secolo vedeva comunque una ripresa del commercio dell'olio, che veniva a coincidere con una fase favo­revole alla navigazione veneziana dovuta forse alla concorrenza che si facevano le grandi nazioni commerciali coinvolte nella guerra della Lega d'Augusta e per le agevolazioni daziarie all'entrata per gli olii esportati in Inghilterra, Fiandre, Olanda, Amburgo, ce Sulla base di queste facilitazioni fiscali, ma soprattutto del consolidamento del traffico fra il Mare del Nord e Venezia, diveniva possibile ai Veneziani svolgere una navigazione di piccolo cabotaggio lungo le coste adriatiche, trasportando a Venezia zolfo dalle Marche, mandorle dall'Abruzzo, olio di Puglia. Prodotti che le grosse navi olandesi ed inglesi avreb­bero riesportato da Venezia, avendo evitato porti poco sicuri e scomodi ancoraggi (p. 21). In tal senso dunque, all'inizio del '700, viene meno la funzione di ce tramite svolta da Venezia nei secoli precedenti, mentre la guerra di successione spagnola con i suoi effetti, la guerra sferrata dai Turchi contro Venezia, la perdita infine della Morea nel 1718 non facevano che peggiorare una situazione già gravemente compromessa; ma indubbiamente la concorrenza austriaca nell'Adriatico, l'istituzione del porto franco di Trieste e l'ascesa di questa città, così come il movimento dei porti pontifici (Ancona, Senigallia, e Ferrara attraverso il Po) contribuivano largamente a debilitare ancor più l'economia veneziana e, in particolare, il commercio dell'olio. Fino a che punto erano veramente utili, al fine di 'superare le difficoltà economico-finanziarie della Repubblica, l'imposizione di nuovi gra­vami, il ricorso a dazi onerosi (ad es. sull'olio che passava al consumo), il mantenimento del protezionismo ad oltranza? oc II dazio che colpiva l'olio, oltre che apparire gravoso, si rivelava eccessivamente differenziato ed ingiusto agli occhi dei contribuenti. Il prodotto risultava tassato all'ingresso, al consumo e all'uscita, in misura diversa a seconda della pro­venienza, della nazionalità degli importatori, della destinazione (se doveva cioè essere ven­duto all'interno dello Stato oppure all'estero, a Venezia o nelle altre provincie), a seconda dell'uso, alimentare o industriale (saponifici e lanifici) (p. 37). Senza seguire l'autore nella minuziosa dimostrazione delle caratteristiche dei diversi tipi di dazio, della complessa esazione, della conduzione pubblica o privata di esso, del contrabbando, delle proposte di rimedi ecc., è da dire che a ogni richiesta di alleggerire il carico fiscale e di liberalizzare il commercio cozzava contro due capisaldi economico-finanziari seguiti nella politica del settore, vale a dire: 1) pressione daziaria per fronteggiare la orisi finanziaria; 2) incre­mento e regolamentazione della produzione nazionale olearia per assicurarsi un riforni­mento sicuro, prescindendo da correnti di Iranico che ormai sfuggivano al controllo della Repubblica (p. 46). Non si deve peraltro pensare che qualche accenno di ripresa intorno alla metà del secolo, qualche congiuntura favorevole e poche agevolazioni possano essere considerati un mutamento di prospettive e una inversione di tendenza; il che vale tanto per le importazioni che per le esportazioni, dato che la funzione del porto di Venezia nel