Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
<
1976
>
pagina
<
251
>
Libri e periodici
251
700 ifi sostanza sì limitava a dimensioni regionali, perdendo le caratteristiche del grande emporio internazionale.
Non ultimo aspetto della realtà economica veneziana nel '700 è la parte assunta dai mercanti israeliti che andavano sostituendosi in molti casi ai patrizi e cittadini veneziani, i quali preferivano investimenti fondiari e immobiliari agli impegni e ai rischi nel commercio; l'aumento, però, del peso degli ebrei in tale campo non avveniva senza ostacoli e opposizioni che si concretarono in divieti e limitazioni di commerciare determinati prodotti (ad es. le biade). Le accuse contro gli ebrei (che non si volevano accettare dai mercanti veneziani su piano di parità), la distorsione della realtà di fatto, le denuncie di monopolio per l'acquisto dell'olio in Corfù da parte degli ebrei (che anticipavano danaro ai contadini) diedero I 'avvio ad alcuni provvedimenti antiebraici nel '71 (aggravi fiscali, esclusione degli ebrei dal commercio dell'olio in Corfù ecc.), che per altro in breve giro di tempo furono ritirati o cassati. Si trattava in realtà (come avvenne nel '77 nel discutere l'esclusione o meno degli ebrei dall'industria e dal commercio) di una frattura nell'ambito del patriziato veneziano; si trattava infine di una duplice linea di politica economica, che vedeva quasi in contrapposizione fisiocratici e mercantilisti (favorevoli i primi all'abolizione dei decreti illiberali e alla riabilitazione degli ebrei; legati i secondi alla difesa del sistema corporativo della Dominante con spirito chiaramente conservatore); il che si constata anche più tardi con alterne vittorie e sconfitte: nel '75 per Io sviluppo liberi-stico del commercio, la riforma finanziaria, il piano daziario; nel '77 o '79 circa la libertà o meno, per gli ebrei, di svolgere la funzione armatoriale; e negli stessi anni per la soppressione dei dazi di entrata e di uscita, che portò benefici effetti al commercio.
Se il commercio dell'olio riceveva nuovo impulso sino alla fine del secolo, con un movimento ascensionale delle importazioni ed un dinamismo mai riscontrato delle esportazioni in conseguenza del decreto Iiberistico del 1775, varie fonti documentano in quegli anni il rincaro del prodotto, mentre non mancano accuse a mercanti e incettatori di tenere il prodotto nei magazzini, causando in tal modo rialzi artificiosi dei prezzi: Incolpare tuttavia i commercianti appare semplicistico. La crescita dei prezzi dei generi alimentari. ina anche di altri prodotti, nella seconda metà del Settecento, su cui ha già richiamato l'attenzione il Labrousse per la Francia, costituiva in realtà un fatto generale, riscontrabile e accertato in tutti gli Stati italiani. Le cause sono state indicate nella forte richiesta di derrate, in conseguenza anche dell'incremento demografico. H hon prìx esprimeva questa " tensione del mercato che la reazione produttivistica in agricoltura permette di configurare, secondo i canoni dell'equilibrio, come una tensione sollecitatrice di un aggiustamento appunto verso il momento posteriore, di più larga offerta di derrate e di forza-lavoro ". L'olio non sfuggiva alla regola generale (pp. 88-89).
Non sarebbe completo peraltro questo rapido panorama sul problema dell'olio a Venezia nel '700, se non si desse conto sulla scorta di dati, statistiche e osservazioni dell'autore della produzione nazionale e dei consumi, suddivisi tra Dominante e terraferma. Per il primo aspetto è da dire che la produzione olearia interna, se in passato era stata insufficiente, nel '700 caratterizza invece gli approvvigionamenti, con una quota del 54 da Corfù, del 19 dalle Isole, del 9 e 7 rispettivamente dall'Istria e dalla Dalmazia, mentre 1*11 era dato dall'olio proveniente dalla Puglia e da altri paesi esteri. Per il secondo aspetto, tralasciando di parlare della tecnica della lavorazione delle olive (spremitura, raffinazione, conservazione ecc.), è da dire che, pur nelle variazioni in alcuni periodi, il 60 della produzione olearia era distribuito tra le provincie di terraferma, e fi 40 era assorbito dalla sola Venezia, nella quale invero accanto alle poste e botteghe per la vendita al minuto sono da rammentare saponerie e lanifici che assorbivano una parte della produzione medesima. Ma a questo punto diviene impossibile seguire l'autore nelle sue analisi di carattere economico, finanziario eco. circa i prezzi al consumo (in relazione anche all'aggravio o all'abolizione dei dazi, a congiunture belliche o climatiche), il contrabbando, le frodi fiscali, le misure di prevenzione e repressione proposte dalle autorità ecc. Ciò che conta è la visione d'insieme di questo problema, attraverso il quale si comprendono le caratteristiche della politica economica della Repubblica, le forze di a resistenza o quelle riformatrici, i margini assai ristretti invero entro i quali potevano svolgersi discussioni, progetti, proposte di riforma o di differente organizzazione delle