Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1976>   pagina <253>
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Libri e periodici
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Pasquale Di Bari scrive: La lettera di Emmanuele de Deo. H breve ma intenso la­voro si ispira alla scoperta, da parte delTA.. di una seconda copia della lettera che il gio­vane scrisse dal carcere della Vicaria in Napoli il 17 ottobre 1794 al fratello Giuseppe, il giorno antecedente la propria esecuzione in Largo del Castello; il ritrovamento avvenne per caso. Nel 1961, in occasione delle celebrazioni del centenario dell'Unità d'Italia, fu or­ganizzata dall'Archivio di Stato di Bari, in collaborazione con il locale Comitato per la storia del Risorgimento, una Mostra mobile di cimeli e documenti di quel periodo. Fu esa­minato un incartamento di polizia formato nel 1806 dal Tribunale Straordinario per la Puglia, riguardante 13 cittadini di Barletta, tra cui alcuni ecclesiastici, sospetti di attività antigovernativa, da cui emergeva che in casa del canonico Seccia, durante una perquisi­zione era stata trovata della corrispondenza datata 1794, tra cui alcune lettere del De Deo al fratello. L'altra copia di questa lettera fu rinvenuta nel registro dell'Istituto dei Padri Teatini, conservato nella Biblioteca di San Martino a Napoli, da Francesco Saverio Nitti che la pubblicò sul giornale Roma nel numero 132 del 13-14 maggio 1885. Essa fu verosi­milmente copiata in quel registro dallo stesso frate che la riceve. Il Di Bari pone a con­fronto le due copie, separate da dodici anni di intervallo, scritte da due persone diversis­sime per cultura, collocazione sociale e professione, per concludere che la più accettabile è senza dubbio la seconda. A sostegno della sua tesi pone tutta ima serie di valide consi­derazioni non solo di carattere storico, ma anche filologico e critico, che gli provengono dalla sua lunga e costante pratica archivistica e da un fecondo tirocinio di lavoro. Emerge, così, una nuova immagine del giovane martire minervinese, più attuale per lo spirito cri­tico che alimenta la sua condotta contestatrice contro una società sonnolenta e corrotta. Da vero rivoluzionario il De Deo muore per sua scelta personale e per volontà di sfida contro i suoi accusatori; lo stesso diniego alla grazia, pur concessa in cambio dei nomi degli altri congiurati, costituisce una coerente adesione alle idee della Rivoluzione. II silenzio del De Deo precisa l'A. - va inteso non solo come un muro per proteggere t compagni, ma come una cosciente affermazione di libertà contro la tirannia borbonica . Maria Carolina scrivendo di lui al marchese del Gallo dirà: È morto scellerato , con una espressione che non ha bisogno di commenti. In appendice le due riproduzioni fedeli della lettera sono messe a confronto (pp. 143-158).
L'intervento su: Emmanuele De Deo e i processi giacobini del 1794-1795 nelle fonti documentarie superstiti, è di Dora Musto. Dopo aver fatto una breve storia del rinveni­mento delle fonti sussidiarie del distrutto archivio della Giunta di Stato, l'A. passa ad esa­minare i processi nel manoscritto ce scritture giacobine . Sottolinea che dei De Deo di Minervino poco si parla nei documenti superstiti se non con riferimenti indiretti: solo per Giuseppe esiste una memoria difensiva; un breve accenno è dato anche alla figura del padre, Vincenzo, giudice a Minervino, e alle modeste condizioni della famiglia nel 1806. Seguono: Le consulte ed i dispacci della Segreteria di Polizia; i risultati di un'indagine su di un manoscritto della Biblioteca Comunale di Palermo; l'Archivio di S. Maria Succurre Miseri* o dei Bianchi di Giustìzia; le fonti del Rossi e del Simioni; il manoscritto scrit­ture dei giacobini; il costituto di Luigi de' Medici. In appendice riproduzioni di documenti. Alla Musto va riconosciuto l'ingrato compito di presentare i frammenti archivistici atti­nenti ai processi, ma anche il merito di averne scoperto alcuni di indubbio interesse. Spetta poi allo storico riunire gli interessanti reperti, quasi tessere di un grafico mosaico, per rico­struire l'epoca in cui si svolsero gli avvenimenti (pp. 159-281).
H volume si chiude con una analisi di Amalia De Francesco su: Emanuele De Deo e il giudizio degli storici, con interessanti spunti (pp. 283-291).
GIOVANNI PAPAHELLA
BALDASSARRE SCORZA, Cronaca vissuta del duplice assedio di Mantova degli anni 1796 e 1797, a cura di Liner PESCASIO; Mantova, Ed. Padus, 1974, in 8, pp. 166. L. 3.000.
Proprio l'abilità del ricercatore, nel cogliere il nesso tra vicende di carattere locale e la grande politica, proprio il passare dalla cronaca alla storia comprovano la complessità