Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1976>   pagina <256>
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Libri e periodici
e Comunità etnico religiose nella Trieste settecentesca (Milano, 1965), a Giorgio Negrelli di Comune e Impero negli scrittori della Trieste Asburgica (Milano, 1968) si sono larga­mente adoperati per l'esatta collocazione e comprensione del pensiero e dell'azione di Pietro Kandler anche reagendo a certe deformazioni dovute alle antiche passioni nazionalistiche di matrice irredentistica. Passioni comprensibili e giustificabili nella loro genesi e nella loro evoluzione, ma che sovente avevano portato ad interpretazioni storiografiche non suf­fragate da quella compiuta verificabilità documentaria dalla quale ora, invece, possiamo ricavare il completo panorama ideale della Trieste asburgica e l'intera gamma delle sue varie articolazioni politiche
Da questo angolo visuale l'introduzione e le note di Cervani aY Album ed al Carto-laref ricchissime di idee e di documentazione sull'ambiente cittadino del 1856 e sulla realtà politica imperiale ed internazionale del tempo e la presentazione delle stesse tavole Kan-dleriane costituiscono un contributo essenziale al dibattito storiografico su Trieste ed il suo Litorale all'epoca dell'Impero. Vi è, infatti, un preciso rapporto che lega Kandler cartografo a Kandler storico e politico ed è quel naturale rapporto che deriva dalla sua formazione umanistica: non a caso, infatti, pupligMurin l'insieme della sua produzione e più ancora studiandone i vari aspetti, quello documentario del Codice diplomatico istriano, quello storico della Storia del Consiglio dei patrizi, quello più dichiaratamente polìtico di Emporio e Porte-franco, si evince la sua naturale propensione a considerare cronologia e geografia le coordinate essenziali della storia in una visione nella quale il tempo e lo spazio sono al servizio di una ben definita concezione della politica e della società. Cosi il Cartolare si qualifica immediatamente come un'opera strumentale, finalizzata a quella ideologia politica che con coerenza ed impegno ha portato innanzi per tutta la vita in una sempre più affinata e consapevole maturazione, l'ideologia, cioè, di un liberalismo moderato austriaco prodotto da uno Stato moderno qualificato da un diritto pubblico garan­tista capace di consentire nella sovranità dell'Impero e nell'ambito delle sue nuove leggi un certo spazio autonomistico anche alla città emporiale e portuale di Trieste.
Di qui il rifiuto evidente nella scelta delle tavole di aderire alla tradizione carto­grafica risalente al Magmi ed al Rosaccio che raffigurava una sorta di unità geografica italiana tra il Mediterraneo ed una cerchia delle Alpi delimitata dal Varo all'Arsa, com­prendente cioè l'Istria ed il Litorale; di qui ancora la presenza di una sola carta della penisola, quella dell'Italia antiqua pubblicata a Parigi nel 1828 dal Dufour che raffigura le undici regioni dei tempi di Augusto, presenza che serve forse più per illustrare i traffici tra le sponde adriatiche che per qualificare la pertinenza di Trieste e del suo territorio all'ancora astratta entità geopolitica italiana. Al più infatti quest'unico accenno ad una tradizione cartografica romana che faceva dell'intera penisola una circoscrizione dell'Impero rivela l'adesione chiara a quella visione propria della cultura tradizionale di derivazione antica che legava l'Impero d'Austria al passato Sacro Romano Impero e que­sto a quello dei Cesari di impronta romana ma di base italica dei tempi di Ottaviano Au­gusto piuttosto che ima inconcepibile accettazione di una nazionalità geografica italiana da parte del Kandler della quale il Cartolare non offre più testimonianza alcuna. Che Vita-Ha antiqua del principato, divisa per regioni, preparava l'equiparazione della penisola e della sua propaggine continentale alle parti residue dell'Impero sciogliendo e rifiutando ogni idea di primato romano: né quindi offriva legittimazione ad una conquista romana le cui caratteristiche l'autonomismo triestino da Ireneo della Croce aveva frequentemente rifiutato come anche recentemente è stato messo in rilievo dal Negrelli (Comune e Impero, cit, pag. 32 sgg).
Si deve anzi rilevare come l'insieme delle Tavole offerte all'attenzione dell'Imperatore e più ancora quelle che, inedite per oltre un secolo, ne costituivano la premessa metodica ed il naturale complemento programmatico, hanno come centro di interesse una città ed un territorio ad essa circostante considerato solo in funzione di una realtà mitteleuropea. Questa realtà era basata sulla presenza di un Impero aggregante popoli diversi per storia e costumi e lingua ed unificante spazi differenti per paesaggio, orografia ed economia, presenza che per il prestigio dello Corona asburgica e l'efficienza dell'apparato statale dif­fondeva nei soggetti il sentimento dello Stato ed il senso del diritto. Siffatta visione mit­teleuropea non coincideva naturalmente più con il sistema metternichiano di un totale