Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1976>   pagina <257>
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Libri e periodici
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primato austriaco ormai superato dai fatti del Quarantotto né rifletteva le teorie di Federica List rieclieggianti il ricorrente sogno egemonico del nazionalismo grande-tedesco. Sembrava semmai accostarsi agli ideali del tempo di Francesco Giuseppe filtrati attraverso quelle mediazioni culturali di Stein e di Bruck le cui tesi essenziali, oggi ampiamente conosciute grazie agli studi di Jacques Droz (L'Europe centrale: evolution historique de l'idée de Mitteleuropa , Parigi 1960) e, soprattutto, di Arduino Agnelli (La genesi del­l'idea di Mitteleuropa, Milano, 1971), sebbene spesso contestate o respinte sul piano for­male dal Kandler, sembravano per tanti aspetti coincidere con le impostazioni politiche di Emporio e portofranco, della Storia del Consiglio dei Patrizi e, perché no, óeWAlbum-Cartolare. Strano è indubbiamente il rapporto ohe lega Kandler ai teorici della Mitteleu­ropa asburgica del suo tempo: il punto di prospettiva comune è dato dall'esistenza dello Stato sovranazionale e plurinazionale di Francesco Giuseppe, visto ancora come una sorta di Imperìum sine fine, le cui radici furono ad uno tempo storiche e culturali e le cui ragioni di vita ormai sono invece essenzialmente economiche. Diverge invece la posizione di Kandler dalla loro e per l'accentuata consapevolezza del ruolo di Trieste nella costru­zione imperiale e per la peculiare sensibilità nei confronti dei vincoli che rendono i vari popoli federati nell'Impero strettamente collegati ma non subalterni al fulcro austro-tedesco, consapevolezza e sensibilità derivanti non già da una sentimentale ce triestinità ma da solide e razionali motivazioni di ordine politico.
Dell'Austria, infatti, Trieste era parte integrante e Kandler ne era cosciente asser­tore, ben sapendo che senza la Mitteleuropa costituisce il naturale hinterland del suo porto ed il logico fornitore del suo emporio la città avrebbe avuto come retroterra soltanto le colline che si vedono dai suoi moli. La citazione di Karl Renner, ripresa dall'Agnelli (La genesi dell'idea di Mitteleuropa, pag. 30), cosi incisiva e drammatica, ci permette di accostarci alla cartografìa Kandleriana attentissima nell'indagare il legame dell'habitat ur­bano con il territorio circostante, individuandone le radici storiche ed offrendo spunti per comprenderne le componenti economiche e sociali. La storiografia e la cultura dell'Otto­cento pur esaltando ad ogni passo il ruolo civile e progressivo delle città, si pensi a Cat­taneo, non hanno elaborato nella loro riflessione una compiuta teorica del rapporto tra città e territorio, limitandosi il più delle volte a sottolineare il carattere promozionale sul piano sociale dell'urbanizzazione dei villici o, ancora, ma questo è più raro, ad esaltare l'aspetto mercantile di ima società cittadina che rompe la staticità di una economia agraria di mera sussistenza imponendo ad un'intera area, fatta di un aggregato cittadino e del suo contado, un ritmo vitale prima sconosciuto. Kandler che per abito mentale non è portato all'agiografìa comunale come era invece Domenico Rossetti preso nel suo municipa­lismo dalle suggestioni dell'antico secondo l'esatta interpretazione di JNegrelli (Comune e Im­pero negli scrittori della Trieste asburgica, pag. 69 sgg.), né è ancorato ad una visuale economica definita da un ambiente tradizionale, imposta neWAlbum-Cartolare in modo nuovo l'intero tema dei rapporti tra città e territorio: riesce infatti ad individuare il ruolo subalterno e strumentale dell'una e dell'altro di fronte alle necessità di un crescente svi­luppo di traffici e di scambi che derivano da ambienti ad essi estranei ma che ne sono con­dizionati ed in un certo modo dipendenti. Questo non implica naturalmente una sottova­lutazione della patria natale alle cui memorie ed al cui ambiente egli era legato profon­damento. Ma memorie ed ambiente non sono solo motivi determinanti un attaccamento sentimentale di matrice romantica ma costituiscono gli elementi essenziali di una visione fatta di storia e di cultura del ruolo che Trieste ebbe nel passato, ha nel presente ed avrà nel futuro, un ruolo di ponte tra civiltà e popoli diversi, una funzione di passaggio obbli­gato per genti diverse alle cui necessità ed alla cui esistenza il portofranco e l'emporio hanno provveduto e provvedono, protetti dall'oculata ed efficiente amministrazione impe­riale sulla quale ora si comincia a fare luce (cfr. D. TORBIANBLLI MOSCARDA, Vicende giuridico-amministrative a Trieste da Carlo VI a Leopoldo II, Milano, 1971, ed U. COVA, L'amministrazione austriaca a Trieste agli infoi dell' '800, Milano, 1971).
In questo contesto la geografìa storica della quale la cartografia Kandleriana è la espressione più compiuta serve a definire il ruolo e la funzione esercitata nel tempo da Trieste e dal suo territorio. Di qui l'attenzione dell'autore delle Tavole alle vie di comu­nicazione naturali ed artificiali, terrestri e marittime, che hanno contribuito a determinare
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