Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1976>   pagina <258>
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Libri e 'periodici
le condizioni di vita dell'habitat urbano e che hanno legato in modo speciale a quell'habitat il suo territorio proiettato lontano, e cioè al di là di Gorizia, di Vipacco, di Lubiana e di Fiume le correnti di traffico viario ed oltre Adriatico, anche in contrasto con la Serenis­sima, quelle navali fino al momento in cui l'incrementata potenza asburgica nel Mediter­raneo ed il declino di Venezia hanno esaltato al massimo la vocazione marittima di Trie­ste. Di qui ancora il suo interesse per lo sviluppo urbano ed urbanistico dell'intera area metro­politana e la comprensione del ruolo tutto particolare assunto dal territorio nei confronti di questa, effettiva riserva spaziale per i successivi ingrandimenti dettati da un'espansione non solo portuale e notevole garanzia per la sicurezza degli abitanti data la configurazione di antemurale collinare o addirittura montuoso dell'altopiano carsico circostante. Ma le tavole che descrivono la città di Carlo VI, di Maria Teresa, di Giuseppe II, di Leopoldo H, ovvero la città che è cresciuta progressivamente con una certa razionalità intrinseca, si pensi al Borgo Teresiano ed al Borgo Giuseppino, ci pongono di fronte un complesso pro­blema di valutazione storica dello sviluppo urbano dell'Austria settecentesca. L'analisi delle carte kandleriane, infatti, ci porta alla mente anche il grande tema della crescita delle altre città dell'Impero, avvenuto per lo più nello stesso periodo di tempo. Il recente acuto sag­gio del Klingenstein su Vienna nel Settecento (in Quaderni storici: la formazione detta città industriale, 1975) dimostrando, infatti, un preciso rapporto tra la crescita urbana della capitale austriaca e l'arresto della minaccia turca dopo la rottura da parte dell'esercito di Sobiesky dell'assedio che la cingeva nel 1683 prima e poi, ancor dopo quella data, la disfatta del 1704 delle orde curuzze del ribelle ungherese Racoczy, offre indubbiamente una chiave nuova per la comprensione delle Tavole Kandleriane sul progressivo accresci­mento della Trieste settecentesca. Che, infatti, solo dopo la fine dell'espansione ottomana verso il Nord ed il conseguente ripristino della legalità e dell'ordine nelle provincie del­l'Impero, in quel tempo forse turbate più da fermenti anarcoidi di matrice feudale che da uno sviluppo coerente di coscienze autonomistiche regionali o nazionali, poteva essere garantito alle città austriache e, quindi, anche a Trieste il senso di sicurezza necessario all'accrescimento demografico ed urbano. È infatti solo con l'irrobustimento dei confini dell'Est e del Sud-Est dell'Impero e con il parallelo addomesticamento, o se preferiamo, con la contemporanea pacificazione delle sue popolazioni meridionali ed orientali che ces­sano di essere guardate normalmente con forte diffidenza e sospetto e talvolta addirittura con odio e terrore per venire invece valutate ed accettate come entità etniche particolari o come gruppi dai costumi, dalla fisionomia e dai gusti speciali, che le città possono cre­scere e prosperare.
Un confine militare sicuro collocato però a Sud e più ad Est favorisce quindi la crescita di Trieste e la conseguente urbanizzazione di vaste comunità eterogenee rispetto alla popolazione dell'antico borgo comunale che subito sono integrate nel tessuto popolare di una città le cui caratteristiche cosmopolite si delineano quasi immediatamente, con la formazione di una borghesia attiva ed intraprendente capace di dare una dimensione ernie ed un senso unitario alla vita cittadina, come anni fa ha messo in rilievo lo stesso Cervani in un insieme di brillanti saggi (La borghesia triestina neWetà del Risorgimento, Udine, 1969).
Non è quindi senza significato la raffigurazione dellVmperium romanum cum suis partibus, derivata probabilmente da un precedente atlante di Homann che Kandler pone nel Cartolare a significare l'area geo-politica imperiale agli albori del Settecento, alla vigi­lia cioè del decollo imperiale e portuale di Trieste e del parallelo accrescimento urbano delle maggiori località dell'Austria imperiale. È una carta che, pur nella estrema nitidezza dei suoi contorni lascia logicamente sfumati ed imprecisati i reali limiti territoriali dei possessi mediati della Casa d'Austria, limitandone la descrizione della sovranità ai tradi­zionali domini ereditari ed alle aree a questi soggette per diretta infeudatone. In quel­l'epoca, infatti, i confini militari dell'Impero, per la loro vicinanza al suo centro politico, apparivano ancora troppo serrati per garantire ad un tempo la crescita della capitale e lo stesso sviluppo di Trieste, collocata al bordo meridionale di quel lime* dalla cui robustezza e dalla cui certezza, conseguite successivamente, la città era destinata a ricevere prosperità e sicurezza.
Gli imperatori quasi per due secoli irrobustirono, garantirono e soprattutto allonta-