Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1976>   pagina <260>
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Libri e periodici
suscitando nella replica di Della Perula precisazioni sia sulla struttura agricola meridio­nale (più basata di quanto non si creda sulla piccola proprietà e la colonia individuale), sia sulla distinzione cronologica in due fasi, prima e dopo il 1848, momento in cui si sono chiariti, nel Sud come nel Nord, i fermenti delle classi contadine, con un conscguente aumento delle responsabilità delle forze politiche nel recepirne le esigenze.
La relazione del professor Gaetano Falzone, riguardante gli atteggiamenti mazziniani di fronte alla problematica politica della Sicilia, è partita dalla constatazione del Crispi, secondo cui Mazzini ebbe nell'isola amici, ma non seguaci, e dal documentato ampliamento che Emilia Morelli ha dato a questa tesi limitativa nella sede del congresso di studi storici sul '48 siciliano, per lumeggiare le ragioni della scarsa risposta siciliana al messaggio del­l'apostolo: anzitutto l'opposizione della nobiltà e del clero isolani alla monarchia borbonica mirava più a riottenere i privilegi perduti nell'epoca della pressione assolutistica che non a scardinare effettivamente la dinastia e le sue istituzioni, mentre la borghesia, che avrebbe potuto dare il maggior contributo al mazzinianesimo, non pervenne in Sicilia a svolgere le sue funzioni tipiche di classe dinamica ed intermedia, bensì tendeva ad inserirsi nella compagine delle classi superiori, con le ovvie conseguenze di natura politica. Falzone ha quindi indicato altre ragioni del rigetto siciliano nella mancanza dell'influenza iUumini-stìco-rivoluzionarìa francese (sostituita dall'influenza inglese, riemergente nel Crispi, e dal­l'eredità spagnola) e della tradizione carbonara, che, per quanto criticate e superate en­trambe da Mazzini, hanno costituito ovunque, ed anche nel resto del Meridione, gli ante­cedenti e gli addentellati della sua costruzione, ed ancora nelle radici meramente culturali dell'ideale nazionale in Sicilia.
Questa negativa tesi di fondo di una Sicilia chiusa al mazzinianesimo si è in parte corretta attraverso una serie di comunicazioni (di Caterina Mandala, Giuseppe Restifo. Luigi Tomeucci) e l'intervento di Enzo Sciacca, che ha ricordato gli antecedenti della de­mocrazia isolana fin dal periodo inglese, già evidenziati dal Romeo (il Risorgimento in Sicilia, Bari, 1950).
Falzone ha ammesso nella replica l'esistenza di uno spazio democratico, di un mar­gine di disponibilità siciliana al mazzinianesimo e di influenze diverse da quella inglese, ma ha fatto, per tutti questi aspetti, una questione di peso, intendendo cioè dire che ha seguito gli indirizzi più rilevanti ed incidenti nella caratterizzazione politica dell'isola.
Il prof. Tommaso Pedio ha tenuto la relazione sui comitati di provvedimento e i contrasti tra Mazzini e Garibaldi nel biennio 1861-62, considerando le due personalità come diversi e contrastanti poli della democrazia italiana, accomunati dalla visione unitaria e dalla volontà di congiungere Roma all'Italia per farne la capitale. Connessa all'azione per Roma, in alternativa di priorità, s'impostava quella per il Veneto, cui si aggiungevano, in una certa fase, contatti ed intersecazioni colla politica personale di Vittorio Emanuele II volta alla Grecia. L'episodio di Aspromonte bloccava la fase ascendente della via insurre­zionale verso l'unità, accentuando la determinazione antimonarchica di Mazzini e ridimen­sionando le possibilità dello slancio garibaldino, ma la relazione si conclude con l'avvia­mento alla ripresa del Partito d'azione . sia pure in un contesto più arduo.
In tema di rapporti tra Mazzini e Garibaldi, il prof. Ghisalberti ha colorito con al­cuni esempi la differenza dei temperamenti e delle mentalità, incorporando le rispettive impronte nella sua esperienza autobiografica, con la confessione di una preferenza giovanile per Garibaldi e di un successivo crescente accostamento al mondo di Mazzini.
L'intervento di Bianca Montale ha chiesto la verifica del peso delle organizzazioni democratiche e della stessa loro dialettica interna mazziniano-garibaldina nel Mezzogiorno, confessando che la povertà della documentazione l'ha resa difficile a lei, studiosa di tali fenomeni nell'area settentrionale.
La replica di Pedio ha ammesso, in proposito, che v'era molto di spurio e di trasfor­mistico nell'agitazione democratica del Sud, per la presenza di elementi già borbonici ed opportunistici, che ai costruivano una patente d'italianità scavalcando le posizioni sabaude col far mostra d'estremistica impazienza per Roma e Venezia, col calcolo poi di fissarsi nel mezzo al momento in cui potessero conseguire, colle minacce da sinistra, comode posizioni di potere o di guadagno. È questo, denunciato da Pedio, il coefficiente di zavorra, che non