Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1976>   pagina <261>
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Libri e periodici
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mancò nel Risorgimento e che con la sua falsa documentazione ha talora fuorviato la storiografìa.
D'altronde, nella relazione sulla democrazia a Napoli dopo l'unità, Alfonso Scirocco ha contribuito a delineare la reale, per quanto modesta, crescita del movimento democra­tico meridionale nella fase immediatamente successiva alla spedizione dei Mille e la fun­zione propulsiva esercitata da Mazzini nel maggior centro del Sud, con la cooperazione di Aurelio Saffi e Filippo De Boni e con Io strumento giornalistico del Popolo d'Italia.
I limiti della democrazia meridionale e delle possibilità mazziniane sono certamente emersi anche in questa relazione, che ha però individuato, oltre resaurimento delle mag­giori speranze, consumatosi con Aspromonte già nel '62, uomini, vicende e caratteri del­l'ambiente democratico napoletano, con particolare riferimento alla cultura, dove gli diede rilievo la vocazione di Bovio: interessanti in quel clima pervaso di hegelismo appaiono gli sforzi per un sincretismo di questa filosofìa col mazzinianesimo, che non è riuscito a farsi intendere a Napoli in tutta la globalità della propria concezione e a divenire una fede profonda. Il zelatore ha infine trattato il passaggio di una parte della democrazia su posi­zioni socialiste, che è tornato ad ascrivere, sulle orme di Rosselli e di Nettlau, ma con nuove prove, all'opera di Bakunin, contro la tesi di Aldo Romano, che ne spostò Passe dal rivoluzionario russo all'eredità lasciata da Pisacane.
Allargando il discorso al Mezzogiorno in genere e specialmente alla Sicilia, Francesco Brancato (nella comunicazione sull'ultimo Mazzini e l'opposizione meridionale) ha richia­mato l'attenzione sull'ostacolo frapposto al mazzinianesimo dal Ferrari, prima che dal Bakunin, e sul versante di destra dal Crispi. La distinzione, ormai classica ed avvalorata negli studi sull'isola, tra le caratteristiche sociopolitiche della Sicilia occidentale e quella orientale, è stata chiarita dal Brancato nell'ambito del mazzinianesimo, che trovava ad ovest un maggiore potenziale di protesta da utilizzare, ma anche il pericolo di tendenze autono­mistiche debordanti dalla sua linea unitaria, laddove verificava nelle province orientali maggior disponibilità a raccordarsi con le forze agenti nel continente ma anche una mag­giore inclinazione ad evolversi in senso costituzionale. Comunque, fallite le speranze riposte in Napoli tra il 1860 ed il '62, all'indomani del tentativo garibaldino per Roma, infranto a Mentana, Mazzini si avvicinò sempre più alla Sicilia, deciso a giuocarvi l'ultima carta, fino a sbarcarvi di persona nel 1870.
Ma Brancato ci illustra, attraverso la lente, fondamentalmente realistica dei rapporti di polizia, le deboli basi oggettive, verso le quali il patriota muoveva, e Ludovico Gatto ricostruisce, in ima comunicazione molto apprezzata, tutte le pieghe umane di quella vi­cenda avviata a concludere la grande vita rivoluzionaria, dalla solitaria sfida del viaggio verso l'isola del sognato risveglio all'arresto ed al mesto ritorno in riguardosa prigionia, lungo il Tirreno, sotto custodi rispettosi, quasi solidali nell'intimo, fino ai particolari della detenzione nel forte di Gaeta, con in faccia il mare come nella tappa iniziale di Savona.
Altra comunicazione ricca di pathos è stata quella di Tommaso Nardella sul demo­cratico foggiano Saverio Barbarisi, un nobile personaggio spentosi in prigione nel 1852 dopo il trauma di una sentenza capitale commutata nell'ergastolo. Così s'infrangeva, nella repressione del restaurato assolutismo borbonico, l'esperienza di un democratico avviato dal­l'onesto temperamento e dagli studi giuridici ad uno squisito senso della misura che spiccò nel tumultuoso '48, ma anche dotato di un coraggio civile che gli dettò una personale pro­testa per il colpo di stato dellS maggio e che lo sospinse ancora sulla breccia pur nell'illu­soria ricerca di un ultimo possibile accordo colla dinastia di Napoli.
Altre comunicazioni sono state tenute da Massimo Ganci, che si è trattenuto sul­l'aspetto strategico e militare del La Masa; da Carlo Gentile sugli spunti democratici e mazziniani nella Daunia; da Giuseppe Mangano, che ha illustrato la figura e l'opera dello storico e scrittore politico siciliano Vincenzo Natale, deputato del 1820 ed avversario della secessione palermitana; da Renato Composto, che ha opportunamente valutato i diversi risvolti dell'opposizione mazziniana alla Comune; da Donato Cosimuto, che ha riferito sul movimento democratico in provincia di Salerno durante il primo decennio postunitorio, sullo sfondo dell'economia locale ed in particolare del crollo nell'industria della lana.