Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1976
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pagina
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263
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Libri e periodici
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aspetti specifici, quali la questione dell'università italiana in Austria, l'avvenire di Trieste, le proposte di riforme nel Trentino, le trattative per un compromesso nazionale in Istria.
La XJniversitatsfrage è stata, nell'ultimo quindicennio di esistenza dell'impero, il problema che maggiormente appassionò gli Italiani d'Austria e nel contempo quello che suscitò in Italia, perché gli irredentisti lo strumentalizzarono per i loro fini più immediati, le più accese e partecipi ripercussioni. La rivendicazione di una università italiana nella monarchia danubiana rappresentò un dato comune ai vari gruppi di Italiani viventi nel confini imperiali e perciò un momento unitario di una politica di nazionalità che peraltro, in ragione della diversità e molteplicità delle posizioni ideologiche corrispondenti a situazioni locali profondamente diverse fra loro, troppo spesso si era articolata in modi differenti e perciò stesso dispersivi.
Se la richiesta di un istituto superiore di istruzione avanzata dagli Italiani d'Austria rappresentò per questi il momento unificatore di una loro politica nazionale, per il governo di Vienna costituì un nodo pericolosissimo, che non si sarebbe potuto sciogliere tanto facilmente senza provocare una serie di reazioni a catena, innescando una mina la cui deflagrazione avrebbe portato allo sfacelo dell'impero. Investendo, infatti, il problema dei rapporti nazionali tra Italiani e Tedeschi e Italiani e Slavi meridionali, la questione universitaria si inseriva in una ben diversa dimensione politica, trasformandosi, per la complessità stessa delle conseguenze implicite, in una vicenda esemplare delle incertezze e contraddizioni sono parole dell'Autore della vita nazionale, politica e parlamentare dell'ultima Austria . H fallimento della politica viennese anche in questa materia doveva risultare fatale per la monarchia asburgica perché, se in un primo momento la richiesta mirava ad una ristrutturazione dello Stato danubiano più che non al suo smembramento, all'autonomia, culturale nella fattispecie, piuttosto che all'indipendenza, in un secondo tempo la questione si trasformava in politica e il recupero dei valori nazionali trovava il suo naturale sbocco nell'irredentismo, collegando in questo modo, in via diretta, le aspirazioni degli Italiani d'Austria alla politica anti-austriaca degli irredentisti italiani.
Non dissimile atteggiamento fallimentare per gli altri problemi. Senza stare a soffermarci su ciascuno di essi, lo abbiamo fatto per il primo e a lungo perché ci sembrava emblematico della tesi sostenuta dall'Autore, la conclusione che si può trarre dalle vicende esposte in questo libro, è che alla dinastia ed alla classe dirigente austriaca mancò del tutto la capacità di rinnovare le istituzioni statali, di adeguare le loro strutture alla realtà geopolitica dell'impero in continua evoluzione. Scrive Ara: Lo Stato multinazionale avrebbe potuto trasformarsi, nel rispetto delle particolarità etniche, in una comunità nazionale nel significato volontaristico del termine, se avesse saputo acquistarsi l'appoggio di tutte le nazionalità attraverso un rinnovamento nazionale, istituzionale e sociale. In questo mancato rinnovamento risiedono i termini essenziali che spiegano l'assoluta incapacità di resistenza della monarchia asburgica, una volta investita dal turbine della conflagrazione europea (p. 218).
Ecco dunque la lezione: ce le forze centripete, troppo ristrette e prive di una ampia base di adesione, sono incapaci di opporsi alla pressione nazionale, quando essa, da elemento di scontento, si trasforma in una vera e propria forza centrifuga . Questo l'aspetto più serio del problema nazionale nella prospettiva statale dell'Austria-Ungheria. La radica-lìzzazione dei conflitti tra le nazionalità doveva determinare una struttura della lotta politica fondata su basi nazionali anziché ideologiche, sicché la mancata integrazione di tutti i gruppi etnici nella compagine dello Stato, impedendo un corretto pluralismo della lotta politica, fece si che non si realizzasse la sintesi tra pluralismo nazionale e pluralismo ideologico minando irreparabilmente, e la grande guerra lo dimostrò ampiamente, il cemento su cui si reggeva la Donaumonarchie.
GIANCARLO GIORDANO