Rassegna storica del Risorgimento
BAKUNIN MICHAIL ALEKSANDROVIC; SCANDINAVISMO; SVEZIA (REGNO) E
anno
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1976
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pagina
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283
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FONTI E MEMORIE
LA SVEZIA, LO SCANDINAVISMO E IL RISORGIMENTO ITALIANO*
Parlerò della Svezia, dello scandinavismo e del Risorgimento italiano. LWgomento appare abbastanza chiaro, ma non sarà fuori di luogo una avvertenza preliminare. Il periodo da me trattato avrà il suo centro di gravità negli anni che coincidono con la formazione dell'unità d'Italia fino a quella che può essere considerata la crisi finale dello scandinavismo, cioè il 1863-64, Il soggetto è il regno di Svezia, con esclusione quindi della Norvegia con cui allora esso era unito, È mia intenzione offrirvi un quadro, spero soddisfacente, dell'opinione che in Svezia si aveva in quegli anni del Risorgimento non in quanto manifestazione di un'affinità elettiva per l'Italia, ma per il significato che ad esso si attribuiva quale modello di un'azione diplomatica e politica non diversa che la Svezia avrebbe potuto svolgere a favore dello scandinavismo. Non ho utilizzato la corrispondenza del (governo svedese con il proprio rappresentante diplomatico in Italia in quel periodo, perché non ho volato fare una storia delle relazioni diplomatiche né avrei avuto il tempo per condurre le ricerche d'archivio. D'altra parte, last but not least9 per fare una indagine veramente completa, sarebbe stato necessario consultare anche le carte dell'archivio della Legazione di Svezia in Italia, conservate nel Riksarkivet che purtroppo per il periodo dal 1850 al 1870 presentano gravissime lacune. Parte di esse, scomparse probabilmente due delle tre casse inviate da Firenze a Roma nel 1871 al momento del trasferimento della Legazione nella nuova capitale, furono ricuperate nel 1890 dall'ambasciatore Cari Bildt. Esse erano state rinvenute per caso dal bibliotecario di Lund, Elof Tegnér, durante un viaggio di studio nelle biblioteche e negli archivi italiani, alla Biblioteca Nazionale di Roma, che, cinque anni prima ne era entrata regolarmente in possesso. Le aveva acquistate dal garzone di un pizzicagnolo, al quale erano state regalate dal padrone. Costui, analfabeta, e papalino di sicura fede, se ne serviva per incartare delle salsicce, ma, quando il garzone, che sapeva leggere, lo avvertì che si trattava di documenti di una certa importanza perché ne aveva visti alcuni con la firma di Cavour e di Rattazzi, glieli regalò nel timore che, conservandoli in bottega, i fulmini della scomunica papale potessero colpire il suo negozio. La Biblioteca Nazionale di Roma ne era entrata in possesso con la mediazione del barbiere del garzone, la cui bottega era anche frequentala dal sotto-bibliotecario della Nazionale, Giorgi."
Risale forse ai primi mesi del 1856, ai giorni in cui erano riuniti a Parigi
*) Testo integrale di una conferenza letta con omissioni, su invito dello Svenska Institutet, in lingua svedese presso gli Istituti storici delle università di Lund e di Goteborg il 21 ed il 24 ottobre ed in lingua italiana, rispettivamente il 4 ed il 5 novembre 1975, ad Uppsala su invito di quel Comitato della Dante Alighieri ed a Stoccolma su invito dell'Istituto Italiano di Cultura.
1) P. SÀMZEUUS, Ett besIcicJmingsarMv p3 villovagar. Antechningar om <t Carte Svedesi , in Meddelanden frati Riìuarkivet9 1934, pp. 130-135.