Rassegna storica del Risorgimento

BAKUNIN MICHAIL ALEKSANDROVIC; SCANDINAVISMO; SVEZIA (REGNO) E
anno <1976>   pagina <285>
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La Svezia e il Risorgimento 285
una intensa attività pubblicistica e propagandistica nella capitale francese per convincere l'opinione pubblica europea della necessità di ridurre la Russia in più modesti limiti e di favorire l'unione della Scandinavia con la restituzione della Finlandia alla Svezia. Nello stesso anno 1856 entrerà a far parte della Camera della Borghesia, di eoi fa membro fino al 1863.
Il libro del Lallerstedt non mancò di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica e della stampa europea. Se ne parlò pure nel Piemonte, dove Giu­seppe Massari, l'esule pugliese, rifugiatosi negli Stati sardi dopo il crollo delle illusioni del *48, diventato successivamente uno dei più stretti collaboratori del Cavour, ne aveva trattato alquanto diffusamente nella periodica Rassegna poli­tica atesa il 25 marzo per la Rivista Contemporanea di Torino. Nelle consi­derazioni ivi svolte egli non solo mostrò di condividere integralmente i timori e le previsioni esternate dal Lallerstedt nei riguardi dell'indirizzo di politica estera dell'impero zarista, ma vi aggiunse indicazioni di ancora maggiore pessi­mismo. Nel rilevare l'opportunità di non dimenticare che la guerra aveva risve­gliato molte speranze ed aveva fatto rinascere dei desiderii, ricordava che la pace che stava per concludersi non avrebbe appagato né quelle speranze né quei desiderii. Sosteneva, infine, con allusione, ci sembra, anche ai problemi della Scandinavia, che alle tante e così gravi ragioni, che prima del 1853 per­turbavano e scuotevano l'equilibrio dell'Europa e ne ponevano a repentaglio la tranquillità..., verrà ad aggiungersi quella non meno potente, che scaturisce dal disinganno >.
Come si vede, il nocciolo del problema sollevato dal Lallerstedt non sfuggi all'acume politico del suo recensore italiano. Gli insegnamenti tratti dalla storia e le premesse poste dalla logica inerente >al comportamento degli uomini e degli Stati non consentivano in nessun modo che si traessero deduzioni non analoghe a quelle tratte dal Lallerstedt Sulla fondatezza dell'indirizzo ispiratore del­l'opera e sulla validità politica delle asserzioni dell'autore non sussisteva dubbio alcuno. Potevano essere invece oggetto di rilievo l'esattezza delle informazioni e la natura di singoli giudizi. Su queste mende particolari dell'opera il Massari fu avvertito da un diplomatico svedese, ministro di Svezia presso -gli Stati italiani dal 1850, dal conte Cari Wachtmeister, cui furono successivamente conferite, dal 1858 in poi, altre missioni a Copenaghen ed a Londra, ed infine dal 1868 al 1871, la direzione degli affari esteri a Stoccolma dopo l'esonero del Man-derstrom. Il Wachtmeister, i cui rapporti di assidua frequentazione diplomatica con il Massari si erano trasformati, con l'andar del tempo, in legami di vera e propria amicizia reciproca, rimasti inalterati anche dopo il termine della sua missione in Italia,7) in una lettera al Massari inviata il 26 giugno, in italiano, espose in breve l'impressione tratta dalla lettura del volume del Lallerstedt. H concetto è buono , gli scrive, nobili i sentimenti, ma è pieno di errori di fatto, di giudizi falsi ed esagerati, soprattutto contro il povero re Carlo XIV, che non merita veramente di essere trattato in questo modo da un autore sve-
5) Per notìzie biografiche, cfr. S. EHIKSSON, op. eit., soprattutto pp. 255 sgg.; GUSTAF UTTERSTKOM, in Svenska man och Kvinnor, IV, p. 441.
6) Rivista contemporanea, III, voi. VI, 1856, pp. 281-282.
7) Sui rapporti del Wachtmeuter con Massari e sulle lettere a lui inviate cfr. S. Firn-LAMI, La Svezia e il Risorgimento, in I. ÀNDERSSON, Storia della Svezia, Reggio Calabria, Edizioni Parallelo 38, 1975, soprattutto pp. LV-IX