Rassegna storica del Risorgimento

BAKUNIN MICHAIL ALEKSANDROVIC; SCANDINAVISMO; SVEZIA (REGNO) E
anno <1976>   pagina <286>
immagine non disponibile

286
Silvio Furiarli
dese, e al quale la nazione svedese andrà sempre grata di averla salvata da immi­nente rovina z.
La nobiltà di sentimenti rilevata nel Lallerstedt dal Wachtmeister, che oltre ad essere diventato amico del Massari si era anche trasformato in un sincero e trepido ammiratore della causa nazionale italiana, di li a qualche anno fu confermata da una iniziativa da lui assunta al Riksdag per influire direttamente sull'indirizzo della politica estera svedese. Si era nel dicembre 1859. Ai preli­minari di Villafranca erano seguiti il 10 novembre i trattati di Zurigo, e la sorte politica delle popolazioni dell'Italia centrale rimaneva incerta a motivo del rinvio di ogni soluzione ad un congresso europeo delle potenze firmatarie del­l'Atto finale del Congresso di Vienna, e ciò nonostante il fatto che le assemblee rappresentative della Toscana, dei Ducati di Modena e di Parma e delle Ro­ma gne avessero già solennemente proclamato la loro unione al Piemonte. Ora, tra le potenze firmatarie dell'Atto finale del Congresso di Vienna, designate a partecipare al Congresso cui incombeva la responsabilità di risolvere diploma­ticamente la questione italiana, v'era anche la Svezia, la cui opinione pubblica da alcuni lustri seguiva appassionatamente lo scandinavismo, un movimento che propugnava il trionfo del principio unitario nazionale in Danimarca, Nor­vegia e Svezia, in analogia a quanto auspicato dagli Italiani dei varii stati della penìsola. Esisteva pertanto una comunanza di interessi ideali, con possibilità di identità programmatiche nel più ampio quadro della generale politica europea, tra Svezia ed il Piemonte nel nome del principio di nazionalità. E proprio nel dicembre 1859, in un periodo critico per la diplomazia sarda e per il futuro dell'idea nazionale ed unitaria italiana, nella seduta del 14 dicembre alla Ca­mera della Borghesia fu presentata una mozione con cui si chiedeva di munire il plenipotenziario svedese, il quale avrebbe rappresentato la Svezia nel pros­simo congresso convocato per sistemare gli affari italiani, di istruzioni tali che gli ingiungano di consentire nell'avviso di coloro i quali difenderanno il principio del non intervento e il diritto che ha il popolo italiano di pronunziare esso stesso sul suo destino politico .
Il promotore di questa mozione, che costituisce tra l'altro, insieme ad un'al­tra presentata nel 1863, sempre alla Camera dei Borghesi, dal deputato Bjorck sulla questione polacca,9) il primo tentativo degli Stati di influire direttamente sull'indirizzo della politica estera, fu proprio il rappresentante di Vadstena e Skeninge, Gustai Lallerstedt. Nel testo di questa mozione10) Lallerstedt ritornò sul tema solo accennato tre anni prima nel suo libro, sulla identità degli inte­ressi del Piemonte e della Svezia e sullo svolgimento parallelo delle aspirazioni nazionali italiane e scndinaviste. Tre giorni dopo, il 17 dicembre, la mozione
8 Wachtmeister a Massari, Genova, 26 giugno 1856; Museo Centrale del Risorgi­mento, Roma, busta 818, 33.
9> A. BnusEwiTZ, Riksdagen och utrikespolitiken, in Sverìges Riksdag, Stockholm, 1938, voi. XV, pp. 79-82.
*) Per una più esauriente informazione sul dibattito della mozione a favore dell'Ita­lia al Riksdag cfr. F. MASSAI, Le Riksdag pour l'independance italienne en 1859, Fi­renze, 1911; K. MELLANDEK, En parlamentarisk opinionsyttring fràn Sverige i den italienska fràgan 1859, in Ver Sacru.ni, 1917, pp. 139-147; S. FURLANI, La Svezia e l'unità d'Italia, in Nuova Antologia, n. 482, 1961, pp. 469-486; lo., L'unità d'Italia nelle discussioni dei Parlamenti esteri (1859~1861), Roma, Segretariato Generale della Camera dei Deputati, 1962, I, pp. 97-105; lo., La Svezia ed il Risorgimento cit., pp. XXX sgg.