Rassegna storica del Risorgimento

BAKUNIN MICHAIL ALEKSANDROVIC; SCANDINAVISMO; SVEZIA (REGNO) E
anno <1976>   pagina <287>
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La Svezia e il Risorgimento 287
fu oggetto di un'ampia discussione, in cui il numero e la personalità dei parte­cipanti ed il carattere delle considerazioni svolte costituiscono una viva testi­monianza della profonda simpatia nutrita dal popolo svedese verso le aspira­zioni e verso le speranze degli italiani che intendevano affidare il loro destino al Piemonte ed alla monarchia sabauda. Tutti gli oratori che parteciparono alla discussione si dichiararono favorevoli alla causa italiana, anche se alcuni di essi manifestarono timore per l'iniziativa promossa dal Lallerstedt, iniziativa che da una parte era ritenuta non perfettamente costituzionale in quanto ingerenza della Rappresentanza popolare nella prerogativa sovrana della condotta delle rela­zioni estere, e dall'altra pericolosa, perché poteva come ricordò il deputato Boman , se posta in relazione con la politica di neutralità assoluta procla­mata dal governo nei 1853 durante la guerra delle potenze occidentali contro la Russia, insospettire qualche potenza straniera sulle reali intenzioni di questo atteggiamento costituzionalmente non del tutto legittimo degli Stati del Regno. I deputati che sostenevano incondizionatamente la mozione ritenevano invece che la sua approvazione, oltre ad assumere il significato di un appoggio morale alla causa italiana, veniva a rafforzare di per sé la posizione politica del Go­verno e razione diplomatica del plenipotenziario svedese al Congresso. Inter­vennero nel dibattito, tra gli altri August Bianche, Lars Johan Hierta, Cari Waern e Albert Wilhelm Bjorck.
Al termine del dibattito Lallerstedt chiese la parola. Egli esordi con il rin­facciare, a quanti avevano sollevato delle preclusioni procedurali contro l'ado­zione della mozione, di non aver compreso l'alto significato che assumeva l'ap­poggio morale accordato dal Riksdag o anche solamente dalla Camera della Borghesia eletta dal popolo, all'Italia, poiché la Svezia, pur non essendo una grande potenza, faceva in tal modo sentire la forza della democrazia anche nell'areopago dei principi. Insistendo sulla necessità di osservare il principio del non intervento, Lallerstedt concluse così il suo discorso:
Nella proclamazione, che il governo Toscano trasmise alle grandi potenze dopo l'ele­zione del principe di Carignano, è affermato esplicitamente che il popolo toscano, nel­l'eventualità che quell'atto non fosse riconosciuto legittimo, opporrebbe la forza alla forza, anche se fosse certo di soccombere. E si può essere sicuri che gli Italiani lo farebbero, ed in questo modo non solo l'Italia, ma tutta l'Europa, sarebbero posti a ferro e fuoco. Se pertanto si sostiene la libertà dell'Italia, si contribuisce egualmente alla futura tranquillità dell'Europa. Se l'indipendenza dell'Italia è riconosciuta, essa assumerà presto nel concerto europeo il posto che le spetta di diritto, introducendovi un elemento vivo e nuovo, indub­biamente fruttifero per la libertà.11)
Il Congresso europeo poi non ebbe più luogo. Fece tuttavia impressione particolare nei circoli politici eardi l'atteggi amento assunto dalla Svezia in quella congiuntura incerta per il futuro dell'indipendenza e dell'unità italiana, ed il ministero degli Esteri decise di inviare subito un incaricato d'affari nella sede di Stoccolma, da alcuni anni rimasta scoperta. Ne fu incaricato il marchese Giovanni Antonio Migliorati, nativo di Genova, il quale, il 2 febbraio 1860, giungendo da Copenaghen, sbarcò sul suolo svedese a Helsingborg.12) La citta*
"> Borgarstàndets ProtokoU, Seduta del 17 dicembre 1859, Bd. I, pp. 552-573. ,2) Sulla personalità del Migliorati e sul contenuto delle istruzioni dategli dal ministro degli Esteri Dabormida cfr. S. FDBLANX, La Svezia e VunM d'Italia cit., pp. 479-481.