Rassegna storica del Risorgimento

BAKUNIN MICHAIL ALEKSANDROVIC; SCANDINAVISMO; SVEZIA (REGNO) E
anno <1976>   pagina <289>
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La Svezia e il Risorgimento 289
polo italiano. La posizione coerente di questi ultimi in ordine sia alla questione italiana sia a quella norvegese per ambedue essi intendevano che fosse ri­spettata la volontà delle rispettive Assemblee rappresentative non esclude la supposizione che per Lallerstedt, Bianche, Hierta, Waern e per diversi fautori della causa italiana nelle altre Camere del Riksdag , la mozione Lallerstedt dovesse costituire la manifestazione parlamentare di un indirizzo politico, va­lido anche per la discussione sulla legittimità unionista dell'atto dello Stor-tàng. La questione italiana, da argomento precipuo di politica estera, si tra­mutava pertanto, considerata la natura dei gruppi e delle persone impegnate nella controversia sull'Unione, quasi in motivo di qualificazione su di un oggetto di politica interna svedese, e le manifestazioni in onore del nuovo inviato di­plomatico eardo venivano necessariamente assumendo la funzione di una inge­renza indebita negli affari interni del Regno. Per questi motivi il marchese Migliorati ritenne norma di buona correttezza diplomatica il non accettare gli inviti per manifestazioni pubbliche, anche se questi, come fu il caso, gli veni­vano rivolti da membri del Riksdag. La condotta del Migliorati fu seguita dalla incondizionata approvazione del Carutti, segretario generale al Ministero, che avverti esattamente il pericolo che avrebbe potuto derivare agli interessi della eausa italiana da una supina acquiescenza dell'inviato alle dimostrazioni di simpatia del popolo svedese.1?) Dimostrazioni che di lì a poco anche durante l'impresa garibaldina ebbero una significativa eco nella stampa. Dopo la capi­tolazione di Palermo apparve, ad esempio, sul Goteborgs Handels-och Sjòfarts-Tidning del 19 giugno 1860, un eloquente articolo del noto giornalista e scrit­tore Rydberg, nel quale, dopo aver sintetizzato il corso degli avvenimenti del­l'anno precedente, il loro soffocamento da parte dei Gabinetti e la successiva decisa ripresa mediante l'iniziativa diretta di Garibaldi, si auspicava il compi­mento dell'unità itliana.18)
Al riconoscimento della nuova monarchia unitaria la Svezia, a giudicare almeno dalle manifestazioni della pubblica opinione, non avrebbe pertanto op­posto preclusioni di natura particolare. Sulla questione il Governo di Stoccolma assunse tuttavia all'inizio un atteggiamento riservato ed il Manderstròm, ministro degli Esteri, non mancò di istruire il conte Piper, ministro a Torino, sulla condotta da seguire nell'eventualità di una comunicazione ufficiale sull'assun­zione di un titolo, che fosse espressione del mutato stato giuridico del sovrano presso il quale era accreditato. Il Piper ne doveva prendere atto ad referendum, perché, come gli scrisse il ministro degli Esteri nous ne sommes pas appelés a regler les premiers une difficulté de ce genre .I9J Era una evidente critica per quella parte della propria opinione pubblica che pretendeva che la Svezia procedesse al riconoscimento non appena le Camere piemontesi avessero appro­vato il disegno di legge (che sarà presentato al Senato il 21 febbraio) senza attendere la necessaria notifica in sede diplomatica e l'accoglienza ad essa riser­vata da altre potenze europee. La preoccupazione per l'osservanza delle buone
17) Camiti a Migliorati, 19 marzo 1860, in Archìvio del Ministero degli esteri, Roma. Registro copialettere legazione in Svezia e Danimarca (1846-1865), cfr. S. FURLANI, La Svezia e l'Unità d'Italia cit., p. 484, nota 1.
18) Goteborgs handels-och sjofartstidning, 19 giugno 1860.
li) E. NAUMANN, Sveriges erkannande av Konungariket Italien, in Sverige-Italien, I, 1927, HSfte I, 10.