Rassegna storica del Risorgimento

BAKUNIN MICHAIL ALEKSANDROVIC; SCANDINAVISMO; SVEZIA (REGNO) E
anno <1976>   pagina <292>
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Silvio Furiant
stituzione di una unica rappresentanza nazionale dei due paesi che per la sua composizione potesse provocare anche l'abolizione dell'assemblea degli Stati in Svezia, gli ricordò l'esempio dell'Italia a dimostrazione delle vittorie che pote­vano essere conseguite con l'unione e la libertà. Il Motzfeldt di rimando gli ri­cordò (tenendo presente, è probabile, che Gaeta ancora stava resistendo alle truppe piemontesi), che era meglio soprassedere per un po' di tempo alle spe­culazioni unitarie e di aspettare lo sviluppo degli avvenimenti in Italia, per il cui futuro le previsioni non gli apparivano particolarmente rosee. E aggiun­geva, nella lettera indirizzata a Birch-Reichenwald, queste assai poco lusin­ghiere parole, per l'Italia: Questa maledetta Italia ha non piccola parte nei nostri guai. E come se non bastasse mi tocca sentire degli scandinavi che espri­mono la loro ammirazione ed i loro più vivi desiderai. Non riesco nemmeno a far capire al nostro amico nomo di Stato Manthey che vi sono dei movimenti come l'ungherese con i quali i norvegesi devono simpatizzare, e che invece dobbiamo fare all'Italia l'augurio di finire in fondo al mare . (Det fordomte Italien, det har ikke liten del i vare ulemper. Og sa bar jeg den ergrelse a hore nordmenn brekke av sig beundring og hoitidelige nsker, Ikke engang vàr venn statsmannen Manthey kan jeg fa til a begripe at det er bevegelser som den i Ungarn som nordmenn har à ympatisere med, at Italien mi vi onske pà havsens bund).
Nella situazione interna svedese, oberata ed aggravata dalla contemporanea presenza di problemi difficilmente riducibili ad un'unica e lineare soluzione politica, ogni avvenimento esteriore, in grado di accendere gli animi della po­polazione, diventava motivo di sfruttamento politico, dall'arresto di Garibaldi sull'Aspromonte26) aìYukase dello zar per la celebrazione della vittoria di Pol­lava nel 1862 fino alla insurrezione della Polonia nel 1863. Promotori di tale permanente agitazione dell'opinione pubblica erano, come è naturale, sempre i liberali-radicali, raccolti intorno aWAftonbladet, che riuscivano, ricorrendo alla attrazione magica esercitata dal verbo liberale e scandinavi sta, in ogni caso a raccogliere adesioni anche tra gli adepti di altre fedi politiche. Sepolta ogni illusione di unione scandinava dal fallimento della conferenza di Ulriksdal nel 1863 e dalla guerra della Danimarca con l'Austria e la Prussia, qualche scan­dinavi sta, perduta ogni speranza in una soluzione inserita nel contesto del con­certo politico europeo, intravide il miraggio della congruità di un'iniziativa rivoluzionaria, fondata sulle masse popolari e non sulla diplomazia. Questo mutamento della base strumentale non trascinò, tuttavia, con sé la fiducia sempre professata nell'affinità esistente nei riguardi del procedimento unitario italiano. La ricostituì ad un livello diverso di azione, su di un piano internazionale. Queste le ragioni che spinsero, ad un certo momento, uomini come August Bianche, August Sohlman, Adolf Hedin, a condividere le ideologie del rivolu­zionario russò Michele Bakunin, ed alcuni di essi ad aderire, nel 1864, alla sua Société internationale Beerete de l'émancipation de l'humanité.
25) Ketil Motzfeldt a Birch-Bcichenwald, 23 dicembre 1860, cfr. F. STANG, Statthol-dersak og unionsstrid 1856-1862, Oslo, 1943, p. 302.
261 Dopo il fatto di Aspromonte fu tenuta a Stoccolma una dimostrazione in onore di Garibaldi, presieduta da Bianche e con la partecipazione di Sohlman, Hierta e K. A. Lindstrom, cfr. S. FuRLANi, La Svezia e il Risorgimento cit., pp. XXXIX-XLI.
À. HOLMBEBG, Slcandiriavismens Kris. Alliansfràgan vàren och sommaren 1863, in Scandio, n. 17, 1946, pp. 137-211.