Rassegna storica del Risorgimento
BAKUNIN MICHAIL ALEKSANDROVIC; SCANDINAVISMO; SVEZIA (REGNO) E
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1976
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La Svezia e il Risorgimento
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dell'agitatore russo, difeso AH'Aftonbladet contro le accuse di comunismo rivoltegli dal Posttidningen.39) Era una convergenza dettata dal comune obiettivo di costituire un forte movimento di opinione pubblica a favore dei Polacchi, originato dalla profonda ostilità verso la Russia degli zar. Su tale identità di interessi confluirono calcoli politici e convincimenti dottrinari dalle dimensioni che spesso superavano il limite tra la razionalità e la fantasia. Vi erano rappresentati gli pseudo-realisti dello scandinavismo diplomatico, che non erano tuttavia alieni dal farsi suggestionare, sull'esempio di Vittorio Emanuele II e di Cavour, dalla prospettiva di una unificazione coordinata dall'alto, da Carlo XV, più che sorta spontaneamente dalla volontà popolare. Vi era chi, come Nordstrom, Emil von Qvanten, Nordenskióld, nell'in tra vedere un'occasione della disgregazione dell'impero russo, collegava a tale evento una reintegrazione della Finlandia, sia pure in una veste costituzionale maggiormente corrispondente ai nuovi ideali nazionali, nella comunità statale alla quale nel 1809 era stata sottratta. Né mancava chi, pur non rinnegando la gloria della tradizione monarchica, riteneva, come Àngust Bianche, il popolo unica espressione della volontà nazionale, da lui manifestata nei movimenti di opinione ed in democratiche assemblee rappresentative basate sul principio dell'eguaglianza di tutti i cittadini.
Ad August Bianche lo scandinavismo come movimento nazionale unitario appariva troppo monarchico ed avulso dalla realtà. Egli non escludeva la possibilità di attuare in Scandinavia quanto era accaduto nella penisola italiana. È evidente, -tuttavia, che, per la sua formazione politàco-àdeologica e per affinità sentimentale, egli ritenesse decisivo il contributo dell'iniziativa popolare. Tra la volontà regia e quella del popolo August Bianche accordava rilevanza determinante alla seconda, l'unica che potesse promuovere tanto una genuina manifestazione della coscienza nazionale quanto una responsabile e matura partecipazione di tutti i cittadini alla vita politica dello Stato. Nel suo scetticismo verso i tentativi di scandinavismo politico in atto, Bianche partiva da una constatazione ovvia, che già era stata fatta anni prima, dall'erudito danese Christian Molbech, dal fatto, cioè, che la individualità storica delle singole nazionalità della penisola scandinava costituiva un ostacolo insuperabile alla loro unità , alla loro fusione in una sola nazione scandinava.
Lo stesso Bianche, ed altri con lui, Hjerta, Lallerstedt, Waern, avevano sperimentato personalmente la verità di questa asserzione durante la crisi scoppiata apertamente tra Svedesi e Norvegesi all'indomani del 9 dicembre 1859, con l'abolizione, da parte dello Storting , della luogotenenza a Cristiania. Nel dibattito al Riksdag era prevalsa allora l'opinione di coloro che sostenevano, contro la legittimità della deliberazione dello Storting,415 la competenza comune sulla materia che era oggetto della controversia. Non mancarono di prò-
3 NETTIAO, op. cit.t p. 162; D. LUWDSTBÒM, art. cit., pp. 29-30.
40) Cu. DEGN, Orla Lehmann und der nationale Gedanke, Dusseldorf?, 1935, pp. 242-
243.
41) Sull'interpretazione giuridica dell'Atto di Unione e della deliberazione del 9 dicembre 1859 cfr. S. ANGREN, flagra randanteckningar tilt stortingets adress av den 23 aprii 1860, in Studier tittagnade Fredrik Lagerroth, Lund, 1950, pp. 27-38; F. DAHL, Our JorbSUandet mellan Riksakten och Sverìges och Norges grundlagar. Nàgra iahttagelser ara den svenska och norslca opinionsutvecMingen fram UH StathSllarkrisen 1859-60, in Slatsvetenskaplig Tidahrift, n. 63, 1960, pp 26-53. Sulla questione è fondamentale F. STANO, Stottholderaok og uniomstrid 1856-1862, Oslo, 1943.