Rassegna storica del Risorgimento
SOCIET? DELL'EMIGRAZIONE ITALIANA IN TORINO; TOMMASEO NICCOL?
anno
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1976
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pagina
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323
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NICCOLO' TOMMASEO E LA SOCIETÀ DELL'EMIGRAZIONE ITALIANA
IN TORINO
Dopo la sconfitta di Novara, avendo il re di Napoli, il papa, i duchi di Modena e Parma e il granduca di Toscana ritirate in fretta le costituzioni e ripreso a governare sul modello austriaco, il solo Piemonte, conservando lo Sta tuto, restava un sicuro asilo per quanti fossero perseguitati a causa delle loro convinzioni liberali. Tra il 1854 e il 1859 vi si rifugiò, trascorrendovi parte del suo secondo esilio , anche Niccolò Tommaseo.
Questi era partito per Torino da Corfù nel maggio del '54, rifiutandosi peraltro di sottoscrivere la dichiarazione di rinuncia all'attività politica generalmente prescritta agli emigrati che richiedevano ospitalità negli Stati sardi. n Appena giuntovi, mentre YArmonia gli lanciava frecciate sarcastiche, fu accolto invece con calore nella Società dell'Emigrazione Italiana in Torino H nel cui stesso palazzo andò tra l'altro a stabilirsi.2) Su questa Società, per la verità, si sapeva ben poco, così come poco noti erano i fini precisi che si prefiggeva. 3) Una documentazione conservata presso la Biblioteca Augusta di Perugia4) dalla quale abbiamo tratto le presenti notizie sul Tommaseo, e che formerà oggetto di un nostro imminente e più ampio studio consente ora di ricostruirne le vicende essenziali. Qui diciamo solo che la Società era stata costituita nella capitale piemontese nel giugno del 1851 per sopperire, con mezzi propri e con donazioni, alle necessità degli emigrati politici che ad essa si asso-
S1 Cfr. N. TOMMASEO-G. CAPPONI. Carteggio inedito dal 1833 al 1874, per cura di I. DEL LUNGO e P. PRUNAS, voi. Ili, Bologna, 1929, p. XIX. La dichiarazione prescrìtta agli esuli era la seguente: <c Prometto di portarmi come un uomo onesto, di tenermi in tutto alieno dalla politica, e di non prendere parte nella medesima né stampando né in altra maniera (cfr. ivi, p. 39).
3 Scrivendo al Vieusseux il 14 maggio 1854, il Tommaseo gli comunicava il suo indirizzo in Via Vanchiglia, Casa A monelli, n. 11 (cfr. ivi, p. 262): qui appunto ebbe sede, per un paio d'anni, la Società dell'Emigrazione Italiana (cfr. Biblioteca Augusta Perugia [B.A.P.L MS. 2220).
3) Si vedano alcune notizie in: D. GIURIATI, Memorie dfemigrazione, Milano, 1897; E. MORELLI, / fondi archiviatici del Museo centrale del Risorgimento. XXII. Le carte di Michelangelo Vinto, in Rassegna storica del Risorgimento, a. XLV (1958), pp. 115-118; S. ROTA GHISA UDÌ, L'emigrazione calabrese in Piemonte (1848-1860), in Calabria nobilissima, 1960, pp. 1-10; S. CELLA, Documenti torinesi sull'emigrazione politica veneta (1849-1860), in Ateneo veneto, a. CLIII (1961), pp. 1-17.
*) Vi furono depositate dal perugino Ariodante Fabretli, che della Società fu l'ultimo presidente. Il Fabretti era nato a Perugia il 1 ottobre 1816. H 28 gennaio 1849 fu eletto deputato alla Costituente romana, della quale fu anche uno dei Segretari. Caduta la Repubblica, andò in esilio a Firenze, dove collaborò attivamente tAY Archivio storico italiano. Espulso dalla Toscana, riparò a Torino, dove visse lavorando alla monumentale opera Corpus Inserì ptionum ItaUcarum. Nel giugno 1857 fu eletto vice presidente della Società dell'Emigrazione italiana; pochi mesi dopo presidente della stessa. Successivamente insegnò nelle università di Modena, Bologna e Torino, Eletto deputato di Perugia per la XIII legislatura nel 1876, militò nelle file della Sinistra, finché, con R. Decreto del 20 gennaio 1889, fu nominato Senatore.