Rassegna storica del Risorgimento
SOCIET? DELL'EMIGRAZIONE ITALIANA IN TORINO; TOMMASEO NICCOL?
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1976
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324
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324 Gian Biagio Furiozzi
ciassero mediante l'acquisto di almeno un'azione mensile; ciò in considerazione della insufficienza dei sussidi stanziati dal governo piemontese e distribuiti attraverso il Comitato Centrale dell'emigrazione diretto dall'abate Cameroni. Promossa e sostenuta da alcuni dei più noti esuli politici riparati in Piemonte all'indomani del '48-'49 (ricordiamo tra gli altri G. Francesco Avesani, Timoteo Riboli, Andrea Cattabeni, Antonio Litta, Giorgio Pallavicino, Gustavo Modena, Carlo Mayr), raccolse molte centinaia di patrioti di ogni parte d'Italia ai quali offrì, nei limiti delle sue possibilità, assistenza morale e materiale. I mezzi finanziari le provenivano dalle contribuzioni mensili degli associati, dagli aiuti dell'emigrazione più agiata e dalla beneficenza; fu sciolta, per naturale esaurimento dei compiti, nel febbraio del 1860.
In merito all'arrivo del Tommaseo a Torino, si è più volte ricordato come il Cameroni gli offrisse, con una lettera ampollosa, un sussidio del suo Comitato e come il dalmata lo rifiutasse, deciso a non contrarre debiti di gratitudine col governo piemontese.6 Ora possiamo dire che, se l'esule potè mantenersi indipendente da sgraditi condizionamenti, ciò gli fa reso possibile anche dal far parte, in posizione autorevole, della Società dell'Emigrazione Italiana . Già il 28 maggio del '54, infatti, il Consiglio direttivo della Società allora presieduta da Mariano D'Ayala lo nominò socio promotore; l'Assemblea gene" rale del 18 giugno successivo lo elesse poi socio ordinario all'unanimità, designandolo addirittura come Presidente, anche se con una maggioranza non molto ampia (35 voti su 66 presenti). Il dalmata, forse anche per questo motivo, ma soprattutto per essere, in fondo, l'ultimo arrivato, rinunciò alla carica, continuando tuttavia a far parte degli organi direttivi della Società come Consigliere straordinario. Scritta in questa sua qualità, ci resta una lettera che, dai riferimenti contenutivi, possiamo datare al luglio 1854:
Al Consiglio della Società dell'Emigrazione7)
Sebbene io abbia pregati i colleghi Carrano 8) e Mercantini W di riferire il mio voto, ciò nondimeno, trattandosi di cosa ch'io stimo importante al decoro e al benessere della Società, mi tengo in debito di soggiungere anco per iscritto la mia instante preghiera che
5) Si veda: A. M. RINALDI, L'archivio dell'emigrazione italiana nel Piemonte conservato a Treviglio (Archivio cameroniano). in Bergamum, a. XXXIV (1960), pp. 273-293; Io., L'abate cavaliere: Carlo Cameroni nel primo centenario della morte, in Atti dell'Ateneo di Scienze e Lettere ed Arti in Bergamo, a. XXXII (1962-1964), pp. 141-156.
<9 Cfr. u. VALENTE, Il soggiorno di Niccolò Tommaseo a Torino, in Archivio storico per la Dalmazia, a. XVI (1933), p. 545; M. L. ÀSTALDI, Tommaseo come era, Firenze, 1966, p. 506. Ciò non impedì tuttavia al Tommaseo di segnalare al Cameroni qualche esule per un sussidio; si veda E. Di CARLO, Lettere di Niccolò Tommaseo per alcuni rifugiati politici, in Archivio storico per la Dalmazia, a. XVI (1933), pp. 485-490.
7) B.A.P., Ms. 2184. Questa lettera e la successiva non sono comprese in quelle pubblicate da: E. Di CARLO, Niccolò Tommaseo ed Ariodante Fabretti, in Archivio storico per la Dalmazia, a. XIII (1932), pp. 86-90.
8) Francesco Carrano, già ufficiale borbonico, si dimise nel 1848 per prendere parte alla difesa di Venezia come comandante di una compagnia di volontari del corpo pontifìcio sotto gli ordini del Durando, poi come addetto allo Stato maggiore del gcn. Guglielmo Pepe. Nel 1849 emigrò in Piemonte, operando e scrivendo a sostegno della politica cavou-riana. Nel 1854 faceva parte del Consiglio direttivo della Società dell'Emigrazione italiana.
9) Luigi Mercantini, anch'egli esule per molti anni in Piemonte e poi in Liguria, nel 1854 fu Segretario generale della Società.