Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA RELAZIONI CON LA SPAGNA 1887-1891; RUDIN? ANTONIO STARAB
anno <1976>   pagina <328>
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Giancarlo Giordano
Tuttavia fu solo con l'avvento del marchese de la Vega de Armijo a ministro degli Esteri che la brutta piega si trasformò in crisi. Attento testimone ne fu Giuseppe Tornielli, a quel tempo ambasciatore d'Italia a Madrid, il quale, nel commentare, in un rapporto del 9 luglio 1888 a Francesco Crispi, allora presi­dente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri, l'impressione suscitata presso i circoli politici madrileni dalla notizia del viaggio a Pietroburgo dell'imperatore di Germania, impressione che egli, Tornielli, capiva e giustificava in parte, aveva registrato i primi sintomi del cambiamento di direzione della politica estera spagnola.
Una diplomazia accorta ed attenta aveva scritto avrebbe dovuto se­gnalare in tempo al governo spagnolo le tendenze del gabinetto di Berlino che si erano diggià abbastanza chiaramente palesate fin da quando, vivente ancora l'Imperatore Guglielmo I, si era veduto che, pur di evitare il pericolo di una guerra orientale che avrebbe fornito alla Francia l'occasione di tentare la pro­pria rivincita in una azione parallela a quella della Russia, il gabinetto di Ber­lino si sarebbe acconciato al necessario per rannodare le antiche relazioni sue con Pietroburgo .4) Una siffatta manifestazione di amicizia fra i due imperi non poteva rimanere indifferente per il gabinetto di Madrid, specialmente in vista delle conseguenze che essa avrebbe potuto produrre nelle relazioni dell'Inghil­terra con la Germania, tanto più che a proposito dell'affare marocchino Londra aveva chiaramente eluso ogni impegno che l'avrebbe opposta a Parigi.5)
Ciò spiegava a sufficienza le ragioni per le quali la Spagna considerava come poco sicuro per sé qualsiasi passo che potesse farla inclinare più verso Berlino che verso Londra, qualora l'intimità tra le due grandi potenze avesse mostrato di pericolare.
Per quanto riguardava i rapporti con l'Italia, Tornielli, pur non mostran­dosi entusiasta del nuovo ministro di Stato,6) si era augurato di poter ripigliare con il nuovo ministro per gli affari esteri il lavoro seguito con il suo predeces­sore per dare una base di interessi comuni alla intimità delle relazioni fra l'Italia e la Spagna , tanto più che le ragioni che a tale intimità potevano dar valore speciale non avevano certamente cessato di esistere, almeno per l'Italia.7* E tale fiduciosa aspettativa aveva trovato l'immediata conferma in certe affermazioni dell'ambasciatore spagnolo a Berlino, conte di Benomar, secondo cui il marchese de la Vega de Armijo non solo approvava gli accordi del 4 maggio 1887, ma addirittura sperava di dar loro ulteriore sviluppo, anche se il ministro di Stato auspicava une certame réciprocité dans des accords contenus d'étroites limites, pour l'Espagne du moins, qui donnait plus qu'elle ne recevait.8)
Nonostante queste dichiarazioni di buona volontà e contro le speranze di Tondelli, i rapporti italo-spagnoli tuttavia erano peggiorati. Ai primi di ottobre, infatti, l'ambasciatore italiano aveva lamentato l'atteggiamento poco amichevole
4) Tornielli a Crispi, rapporto del 9 luglio 1888, n. 203 riservato, in ASMAE, c.v. 9,
ins. L
5) Cr. P. RENOUVIN, Il secolo XIX 1871-1914. L'Europa al vertice della potenza,
Firenze, 1961, p. 131.
6) Cfr. F. CUBATO, La questione marocchina e gli accordi italo-spagnoli del 1887 e del 1891, Milano, 1964, voi. II, p. 17, nota 3.
7) Tornielli a Crispi, rapporto del 9 luglio 1888, n. 203 riservato, oit.
8; De Launay a Crispi, rapporto del 15 luglio 1888, n. 414, Confidenziale e riservato, in ASMAE, o.v. 9, ina, I.