Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA RELAZIONI CON LA SPAGNA 1887-1891; RUDIN? ANTONIO STARAB
anno <1976>   pagina <331>
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Di Rudiriì e gli accordi italo-spagnoli 331
eessore del marchese de la Vega de Armijo, duca di Tetuan.I4) Al termine dei colloqui il Maffei aveva riportato l'impressione che il nuovo gabinetto spagnolo fosse disponibile per un serio rilancio dell'amicizia con l'Italia, anche se talune obiettive difficoltà, segnatamente a proposito del Marocco, inducevano il governo di Madrid ad avanzare la richiesta di miglioramenti da apportare al testo degli accordi dell' '87. Malgrado ciò, l'ambasciatore era comunque del parere che fosse conveniente rinnovare l'accordo del 4 maggio. Fare qualche concessione alla Spagna che garantisse la sicurezza dei suoi possedimenti africani in fin dei conti osservava non è che una questione puramente di principio, e non occorrerebbe che concertare una formula atta a soddisfare la suscettibilità di questo paese .i5ì
E in effetti il testo concordato tra l'ambasciatore italiano e il duca di Tetuan era piuttosto moderato, pur rispondendo a tutte le esigenze del governo di SJVi. Cattolica. La Spagna vi si leggeva dichiara che lo status quo alla preser­vazione del quale mira l'accordo devesi intendere non solo in relazione con lo stato di fatto nel Marocco, ma anche in relazione con lo stato di diritto giusta il trattato di Uad Ras, senza che ciò menomi la sua libertà d'azione per mantenere la sicurezza delle frontiere spagnuole sul territorio marocchino .16)
L'intesa sembrava dunque potersi presto raggiungere. La firma degli stru­menti del nuovo accordo, consenzienti già i gabinetti di Berlino e Vienna, non­ché concordato il modus procedendo 17> non pareva dover incontrare ostacoli e ritardi. Senonchè il desiderio del marchese Di Riudinì di comunicare al governo inglese il nuovo accordo,18) allarmò non poco Maffei e Tetuan i quali non ne vedevano la immediata necessità. Ma per l'Italia l'amicizia dell'Inghilterra era troppo * preziosa ' per metterla in pericolo con una simile scorrettezza, tanto più poi che nel 1887, consenziente il governo spagnolo, il Convento era stato comunicato a Londra. Niente ora per il Di Rudinì giustificava l'abbandono della prassi adottata nel passato.
Per il Maffei, invece, il motivo c'era e come. Egli non credeva che le ri­serve formulate dal governo di Madrid potessero essere ben viste a Londra. < Vorrei sbagliarmi scriveva verso la fine del mese di marzo ma Be Lord Salisbury, oltre alla sua naturale diffidenza, le giudicherà alla stregua delle opi­nioni costantemente espresse dal suo Rappresentante a Madrid, sicuramente non accetterà la formula spagnuola, e ci troveremo allora davanti ad un ostacolo in­sormontabile T. l9> D'altro canto la dichiarazione referentesi al rispetto dello status quo non è mutata, e se tra le parti contraenti ha avuto luogo uno scambio confidenziale di spiegazioni circa una questione di principio stata ritenuta fon­data, non esiste, a parer mio, motivo di sorta per divulgarlo . Questo significava
14> Maffei a Cripi, rapporto del 19 gennaio 1891 n. 45/10 segreto, in ASMAE, cv. 9, ins. IL
**> Maffei a Di Rudinì, annesso cifrato del 16 febbraio 1891, in ASMAE, c.v. 9,
ina. Ili.
,6> Maffei a Di Rutlinì, telegramma in arrivo del 22 marzo 1891 h. 7.55 p.m., in
ASMAE, c.v. 9, ina. III.
J7> Di Rudinì a Maffei, dispaccio del 23 marzo 1891 n. 10451/20 (in cifra), in ASMAE,
c.v. 9, ins. III.
M) Di Rudinì a Maffei, telegramma in partenza del 24 marzo 1891 h. 1.35 s. (in cifra), in ASMAE, c.v. 9, ins. III.
,9> Maffei a Di Rudinì, telegramma in arrivo del 29 marzo 1891 h. 10 s., in ASMAE, c.v. 9, ins. III.