Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA OPINIONE PUBBLICA 1897-1903; ITALIA RELAZIONI CON I PAES
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1976
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Italia e area balcanica 1897-1903
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D'altra parte la successione dei fatti, dagli avvenimenti africani ai nuovi momenti di tensione nell'area balcanica, davano oggettivamente sempre più spazio e portata a voci diverse, prima ignorate o respinte, ed aprivano ad esse strade fino ad allora chiuse nella formulazione di aspirazioni ed interessi vivi nel paese. Non un nuovo modo di condurre la politica estera, quindi, bensì un nuovo ed assolutamente inedito per l'Italia meccanismo di formazione dei consensi di cui i pubblici poteri negli anni successivi sembrarono avere un sempre maggior bisogno, senza peraltro cedere nessuna delle prerogative loro proprie. Come giudicare, del resto, l'interesse dei socialisti per la crisi di Creta, espresso dagli articoli apparsi sxrìT Avanti! nello stesso anno e firmati dal suo stesso direttore, Leonida Bissolati? Come collegare le più recenti battaglie contro F imperialismo Crispino > con affermazioni di questo tipo:
Ma noi vogliamo soggiungere che, per ciò che riguarda l'Italia, la politica del proletariato dovrebbe essere seguita anche dalla classe dominante, nel suo proprio interesse. L'Italia borghese ha tutto da guadagnare, nulla da perdere nello sviluppo delle nazionalità balcaniche e nello smembramento dell'Impero ottomano. (...) Un atto energico dell'Italia darebbe a lei la chiave della situazione. La possibilità in cui essa si troverebbe di portare, in caso di conflitto, il peso notevole delle sue forze dall'una o dall'altra parte, renderebbe più improbabile il conflitto, aprirebbe la via a soluzioni meno sanguinose, contribuirebbe al trionfo della causa greca, e alla preparazione sul Mediterraneo di uno stato di cose favorevole allo sviluppo della influenza italiana e conforme alle esigenze della civiltà. Bisognerebbe osaxe.7)
Concetti ribaditi del resto dallo stesso Bissolati nel corso del suo intervento alla Camera dell'8 aprile 1897:
Quanto al bottino, io non starò a ripetere quanto già dissero gli oratori precedenti sulla vergogna che lo avrebbe accompagnato; ma io voglio aggiungere che il bottino a cui dovrebbe aspirare l'Italia non deve consistere nell'occupazione di qualche lembo di territorio, bensì nella difesa del mare interno dalla invasione russa, nella difesa della vostra civiltà borghese contro la sopraffazione della barbarie moscovita. (...) L'Italia, che non mira alla conquista di nessun territorio, ma deve aspirare al ripristino della sua potenza commerciale
7) L. BISSOLATI, Quel che vogliamo, in Avanti!, 26 febbraio 1897, ora in ID., La politica estera dell'Italia dal 1897 al 1920. Scritti e discorsi, Milano, 1923, pp. 6 sgg. Va tuttavia rilevato che, in seno al socialismo italiano, la posizione di Bissolati non fu unanimemente condivisa: si trattava, in certa misura, di un'ultima ventata di volontarismo garibaldino, cui l'Estrema Sinistra e in generale tutta la democrazia italiana si mostrava tut-t'altro che insensibile. Significativo esempio di questo sentimento fu appunto la partecipazione di una legione garibaldina al fianco dei Greci nella guerra contro la Turchia. Fra i socialisti che si unirono in quell'occasione al corpo di volontari organizzato da Amilcare Cipriani figurarono il De Felice-Giuffrida, il Barbato, il MoccM e Arturo Labriola. Cfr. D. MARUGCO, Arturo Labriola e il sindacalismo rivoluzionario in Italia, Torino, 1970, p. 71. Sulle posizioni espresse da Bissolati in politica estera nel periodo che qui interessa, cfr. R. COLÀPIETKA, Leonida Bissolati, Milano, 1958, pp. 120 sgg. Il valore da attribuire all'intervento di Bissolati sopra citato è essenzialmente quello di testimonianza della sempre più attenta partecipazione agli orientamenti ed alle vicende della politica internazionale dell'Italia. Essa trovava, sia detto per inciso, una sia pur debole giustificazione ideologica per bocca dello stesso parlamentare socialista: a Pare forse strano a molli che noi socialisti si sia cosi teneri degli interessi della borghesia? Costoro non sanno che il socialismo attende appunto dallo sviluppo del sistema capitalistico il formarsi delle condizioni che rendano possibile e necessaria la soluzione socialista . Cfr. L. BISSOLATI, La politica estera dell'Italia cit., p. 18.