Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA OPINIONE PUBBLICA 1897-1903; ITALIA RELAZIONI CON I PAES
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1976
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Maurizio Vernassa
fico non più solo a livello di governo, ma profondo e abbastanza generalizzato, condivìso da vasti settori dell'opinione pubblica; e per di più, in questo secondo caso, del tutto spontaneo, cioè non sollecitato né dalla manipolazione di consensi elettorali, né tanto meno da una identità di interessi di classe. Con questo non si vuol qui sostenere che non vi fosse coincidenza tra rinteressamento vago e nobile del governo italiano e specifici interessi finanziari, commerciali e industriali; ma sottolineare come questi ultimi si rivelassero, per lo meno fino ai grandi avvenimenti balcanici del 1907-1908, minoritari, e comunque esempi isolati di tendenze avanguardistiche, a carattere fortemente speculativo, tutto sommato poco radicate come esperienze normative nel ceto imprenditoriale preso nel suo complesso.
D'altra parte, la polemica, spesso accesa e violenta, contro la scarsa propensione del capitalista italiano ad imbarcarsi in imprese rischiose, magari cedendo alle sollecitazioni provenienti dal potere politico, occupò largo spazio negli anni di cui ci stiamo occupando. Poche le eccezioni, anche se di un qualche rilievo e certo interessanti, come avremo modo di accennare nelle pagine seguenti; decisamente lontane, comunque, dal configurarsi come tendenza generale del mondo imprenditoriale italiano. Esse vengono a costituire parte integrante dell'interesse nazionale verso l'Albania e i Balcani in generale, pur non condizionandone in maniera decisiva l'esistenza e la sopravvivenza. Dietro ai primi grossi progetti d'intervento nell'area balcanica (progetti ferroviari, linee di navigazione, imprese commerciali) si trovano soprattutto, infatti, giustificazioni eminentemente politiche, nella cui formulazione non si scorgono tanto folle di capitalisti, quanto piuttosto i disegni e la volontà dei politici. Le affermazioni di principio precedono, anziché seguire, le poche iniziative concrete: un sintomo, anche questo, della sostanziale immaturità del capitale italiano, teso alla ricerca di sicurezza e di profitti certi, restìo quindi ad impegnarsi in azioni rischiose, dove la mancanza dei requisiti maggiormente richiesti, anche di contro alla possibilità di conseguire più lauti guadagni, costituiva un ostacolo apparentemente insormontabile. Si potrebbe essere indotti a parlare, naturalmente, di imperialismo incipiente. Indispensabile, però, ricordare che il problema albanese presentò caratteristiche del tutto particolari, come la penetrazione a breve scadenza e, in generale, la mancanza di programmi a vasto raggio, le quali rendono diffìcile una sua collocazione precisa. Più che di imperialismo vero e proprio, si dovrebbe forse parlare di una assunzione graduale, ma al tempo stesso definitiva, di una mentalità e di una aggressività (nei limiti del caso) prettamente imperiale, scaturita più che da reali sollecitazioni interne, dalle necessità derivanti da una situazione internazionale sempre più rigidamente definitiva e, relativamente ai Balcani, caratterizzata da tempi sempre più stretti.12*
Barrerò a Delcassé, 20 dicembre 1900, in D.D.F., I*" serie, t. XVI, n. 407, pp. 561-563; sugli sforzi dell'Austria per assicurarsi maggior influenza nei Balcani, Reverseaux a Dei-casse, 20 novembre 1901, ibidem, 2tme sèrie, t. I, n. 526, p. 622: nonché il vice-console francese a Uskub, Choublier, a Delcassé, 18 settembre 1902, ibidem, t. II, n. 401, p. 480. Da parte britannica, sulla situazione e sui contrasti in Albania: il segretario dell'ambasciata a Vienna, Milbanke, al segretario di Stato per gli Esteri, Lansdowne, 27 agosto 1901, in B.D., voi. I, n. 372, p. 301 e l'assistente segretario di Stato, F. Bcrtie, a Lansdowne, 26 febbraio 1904, ibidem, voi. V, n. 29, p. 71.
U) Entro certi limiti, si avrebbe così una confermo dell'analisi compiuta dal Sereni, secondo il quale, fin dai tempi del colonialismo di Deprens e dell'espansionismo di Crispi, la funzione politica dello Stato avrebbe in parte almeno sostituito quella, che nei paesi più