Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA OPINIONE PUBBLICA 1897-1903; ITALIA RELAZIONI CON I PAES
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1976
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Maurizio Vemassa
biguità di taluni rapporti di quelle Compagnie straniere che si sforzano di dimostrare la poca copia del commercio col Montenegro e l'Albania (e ciò si capisce: al fine di impaurire le Compagnie italiane poco pratiche del Levante, anche di quello più prossimo, per non perdere, col commercio, la polizia politica del-l'Adriatico e del Jonio) . 14*
Tali argomentazioni vennero poi riprese e sviluppate dallo stesso Baldacci in un'altra sua relazione letta al successivo Congresso geografico, il IV, tenutosi a Milano nell'aprile 1901. fu da questa sua relazione, Sul commercio che l'Italia potrebbe aprire colla penisola balcanica, che scaturì uno dei più significativi ordini del giorno approvati allora dai congressisti:
Considerati i rapporti commerciali ed industriali che l'Italia può sviluppare nel Montenegro, nell'Albania settentrionale e nel resto della penisola balcanica, esprime il voto: che il Regio Governo istituendo un'Agenzia commerciale od una scuola commerciale nel Montenegro, o appoggiando un'Agenzia commerciale privata; istituendo una rappresentanza consolare in Antivari ed a Prizzen, e costruendo il cavo telegrafico fra l'Italia e il Montenegro in allacciamento al cavo Otranto-Vallona; sia affidato ai competenti Ministeri lo studio per la conclusione pratica della questione commerciale e industriale in modo che all'Italia possano venire aperti con quelle regioni nuove vie economiche reclamate dai suoi dizitti tradizionali, dalle affinità linguistiche e dagli interessi politici che noi abbiamo nell'Adriatico e nell'Jonio verso il Levante che fu già la fortuna delle repubbliche italiane e può essere ancora nuova fonte di gloria e di prosperità all'Italia moderna. 15>
Malgrado le ottimistiche previsioni e le vigorose esortazioni, tuttavia, le cose erano destinate a rimanere più o meno tali e quali per parecchi anni ancora. Un attento osservatore e conoscitore dei problemi balcanici, Vico Mantegazza, tornò a ripetere nel 1906 gli stessi concetti già espressi nella lontana relazione di Baldacci:
Secondo le statìstiche desunte dai registri delle dogane turche, l'importazione in Albania per il 1898 sarebbe stata di 32 milioni di franchi, mentre l'esportazione sarebbe rappresentata da una somma di 12 milioni circa. (...) Si tratta, come si vede, di una cifra di affari rispettabile, e ognuno comprenderà quanto l'Italia debba e possa ancora fare per sviluppare i suoi commerci in quelle regioni, se si tiene conto che in generale nelle cifre che rappresentano il commercio complessivo dell'Albania, l'Italia figura soltanto per il 10 per cento circa, mentre l'Austria vi figura per il 75 per cento. (...) Qualche cosa, ripeto, si è fatto, e si è ottenuto. Ma in una misura molto al di sotto di quello che sarebbe stato lecito prevedere, appena è stato iniziato questo movimento di ripresa dei nostri commerci sulla riva orientale dell'Adriatico. se di questo una parte di responsabilità spetta al Governo, sarebbe ingiusto il tacere e non riconoscere che una parte di colpa, e non lieve, l'hanno pure i nostri industriali e i nostri commercianti, i quali non paiono ancora essersi resi conto, che un paese così vicino a noi e nel quale, milione più milione meno, il movimento è rappresentato dalle cifre alle quali ho accennato, non è un mercato trascurabile.16*
M) A. BALDACCI, L'Italia e la questione albanese, estratto dagli Atti del III Congresso Geografico Italiano, Firenze, 1899.
I5> Cfr. Il TV Congresso Geografico Italiano, in Rivista Geografica Italiana, a. Vili, fase. V-VI, maggio-giugno 1901, pp. 317-318.
w> V. MANTEGAZZA, L'altra sponda: Italia ed Austria nell'Adriatico, Milano, s.d. [1906], pp. 401-402. Quella descritta da Mantegazza era tuttavia una attuazione caratterizzata dall'introduzione costante di elementi nuovi e quindi in rapido mutamento. Mario Pacor, nella sua monografia Italia e Balcani dal Risorgimento alla Resistenza (Milano, 1968), illustrando l'interesse italiano per la zona balcanica, ha rilevato che e mentre le esportazioni austriache in Albania erano state ancora nel 1900 di valore quattro volte mag-