Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA OPINIONE PUBBLICA 1897-1903; ITALIA RELAZIONI CON I PAES
anno <1976>   pagina <348>
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Maurizio Vernassa
borghesia progressista, rinnovando il tradizionale antagonismo con l'Austria e romantici ricordi di fratellanza coi popoli soggetti alla monarchia danubiana ed al dispotismo ottomano, anelanti più che mai alla rinascita nazionale ed al­l'indipendenza .I8)
Alimento ad aspirazioni siffatte veniva fornito proprio dall'atteggiamento del governo, il quale, pur mostrandosi cauto e circospetto, non lo era poi tanto da deludere le più eccitate fantasie. Comunque, mantenere lo statu quo e soste* nere l'indipendenza nazionale albanese erano presupposti che trovavano nel­l'opinione pubblica tutti o quasi consenzienti;19) persino le opposizioni erano costrette sull'argomento a smussare il loro contrasto col governo. Maggiorino Ferraris (Victor) sottolineava sulla Nuova Antologia la pericolosità della situa­zione, ma la sua critica non toccava le decisioni di fondo del governo:
L'andamento dell'azione o della mancanza nostra d'azione in Albania non ci rassicura. Finora non abbiamo ottenuto che un primo risultato: quello di attirarci le diffidenze, se non i sospetti, di tutta l'Europa. È doloroso il dirlo; ma i casi attuali non ci devono dare un'idea molto lusinghiera delle simpatie che l'Europa ha per noi. Ha bastato che il nostro paese spiegasse un po' di attività che noi crediamo legittima verso le coste del-1*Adriatico, cosi lungamente da noi trascurate, perché mezzo il mondo ci fosse addosso. (...) Nella questione albanese non ci è favorevole la opinione pubblica, o per meglio dire la stampa, di quasi tutta Europa; neppure l'Inghilterra è con noi; solo il giornalismo fran­cese pare disinteressarsene. Temiamo anzitutto che ciò dipenda da una conoscenza inesatta delle cose e degli intendimenti nostri. L'Adriatico è in gran parte mare italiano; negare all'Italia il diritto, quasi il dovere di occuparsene, di estendervi la sua lingua e i suoi traf­fici, sarebbe un assurdo. Ben è vero che fummo a lungo sonnacchiosi ed esitanti; ma questa dev'essere per noi una ragione di più per spiegare la nostra attività. Codesta pacifica espan­sione non può avere alcun colore, diremmo alcun sottinteso politico. Questo è necessario che noi facciamo ben comprendere da parte nostra, ed occorre alla sua volta che ciò sia ben compreso dalle varie Potenze che tanto si sono inalberate per la nostra azione in Albania. L'Italia intera è in via di progresso all'interno, ed è naturale ch'esso si manifesti con una maggiore espansione soprattutto sulle coste a noi più vicine. L'on. Visconti Venosta prima, e l'on. Prinetti dopo, fecero dichiarazioni assai precise sull'Albania. Essi dissero che su questo punto esiste fra noi e l'Austria un'amichevole intesa e che non v'ha dubbio che sarà rispettata dalle due parti. E così dev'essere. A quanto crediamo, l'intesa mira a mantenere lo status quo sulle coste albanesi, e questa per il momento, ci parrebbe la soluzione mi­gliore. (...) Ma a tale scopo giova tenerci lontani dal provocare agitazioni, dal secondare ambizioni od intrighi e da tutto ciò che può gettare un 'ombra qualsiasi di sospetto sulla nostra attitudine e sulla correttezza della nostra condotta. (...) Questa questione albanese ricorda troppo i nostri errori di Tunisi. Abbiamo cominciato con delle agitazioni incom-
-*) Sugli accordi italo-francesi v. il Libro Verde, n. 109, presentato alla Camera il 2 gennaio 1920, nonché lo studio specifico di E. SERBA, Cantili e Barrere e l'intesa italo-francese, Milano, 1950, pp. 127 sgg. Ma cfr. pure l'ambasciatore britannico a Parigi, E. Monson, a Lansdowne, 22 ottobre 1903, in BJ)., voi. II, n. 372, p. 319. Per alcune considerazioni generali circa l'influenza della tradizione risorgimentale sulla politica italiana nei riguardi dei Balcani, si veda la recente opera di C. J. Lowa-F. MAHZARI, Italian Foreign Policy, 1870-1940, London and Boston, 1975, pp. 51 sgg.
w La posizione ufficiale del governo al riguardo fu chiaramente espressa da Prinetti nel suo intervento al Senato, nella tornata del 20 giugno 1901: a A mio avviso, nella peni­sola dei Balcani noi non abbiamo nessuna ragione per desiderare che lo status quo venga mutato; e qualora ciò dovesse verificarsi, noi dobbiamo desiderare che nessun'altra grande influenza abbia a prender piede in quel paese . Cfr. A.P., Senato, XXI Legislatura, I' Ses­sione (1900-1901), Discussioni, p. 2087. Ma le citazioni del genere si potrebbero moltipli­care senza difficoltà.