Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA OPINIONE PUBBLICA 1897-1903; ITALIA RELAZIONI CON I PAES
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Maurizio Vernassa
fronti di Genova; così come non bastavano certe arbitrarie semplificazioni solo apparentemente fondate su obiettive considerazioni di carattere funzionale:
Altro argomento è questo: Genova abbia il commercio del Mediterraneo occidentale e di tutti i paesi al di là di Gibilterra; Venezia abbia il commercio del Mediterraneo orientale e di tutti i paesi al di là di Suez. Idea seducente per la sua semplicità, ma il mondo economico è ribelle a queste imposizioni di simmetria geografica. Genova è una bottega aperta sulla gran piazza del Mediterraneo, una piazza dove s'aprono altre molte botteghe grandi e piccole e dove s'incontrano i commercianti di tutto il mondo; Venezia è in fondo a un vicolo cieco. Tutti passano davanti a Genova: a Venezia bisogna andarci apposta. Navi che dall'oriente devono portare merci a Marsiglia o a Barcellona le portano, senza molto allungare il viaggio, quasi strada facendo, anche a Genova: La Peninsulare inglese ha rinunciato nel 1900 al nostro mezzo milione di sovvenzione annua pel servizio Venezia-Porto Said, tanto le pesava la deviazione dalla sua rotta fino in fondo all'Adriatico. Genova serve un territorio più ricco, più industriale e più commerciale del territorio servito da Venezia. Di più (effetto e non già causa prima dell'intensità degli scambi) meglio sviluppata e più fitta intorno a Genova che intorno a Venezia la rete ferroviaria (per quanto imperfetta linee pel Cenisio, pel Gottardo e pel Sempione). Naturale quindi che Genova lavori più di Venezia e sottragga a Venezia anche gran parte del commercio orientale.
Senonché, i fautori della nuova linea Venezia-Calcutta si facevano forti delibar gomento cbe la concorrenza di Genova era vittoriosa non solo per cause naturali, ma anche e soprattutto grazie ad una serie di vantaggi del tutto artificiali che da anni la favorivano ingiustamente. Ma anche questa obiezione non reggeva, secondo Papafava, ad uno spassionato esame critico:
La Navigazione Generale, dicono, ha il centro dei suoi affari a Genova e favorisce i porti del Mediterraneo e trascura l'Adriatico; il governo spende per lavori portuali molto più a Genova che a Venezia; il governo aiuta la costruzione di ferrovie liguri e lombarde (intensificando sempre più il traffico genovese, monopolizzando a Genova il mercato di Milano) e non aiuta altrettanto le ferrovie venete, non ha ancora allacciato Venezia alla Val-sugana, non pensa alla navigazione fluviale che per certe merci (soprattutto carbone) metterebbe Venezia in feconda concorrenza con Genova nell'alimentare la Lombardia; infine la Società delle strade ferrate mediterranee accorda maggiori ribassi di tariffe a Genova che non l'Adriatica a Venezia. Pure ammettendo in questi lamenti una parte di vero, va notato che la Navigazione Generale cura le linee genovesi più delle veneziane perché le linee genovesi rendono maggiormente. Se vi fossero più merci da trasportare da e per Venezia la Navigazione Generale avrebbe più linee veneziane e meno linee genovesi. Cosi pei lavori portuali, cosi per le costruzioni ferroviarie, cosi per le tariffe. Genova rappresenta quasi un terzo del totale commerciale marittimo italiano: è logico (dato il nostro accentramento amministrativo) che lo Stato più spenda pel porto più utile all'economia nazionale.
Comunque, concludeva Papafava, se i veneziani erano veramente convinti che la naturale superiorità commerciale di Genova fosse stata artificialmente ingigantita a loro danno dall'opera premeditata della Navigazione Generale, meglio avrebbero fatto, anziché pretendere anch'essi una manciata di aiuti governativi, ad agitare l'opinione pubblica affinché, allo scadere delle convenzioni marittime, previsto per il 1908, si abolissero del tutto le sovvenzioni alle compagnie di navigazione. Era, come si vede, una conclusione piuttosto brusca, ma del tutto in armonia con l'intransigente liberismo dell'autore e del periodico sul quale scriveva: non si lotta contro i privilegi compensandoli con altri privilegi;