Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA OPINIONE PUBBLICA 1897-1903; ITALIA RELAZIONI CON I PAES
anno <1976>   pagina <357>
immagine non disponibile

Italia e area balcanica 1897-1903
357
il male va strappato alle radici, ristabilendo le condizioni per una concorrenza ad armi pari.31)
Il clima generale era, però, favorevole agli interessi veneziani. La rivitaliz-zazione di Venezia come centro commerciale e marittimo era vista da molti, del resto, in funzione non solo dei progetti di supremazia adriatica e di penetrazione economica dei Balcani, ma anche dell'auspicata e già concretamente progettata intensificazione dei traffici con l'Estremo Oriente mediante l'istituzione di una linea regolare con la Cina. Dopo una serie di traversie e di rinvìi, su cui non e qui il caso di soffermarsi dettagliatamente, la Società veneziana di navigazione a vapore inaugurò finalmente, il 15 ottobre 1903, il servizio sovvenzionato con Calcutta. L'intera vicenda, comunque, va vista nel più generale contesto di un rinnovato dinamismo del mondo degli affari veneziano, che guardava peraltro all'area balcanica ed al Levante come al proprio più naturale campo d'azione. Era del resto abbastanza logico che dovessero essere proprio gli ambienti veneti a partorire le prime iniziative concrete di penetrazione commerciale e finanziaria nei Balcani. Nel 1901 si ebbe così il primo passo in tale direzione con la costi* tuzione, a Venezia, della Società per le Miniere d'Oriente. Principale promotore dell'iniziativa un giovane e avventuroso uomo d'affari destinato ben presto ad assumere un ruolo di protagonista nel movimento espansionistico italiano sulla costa orientale dell'Adriatico e nel Vicino Oriente: Giuseppe Volpi. All'inizia­tiva, che a Venezia riscosse subito notevole successo, aderirono alcuni tra i nomi più prestigiosi dell'aristocrazia e della finanza locale, come il conte Nicolò Papadopoli-Aldobrandino il conte Girolamo Marcello, il conte Ruggero Revedin, il conte Pietro Foscari, il conte Amedeo Corinaldi, il comm. Roberto Paganini. Il capitale sottoscritto, circa 1.500.000 franchi, era peraltro piuttosto modesto se rapportato alle ambizioni della società, dirette all'esplorazione mineraria su vasta scala nell'Impero ottomano ed alle relative operazioni di sfruttamento. L'ini­ziativa, in sé e per sé, non diede risultati di rilievo. Essa acquista tuttavia rile­vanza come primo sintomo evidente della svolta che andava compiendosi nel­l'ambito dell'interessamento italiano verso l'area balcanica, nel senso cioè di una volontà e capacità di dare contenuti concreti alle aspirazioni orientali del­l'Italia.34)
Intanto, parallelamente al deterioramento della situazione internazionale e soprattutto nella prospettiva di un accordo austro-russo relativo alla Macedonia, la polemica politica in Italia sulla questione balcanica andava inasprendosi. Il Giornale d'Italia lanciava numerosi strali contro il governo Zanardelli, pren­dendo naturalmente a bersaglio, in modo particolare, il ministro degli Esteri Prinetti, ritiratosi per malattia nel febbraio 1903, ed il suo successore ammira­glio Morin. In una serie di articoli del febbraio e marzo, l'organo sonniniano si preoccupò di ammonire che qualsiasi nuovo acquisto italiano in Africa setten-
3D F. PAPAFAVA, Dieci anni di vita italiana, 1899-1909, Bari, 1913, voi. I, pp. 326-328.
32) La nave che inauguro il servizio portava, abbastanza appropriatamente, il nome di Alberto Trevea.
33) Sa tutto ciò v. A. TAMBOBBA, The Rise of ItaUan Industry and the Balkans (1900-1914), in Journal of European Economie Bistory, voi. 3, n. 1, primavera 1974, pp. 87-120 (e specialmente pp. 98-99).
*Q Per il contesto generale della politica estera italiano in cui si inscrivano questi tentativi e queste iniziative fra il 1902 ed il 1903, si vedano le osservazione di E. DBCLEVA, Vltalia e la politica internazionale dal 1870 al 1914, Milano, 1974, pp. 112 sgg.