Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA OPINIONE PUBBLICA 1897-1903; ITALIA RELAZIONI CON I PAES
anno <1976>   pagina <359>
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Italia e area balcanica 1897-1903
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segreto, allorché la coscienza del paese sa impadronirsi degli elementi di politica estera, 1 quali non si trovano già nei protocolli e nei documenti diplomatici, ma si trovano nei bisogni economici, nelle aspirazioni etniche, nelle cognizioni geografiche, statistiche, sto­riche che sono alla portata di tutti? E se la politica estera dell'Italia è ancora considerata una specie di scienza occulta, questo dipende meno dai procedimenti segreti della diplo­mazia e dall'esistenza dell'articolo 5 [dello Statuto], che dal fatto della mancanza nel paese nostro di quelle grandi correnti di interessi costituiti in rapporto alla vita internazionale, onde viene alimentata nella massa del pubblico, come in Germania e in Inghilterra, l'atten­zione vigile e intelligente sui fatti di politica estera. La quale fra noi rimane fatalmente un oggetto e una occasione, per la massa, di vaghe sentimentalità, o diventa materia di solitarie elucubrazioni individuali, cui difettano il contatto e il controllo della realtà imme­diata e vivente. Fra le sentimentalità, che hanno bensì un fondo di vero se riflesse nel futuro, ma che oggi sono ancora utopistiche, è appunto (...) l'aspirazione a una nuova cro­ciata europea, con a capo magari l'Italia, intesa a cacciare il Turco oltre il Bosforo per costituire una specie di Svizzera balcanica.38)
La successione di Giolitti avrebbe in effetti saputo risolvere anche questo problema, o per lo meno, affrontandolo consapevolmente, lo avrebbe avviato ad una lenta, ma sicura soluzione. Ancora una volta, pur rischiando di cadere nella vieta equazione Giolitti uguale a logos dei nuovi tempi , è necessario ricor­dare quanta parte egli abbia avuto nella maturazione dell'opinione pubblica e nella partecipazione di questa non già, certamente, alla gestione del potere, bensì al più vasto consenso divenuto ormai indispensabile. Se, d'altra parte, Giolitti sembrò non interessarsi molto ai problemi di politica estera, altrettanto non può comunque dirsi della stampa e della vigile e continua promozione delle adesioni alla sua linea politica, campi nei quali i suoi interventi furono numerosi e non marginali. Anche la scelta dell'uomo nuovo della Consulta, la figura per tanti versi enigmatica di Tittoni, finì poi con il dimostrarsi meno casuale di quanto potesse sembrare all'origine e fino alla crisi bosniaca del 1908 fece convergere sulla politica estera italiana consensi interni maggiori di quelli suscitati dai suoi predecessori, fatta eccezione per i momenti più felici di Visconti Venosta. )
È bene peraltro chiarire subito che sul piano delle iniziative generali, mal­grado il cambiamento anche profondo intervenuto negli uomini e nei metodi, non vi furono novità di grande rilievo. La politica estera dell'Italia parve adat­tarsi realisticamente a una condotta tutto sommato uniforme, priva di contrac­colpi o mutamenti radicali, interessata piuttosto ad un'accorta gestione diplo­matica dei propri interessi, che alla sperimentazione di nuove strategie politiche. Consolidare ed accrescere l'esistenza e la portata di tali interessi: gli imperativi di fondo della condotta internazionale dell'Italia finirono con il coincidere con i parametri con coi confrontarsi ad ogni momento e in qualsiasi circostanza. L'Albania rientrò pienamente nella regola. Ai facili entusiasmi degli anni a ca-
38) X/, BISSOLATX, La questione balcanica e l'Italia, in II Lavoro, 27 agosto 1903, ora in ID., La politica estera dell'Italia cit., p. 91. Sulla crisi macedone v. pure A. BALDACCI, Un'altra paróla sulla questione macedone cit.
W Cfr. V. CAS TUONOvo, La stampa italiana dall'Unità al fascismo, Bari, 19732,
pp. 174 sgg. . T *
40) Manca a tutt'oggi un soddisfacente studio critico di Tittoni come ministro degli Esteri. Sempre molto utile, ma di carattere alquanto agiografico, e comunque per molti aspetti superata, l'ampia esposizione di F. TOMMASIOT, L'Italia alla vigilia della Guerra cit. (5 voli.). Interessanti osservazioni e giudizi si possono trovare in F. GRASSI, Giolitti, TU' toni e l'emigrazione, in Affari Sociali Internazionali, a. I, n. 3, settembre 1973, pp. 45-77.