Rassegna storica del Risorgimento

CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA LETTERE; CARTEGGI (CARLO ALBERTO-M
anno <1976>   pagina <382>
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Libri e periodici
Leopoldo) ma questa sottolineatura non va a discapito della componente italiana, sottoli­neandosi anzi a sua volta da parte dell'A. l'armonizzazione e la collaborazione onde le ri­forme prendevano vita a livello di governo.
Certo, la vecchia tesi nazionalista del riformismo a autoctono più o meno rivolu­zionario riceve da queste precisazioni un ulteriore ridimensionamento, ma non è ceerto essa oggi in grado di venir presa più troppo sul serio, e l'A. ed il Valsecchi sono stati notoria­mente tra i più benemeriti a questo proposito.
Due parole di chiusura, una nella forma, l'altra nel merito. La prima (che mi per­metto di formulare perché il libro è destinato auspicabilmente a larga diffusione presso le persone di media cultura) concerne la svista tipografica di p. 37, per la quale il cardinale viceré di Napoli ai primi del Settecento è diventato Grimaldi anziché Grimani (bel cognome veneziano, come esattamente si precisa!).
L'altra desidero rivolgerla all'amico Furlani proprio in nome della spregiudicatezza ferma e seria di cui ha dato prova rimarchevolissima. Io capisco che certe suscettibilità non si debbano toccare, ma che in un libro simile sia assente perfino il nome di Cesare Battisti mi sembra un po' grossa. E poi, diciamolo schiettamente, e ne convenga quell'ot­timo democratico che è l'illustre Wandruszka : che la disperata austriaca ferocia della splendida epigrafe di Ferdinando Martini sia stata fiaccata e dispersa, è un beneficio per l'Europa, una vittoria della libertà, anche per i nostri amici austriaci, forse soprattutto per loro (ma vorremmo che lo dicessero, come parole simili vorremmo ascoltare dagli amici jugoslavi, in altro contesto e per diversi problemi, che anch'essi meritano, e quanto!, l'intervento dell'UNESCO).
RAFFAELE COLAPIETRA
L'Eglise et l'État à l'epoque contemporaine - Mélanges dédiés à la ine moire de in.gr Alo'is Simon; Bruxelles, Publications des Facultés universitaires Saint Louis, 1975, in 8, pp. 612. S.p.
Non è certamente un caso che la prima pubblicazione in assoluto del poco men che trentenne Simon, nel 1926, e quella con cui egli, vent'anni più tardi, inaugurava una pre­stigiosa e fecondissima attività storiografica dopo la lunga parentesi letteraria e didattica, siano entrambe dedicate al cardinale Sterckx, l'arcivescovo di Malines promotore e patrono dell'unionismo, che del cattolicesimo belga avrebbe fatto definitivamente uno dei baluardi più significativi dell'indipendenza nazionale, dopo le coerenti battaglie combattute dal pre­decessore de Méan contro il tardo giuseppismo orangista, e della libertà d'insegnamento il segnacolo in vessillo di tale indipendenza, il frutto più caratteristico della carta costituzio­nale sottentrata al regime concordatario napoleonico.
In realtà questo momento estremamente rappresentativo della libertas belgica otto­centesca, che sembra richiamarsi da un lato alla nuova interpretazione del torismo enucleata dal Peel, dall'altro alla suggestione neoguelfa giobertiana, in un delicato gioco di dare e d'avere, sempre comunque in una prospettiva progressista che si lascia indietro l'ormai immobilistico dottrinarismo orleanista del Guizot, questo momento, dicevamo, fortemente vissuto ed interpretato da un altro protagonista della storiografia simoniana, il re Leopoldo 1, costituisce una sorta di microcosmo, di pietra di paragone, a cui lo scrittore si richiama costantemente come ad una primavera irripetibile nella quale il difficile equilibrio ottocen­tesco tra Chiesa e Stato ha conseguito un risultato esemplare per tutta la successiva storia del liberalismo europeo.
Da ciò la singolare felicità dell'impostazione onde si è voluto onorare lo studioso fiammingo immaturamente scomparso, da ciò, altresì, i pregi ed i limiti, le ombre e le luci del suo bilancio culturale, che Roger Aubert traccia preliminarmente con mano magistrale.
Anzitutto, dunque, l'attività documentaria, quelle imponenti raccolte sulla nunzia­tura di Bruxelles che permettono tra l'altro di cogliere l'aurora dell'intransigentismo di Leone XIII proprio nella fine dell'unionismo da lui promossa durante il soggiorno in Belgio, ed ancora le dettagliate e finissime ricostruzioni biografiche ed ambientali, tra cui non trascurabili, accanto a quelle citate, risultano quelle dedicate al Mercier ed al Lamennais.