Rassegna storica del Risorgimento

CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA LETTERE; CARTEGGI (CARLO ALBERTO-M
anno <1976>   pagina <383>
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Libri e periodici 383
Ma poi il chiaroscuro, la trascuratezza per la stampa, per le róle des forces collectives , quella sua certaine facon quelque peu impressioniate de faire l'histoire , differenza per gli elementi economici, un letterato, insomma, essenzialmente uno psicologo ed un artista, e magari un filologo raffinato, prima ancora che uno storico completo.
Ma appunto in questa impurità di Simon è la ragione della fecondità del mes­saggio che tanti e così disparati studiosi mostrano oggi di aver raccolto, dal Bartier che esamina i prodromi dell'unionismo nella stampa immediatamente successiva al congresso di Vienna, nel liberale Van Meenen più tardi rettore dell'università di Bruxelles che rag­giunge nell'opposizione il canonico De Foere alle prese col rozzo fanatismo superstizioso del clero fiammingo (e qui naturalmente l'importanza e la veemenza della ventata lamen-naisiana) al gesuita Boland che si sofferma sulle prime relazioni diplomatiche tra il Belgio e Roma illuminando di riflesso taluni riflessi affaristici più o meno torbidamente caratte­ristici del consalvismo, come nel caso delle ambigue relazioni tra il Blondeel ed il Capaccini.
Seguono contributi del Braekman sulle scuole primarie protestanti nel primo Otto­cento belga (interessante perché definisce d'absolue liberté, pour ne pas dire d'anarchie il primo dodicennio costituzionale in campo d'istruzione, anticipando un giudizio che ve­dremo ricorrere frequentemente nell'opera di cui discorriamo), del Braive con un inven­tario degli archivi del Simon (notevoli gli appunti per uno studio sui rapporti belgo-pontifici all'indomani dalla convenzione di settembre), del Demoulin sui riflessi belgi della crisi internazionale del 1875 (da rilevare l'antibismarckismo che teneva insieme ecclesiastici diversissimi quali l'infallibilista cardinale Deschamps, il cattolico sociale Ketteler, l'inflessi­bile patriota Ledochowski), del Droulers che sviluppa ed accentua indirettamente le riserve critiche dell'Aubert quanto all'estraneità simoniana alla a questione sociale occupandosi proprio di questa nella Francia di metà Ottocento, in primo luogo il fervore organizzativo evangelico dell'arcivescovo Affre, ma poi persino una vecchia cariatide aristocratica della Restaurazione quale il cardinale Croi, pronti peraltro e sensibili, questi presuli, a cogliere le voci della disperazione operaia meglio di quanto avrebbero preteso futuri comunardi come Delescluze. ancora legati aWexcelsior ottimistico dell'industrialismo borghese, ed alle loro pregiudiziali anticlericali.
La storiografìa italiana, dopo pagine eloquenti e documentate del Fassbender su un caso di e piccolo scisma che vale a mettere in luce la rocciosa intransigenza di una delle figure maggiormente rappresentative dell'episcopato belga ottocentesco, il Van Bommel vescovo di Liegi, è presente col Fonzi, fermissimo nel difendere la continuità fra intransi-gentismo, a socialismo cattolico e democrazia cristiana contro le ricorrenti suggestioni di rottura socialisteggiante legata al Munì o di conciliatorismo bergamasco (quest'ultima peraltro è difficilmente negabile, al di là dei contingenti risultati dello studio di Camillo Brezzi sul Medolago Albani), col Giuntella che auspica ricerche regionali sistematiche quanto alla crisi violentissima del 1931 tra fascismo e S. Sede in modo da riflettere sfasa­ture di atteggiamenti e di valutazioni in seno ad un episcopato estremamente composito, con lo Jemolo, che insiste con una passionalità pessimistica che ben gli conosciamo sull'irri­petibilità di una pura e semplice riproposizione della vecchia tematica ottocentesca circa le relazioni tra Chiesa e Stato, col Passerin che illustra specificamente l'apporto del Simon alla problematica risorgimentale, sottolineando la sua attenzione alle componenti roman­tiche come quella mazziniana, ma preoccupandosi poi di circoscrivere la portata del severo giudizio simoniano sulla persistenza moderata e neoguelfa nel cattolicesimo politico italiano del nostro secolo con un richiamo al filone sociale ed a Tommaseo che meriterebbe più d'una postilla
Il volume è completato da uno studio finissimo dei Gerin quanto le difficoltà incon­trate a fine secolo dal Deutreloux vescovo di Liegi per restaurare un'unità leoniana tra i cattolici brutalmente compromessa dai progressi dell'industrializzazione e dalla scristia­nizzazione delle masse (le filippiche di Woeste contro il filosocialismo della democrazia cri­stiana potrebbero correggere certe rigidezze dei Fonzi), dal Jurgensen che torna sul lamen-naisismo belga a cui, com'è noto, il Simon ha consacrato le sue ultime attente fatiche, dal Lamberts con un solido contributo sull'università di Lovanio dinanzi all'imperversare del liberalismo laicista di Frére Orban, dai Le Guillou che appasionatamente enfatizza il liber­tarismo pauperistico di Lamennais per farne scaturire una protesta essenzialmente politica