Rassegna storica del Risorgimento
CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA LETTERE; CARTEGGI (CARLO ALBERTO-M
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Libri e periodici
contro il mostruoso connubio tirannico tra papa Gregorio e lo zar Nicola, dal Lory che esamina con diligenza le reazioni belghe al 20 settembre (rimarchevoli le osservazioni di un diplomatico autorevolissimo come il Solvyns: C'est la peur, ce n'est pas un calcul d'ambi tion qui preside à ce qui se fait... Cest par crainte d'une explosion republicaine qu'on se lance dans les aventures ), dal Miroir, che commenta l'opera del principale collaboratore giuridico del Frére Orban, Jules Bara, per documentare quell'anarchia caotica in cui il regime formale di separazione aveva gettato il Belgio fino a condurlo sotto l'egida di un fiorentissimo risveglio clericale, dallo Stengers, che utilizza un prezioso inedito leopoldino del 1859 per inferirne la funzione eminentemente nazionale, e perciò unitaria e patriottica, che il sovrano assegnava al cattolicesimo, dal Thion, che illustra a lungo l'organizzazione dell'istruzione religiosa a fine secolo nelle scuole secondarie, dal Van Nuffel, fine rievocatore dell'approdo confessionale di una fervorosa fourierista quale la Gatti de Gomond, dal Wagnon, che dottamente esamina la fine del regime concordatario in Belgio come una conseguenza impeccabile del suo costituirsi a nazione, e quindi come un risultato essenzialmente attinente al diritto internazionale, dal Willequet che a ragione inquadra la visita dei sovrani belgi a Roma nel marzo 1922 come una tappa interessante ed ingegnosamente congegnata nello e sghiacciamento della questione romana, finalmente da Els Witte, nel contributo forse più inquieto, moderno e problematico dell'intera raccolta, l'intervento elettorale dei vescovi durante l'unionismo, tutto un gioco di personalismi, di situazioni locali, d'interferenze, un intrecciarsi di chiaroscuri che sembra felicemente congiungere una sensibilità modernissima alle strutture a quella di vecchia scuola onde gli individui, le loro passioni ed i loro segreti erano passati all'indagine di Alois Simon.
RAFFAELE COLAPIETRA
FRANCESCO LEONI, Storto della controrivoluzione in Italia (1789/1859); Napoli, Guida, 1975, in 8, pp. 347. L. 6.000.
Lo scritto espone avvenimenti che si manifestano in un primo tempo come reazione sanfedista all'assetto laico e borghese dato all'Italia dagli sconvolgimenti rivoluzionari e negli anni posteriori al Congresso di Vienna, come opposizione al processo di imita nazionale.
L'espressione più significativa del fenomeno reazionario, valutato come fatto eminentemente popolare nella storia d'Italia, è vista nelle insorgenze contadine, le quali, costituendo una difesa armata della tradizione politico-religiosa contro gli ordinamenti repubblicani e napoleonici, verrebbero ad assumere un carattere controrivoluzionario. Il criterio che confonde reazione e controrivoluzione, sulla base della difesa armata dei valori tradizionali, sì mostra tuttavia poco adatto a considerare ideologicamente i fenomeni reazionari manifestatisi dopo il 1815 ai quali manca quella caratteristica popolar-religiosa che denotò il sanfedismo nella sua opposizione alla rivoluzione dell' '89. Leoni sembra adoperare invero i due termini come sinonimi, senza proporsi il problema di una loro specificazione; dà alla controrivoluzione un significato assai diverso da quello che noi siamo soliti attribuirle riferendola, piuttosto che al periodo preso in esame dall'autore, a quei movimenti radicali di destra che nel '900, pur continuando la tradizione reazionaria, la superano nei metodi di lotta e nelle prospettive politiche. Mentre la reazione del primo Ottocento vuole, infatti, la difesa o la restaurazione di un ordine preesistente, la controrivoluzione, nella sua compiuta espressione novecentesca, mira ad instaurare un ordine che non può riconoscersi nell'assetto statale precedente un moto rivoluzionario, sibbene in un assetto nuovo caratterizzato da una struttura statale ferrea e totalitaria che non si ritrova nella prassi politica e nella ideologia della reazione. E, mentre la reazione sanfedista deve fare appello al mito della religione offesa, la controrivoluzione del '900, nella sua natura pragmatica, fa appello ad altri miti, quali la civiltà, la razza, la nazione, l'ordine, e non coincide necessariamente coi valori tradizionali della religione.
Leoni prende in maggiore considerazione gli avvenimenti manifestatisi negli anni delle repubbliche a giacobine o dell'Impero napoleonico come insorgenze armate; forse in questo senso essi possono pure presentare motivi di coincidenza tra reazione e controrivo-