Rassegna storica del Risorgimento
CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA LETTERE; CARTEGGI (CARLO ALBERTO-M
anno
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1976
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pagina
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385
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Libri e periodici 385
lozione. Sul piano ideologico, però, ai deve notare la mancanza di una problematica controrivoluzionaria negli autori reazionari presi in esame da Leoni (ibidem, pp. 216 sgg., 227 SS 251 sgg., 255 sgg.). Inoltre, se il sanfedismo può essere considerato movimento controrivoluzionario perché si pone come difesa armata della tradizione, l'ideologia reazionaria, manifestatasi dopo il Congresso di Vienna, priva di questo carattere discriminante, difficilmente può valutarsi in senso controrivoluzionario. La lotta reazionaria alla cultura che si e affermata con la Rivoluzione e che ha improntato la storia politica dei tempi rivoluzionari e napoleonici è posta in ombra dal privilegio riservato alle insorgenze, secondo l'interpretazione controrivoluzionaria del fenomeno. I pensatori che agiscono nella prospettiva culturale del romanticismo reazionario appaiono così, piuttosto che immersi negli avvenimenti che esprimono le loro idee, in un falso isolamento.
H libro, che nell'intenzione dell'autore dovrebbe rappresentare una visione nuova del fenomeno reazionario, si inserisce tuttavia proprio in un filone storico-politico di segno opposto a quello della storiografia liberale e democratica. La adesione ai contenuti politici della reazione impedisce all'autore di inserire i moti <c controrivoluzionari nel contesto storico donde sono nati, di considerarli in una dialettica oggettiva con le forze della Rivoluzione. Il valore progressivo dell' '89 viene infatti negato da Leoni coi giudizi critici espressi dagli stessi reazionari, o con condanne morali che non si allontanano dallo spirito della interpretazione generale.
La Rivoluzione francese rimane fatto inesplicabile, dal momento che le condizioni delle masse contadine in quel paese sarebbero migliori di quelle esistenti nel resto del continente (ibidem, p. 6); il mondo rurale, d'altronde, perdette il lealismo monarchico solo quando i demagoghi come Desmoulins, Danton e Marat o gli intransigenti come Robespierre ebbero preso saldamente il potere (ibidem, p. 8). Per un giudizio sulla rivoluzione si trascura di prendere in considerazione la relativa evoluzione della Francia che ha determinato la tensione tra strutture politiche arretrate e coscienza civile sorta con l'illuminismo; non si discute nemmeno il fatto che è stato proprio il relativo sviluppo delle condizioni economico-sociali dei contadini francesi a coinvolgerli gradualmente in una rivoluzione che assicura loro nella società un posto adeguato alle capacità produttive, mentre le plebi rurali di altri paesi, immerse ancora nei vincoli feudali, non prendono parte attiva al processo rivoluzionario perché sono emarginate dalla vita politico-sociale; cosi, le ragioni della reazione sanfedista in Italia invece di essere ricercate nella miseria del popolo, nel suo stadio di arretratezza, vengono viste in un incontaminato amore per la religione. Fatta da borghesi e nobili intellettuali, la rivoluzione, ipso facto, non avrebbe potuto apportare nulla di nuovo per il progresso delle classi meno elevate della società. Ove il popolo ha dato il consenso ai rivolgimenti politici, è stato trascinato inconsapevolmente in un processo storico che va contro i suoi reali interessi, mentre una grande coscienza politìco-religiosa avrebbe guidato le masse nella reazione sanfedista (ibidem, p. 18).
Di fronte all'intellettualismo dissacratore dei nobili e dei borghesi, il sanfedismo, secondo una tipica visione romantico-reazionaria, nascerebbe spontaneamente dalle fonti stesse della vita del popolo: la religione e l'ordine monarco-teocratico, più favorevole alle condizioni delle plebi di quanto non lo siano i regimi repubblicani o napoleonici (ibidem, pp. 32 sgg., 93 sgg., e passim). Da questo punto di vista il problema drammatico della recente storia d'Italia, costituito dalla mentalità tradizionalista di un popolo asservito da secoli all'ordine congiunto dello Stato e della Chiesa, appare insussistente. La Rivoluzione, lungi dall'essere caratterizzata dalle necessità storiche, è vista come una parentesi, un moto che si pone di traverso all'ordine immobile degli avvenimenti. Essa è espressione della lotta che il razionalismo moderno, insensibile ai bisogni della spiritualità cristiana, ha portato contro i valori storici della tradizione religiosa, nella quale risiede il significato della vita stessa del popolo. Il tradizionalismo religioso e sociale, vivificato dall'opera pastorale della Chiesa, sembra porsi come la giusta fonte del legittimismo teocrati co-dinas ti co. In questa interpretazione il clima politico-sociale dell'Italia durante i rivolgimenti rivoluzionari sembra oscurarsi; il giudizio tradizionale della storiografia laica sulla funzione progressiva dell' '89 e sulla funzione opposta del fenomeno sanfedista viene ribaltato senza essere sostituito da uno più convincente. Invece di trovare coi mezzi di cui dispone la storiografia moderna un valido sostegno alla sua tesi, Leoni si è dovuto servire della polemica del Burke (ibìdentf