Rassegna storica del Risorgimento

CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA LETTERE; CARTEGGI (CARLO ALBERTO-M
anno <1976>   pagina <386>
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386 Libri e periodici
pp. 13 sgg., 17 sgg. e passim) per dare una veste di oggettività alla sua esposizione. Là narrazione di fatti bruti vorrebbe dimostrare l'idea centrale dello scritto solo con il favore delle armi la rivoluzione francese potè imporre i suoi principi all'Italia (ibidem, p. 19). Impostato il carattere della tradizione politico-sociale italiana anche con citazioni di scrittori di tendenza religiosa o, comunque, conservatrice, Fautore considera la reazione come una difesa di ordine popolare contro nobiltà e borghesia rivoluzionarie ed intellettualiste: in un paese come l'Italia, ove la situazione economica ... era migliore di quella di altri paesi (ibidem, p. 19), la rivoluzione è vista come movimento antipopolare, favorevole solo alle classi più agiate, mentre l'ancien regime viene ad avere come scopo primario, accanto alla difesa della religione, la tutela sociale delle plebi. Il dramma del popolo vien fatto passare, cosi, per epopea religiosa, ed il cieco attaccamento al fatalismo per saggezza inconscia.
Piuttosto che una analisi critica della reazione, lo scritto di Leoni sembra una espres­sione della stessa mentalità reazionaria. In esso le condizioni storiche che determinano il comportamento popolare non sono prese in considerazione; fatti isolati, nei quali la sobilla-zione ecclesiastica si mescola al desiderio dei saccheggi, al brigantaggio, vengono valutati come espressione del profondo sentimento che il popolo ha della tradizione politico-religiosa. Tuttavia, è interessante notare che questa tradizione non viene mai spiegata nei suoi risvolti politici: una simile trattazione disturberebbe l'assunto spiritualistico-reazionar io secondo il quale ove c'è il rispetto della religione, vi è necessariamente ordine e giustizia sociale. Cosi, l'interpretazione di Leoni vuole ridurre un complesso di fatti storico-politici ad una causa di natura prettamente religiosa, risolvendo in questa sfera la problematica della rea­zione. Ma la riduzione del relativismo storico-sociale all'assolutismo religioso non può spie­gare che la svolta in senso <c controrivoluzionario della religione cattolica è strettamente connessa agli avvenimenti rivoluzionari. La Chiesa ha visto nella rivoluzione un moto tra­volgente della storia ed ha tentato di opporvi l'ordine proprio della religione cattolica. Tuttavia, questa idea romantico-reazionaria, che può pure accettare da certo storicismo del­l'epoca lo sguardo retrospettivo alla tradizione, costituisce appunto un mero ideale che si rafforza e si evidenzia politicamente solo nel contrasto con gli avvenimenti rivoluzionari. Se si vuole legare come sembra presupporre Leoni tutto il movimento cattolico del primo Ottocento a siffatti valori, si confonde il significato storico-politico del sanfedismo con quello più generale rappresentato nello stesso tempo dalla religione cattolica e rimane diffi­cile valutare l'evoluzione liberal-moderata della società cattolica italiana negli anni che precedono il '48. Una considerazione storico-sociale del sanfedismo avrebbe potuto evitare invece questo scoglio. La società cattolica italiana non ha rinunciato, infatti, nello stesso '800 ad interpretazioni politiche contingenti della verità cristiana. La partecipazione dei cattolici liberali al processo di unità nazionale rimane inspiegabile se si pensa come Leoni che solo l'ideologia reazionaria esprime i valori della religione. Ma, l'autore non si pone questi problemi di interpretazione. Egli lascia cadere l'esposizione del movimento reazionario proprio negli anni in cui la presenza del cattolicesimo liberale gli porrebbe que­stioni insolubili e tuttavia assai importanti per lo sviluppo della stessa società italiana del '900.
Valutando la reazione solo come controrivoluzione determinata da avvenimenti che offendono il lealismo monarchico ed il sentimento religioso, e non, più in generale, come movimento in rivolta contro il progresso politico e scientifico della civiltà illumini-stica, Leoni è indotto a trascurare il vero significato storico dei pensatori reazionari. Figure che rientrano in un tipo di cultura ostile al progresso della società moderna, rimangono così compresse nel grigiore del loro ambiente; di esse si percepiscono le azioni immediate, non la risonanza che pur ebbero in un ambito storico-politico complesso. Autori come de Maistre o Lamennais (ibidem, pp. 255 sgg. e 106 sgg.), che contribuiscono a. creare un clima cultu­rale sembrano non differenziarsi da figure come Monaldo Leopardi (ibidem, pp. 214 sgg.) che sono più espressioni ritardate che artefici- di quel clima.
La svalutazione di ogni idea che esuli dallo schema ortodosso proprio della conserva­zione teologico-politica rende difficile la comprensione di autori inquieti, quali Lamennais, che, elogiato per i suoi scritti ultramontani, viene considerato, per la sua evoluzione demo­cratica e una figura sbiadita, che appartiene alla storia degli errori umani (ibidem, p. 112) e non alla storia politica dell* '800. E, la visione della reazione come mondo ideale, nel